Veduta dell'allestimento “K-NOW, Korean Video Art Today” MASI Lugano, Svizzera. Foto credit MASI Lugano, fotografo Luca Meneghel copyright 2026, ProLitteris, Zurich. Jane Jin Kaisen
Ha inaugurato al Museo d’arte della Svizzera Italiana K-NOW! Korean Video Art Today, mostra che apre la stagione 2026. Visitabile fino al 19 luglio 2026, propone uno sguardo sulla scena artistica contemporanea della Corea del Sud attraverso il linguaggio della videoarte; a cura di Francesca Benini e Je Yun Moon, il progetto espositivo intende mettere in luce una delle produzioni artistiche più dinamiche a livello internazionale. I protagonisti sono Chan-kyong Park, Jane Jin Kaisen, Ayoung Kim, 업체eobchae, Sungsil Ryu, Heecheon Kim, Onejoon Che e Sojung Jun, otto artisti di nuova generazione cresciuti in un clima di rapide trasformazioni sociopolitiche. La Corea del Sud in soli sessant’anni ha avuto un rapidissimo cambiamento, passando da paese dilaniato dalla guerra a potenza mondiale; la convergenza tra tecnologia e cultura, infatti, ha favorito una diffusione di vari fenomeni a livello internazionale.
Il video, mezzo espressivo strettamente legato al contesto storico, politico ed economico del paese, è il medium sulla quale l’esposizione ha scelto di concentrarsi: non per tracciare una storia dell’arte strettamente legata al territorio coreano, ma piuttosto aprire prospettive di dialoghi interconnessi e messaggi universali. Affermano le curatrici che «Il confronto con la scena della videoarte in Corea oggi può stimolare una riflessione sulle geografie del contemporaneo. In un momento in cui molti Paesi tendono a chiudersi, queste opere video ricordano come “vedere” non sia un atto neutro: può implicare un cambiamento di prospettiva, un allargamento dello sguardo, la possibilità di intrecciare la nostra esperienza con quella degli altri».
Le opere affrontano alcune delle questioni fondamentali che contraddistinguono il contemporaneo quali la storia, migrazione, memoria, tradizione, frenesia legata al mondo del lavoro; il confronto con la scena della videoarte in Corea può stimolare un pensiero critico assolutamente trasversale, toccando tematiche a-geografiche e diffuse.
L’esposizione si sviluppa in un percorso ritmato ed intimo, dove lo spettatore diventa parte integrante della percezione multisensoriale delle opere esposte. Si apre con Citizen’s Forest (2016) di Chan-kyong Park, video installazione multicanale a formato panoramico che rivela le stratificazioni della tradizione tra richiami iconografici allo sciamanesimo e commemorazione di fatti tragici accaduti in suolo coreano. Si continua con Delivery Dancer’s Sphere (2022) di Ayoung Kim nel quale viene raccontata la storia di una giovane corriere che – costretta a sfrecciare con la motocicletta tra le strade di una Seoul distopica per portare a termine il suo lavoro saltuario – affronta scenari riluttanti legati a modelli della gig economy, sistema basato su lavori temporanei sempre più veloci e performanti.
Anche il collettivo 업체eobchae con ROLA ROLLS (2024) osserva i modelli economici e tecnologici dominanti, restituendo un’opera che propone scenari distopici in cui l’uomo tenta di evolversi in essere ibrido autosufficiente tramite protesi tecnologiche impiantate nel corpo. Sungsil Ryu con <BJ Cherry Jang 2018.9> (2018) offre una visione di critica sociale raccontata tramite il personaggio di una streamer virtuale sommersa da stimoli visivi, Heecheon Kim in Ghost1990 (2021) trasporta il pubblico – grazie all’utilizzo di un visore VR – nel punto di vista di un’atleta infortunato ossessionato dalla performance fisica, Onejoon Che con Made in Korea (2021) affronta il tema dell’emigrazione africana in Corea tramite l’utilizzo dei linguaggi del videoclip musicale, Sojung Jun in Green Screen (2021) – video girato lungo la Zona Demilitarizzata tra le due Coree – invita a ripensare al concetto di confine.
Le opere esposte diventano dei modulatori di punti di vista, proiettando lo spettatore direttamente all’interno di pensieri critici radicati nel contemporaneo; dai formati panoramici al VR, dal sonoro fino all’utilizzo della computer grafica da videogames, il formato video diventa un medium con la quale indagare il mondo, le criticità, i processi sociali globali. Seguendo le tre tematiche curatoriali di memoria storica, immaginari tecnologici e schermo come palcoscenico performativo, la mostra K-NOW! Korean Video Art Today evidenzia come il linguaggio video si configuri come un ecosistema aperto, capace di trascendere il dato puramente tecnico. Attraverso una dialettica tra analogico e digitale, materiale e immateriale, visioni intime o installazioni monumentali, gli artisti esplorano le infinite declinazioni del multimediale. Attingendo anche all’invisibile e all’intuito, le opere creano ambienti immersivi che proiettano lo spettatore in dimensioni esistenziali dense di interrogativi: sospesi tra critica politica, scenari grotteschi e recupero di memorie storiche, ci si domanda infine dove sia – o se esista – il confine tra la quotidianità e le immagini che scorrono sugli schermi.
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