Sabine Schlatter, Untitled, 2023, 187 x 156 cm, oil on canvas. Photo Amedeo Benestante, C.sy the Artist and Galleria Fonti
Alla Galleria Fonti di Napoli sarà visitabile fino al 14 settembre la prima mostra personale di Sabine Schlatter, a cura di Raphael Gygax. Nata e residente a Zurigo, l’artista inizia come performer (anche di danza) ed espone negli anni in varie gallerie a Zurigo e a Manifesta, ad Amsterdam, nel 2016.
La sua arte è sempre stata fortemente influenzata da una profonda riflessione sulla collettività e sul sociale: «Le sue performance possono essere descritte come espressioni visive di “cartografie sociali”, dove le condizioni individuali sono tracciate e traslate in modelli collettivi», afferma Raphael Gyax. La mostra Gate raccoglie una quindicina di pitture realizzate negli ultimi due anni, che sono stati per l’artista un momento di passaggio e transizione verso l’astrattismo.
Il mondo naturale è grande e costante fonte di ispirazione; lo si ritrova nelle pennellate libere e stratificate come fiori e arbusti, e nella sovrapposizione accesa dei colori. È il mondo prediletto per sperimentare l’astrazione delle forme organiche. Einwalden, ritirarsi nella foresta o diventare parte di essa. Questo concetto, intraducibile nella sua forza evocativa, può fare da guida all’interno della mostra.
Le opere sono esposte in due stanze comunicanti, e due grandi tele fanno da anello di connessione tra le due sezioni della mostra: la prima, dai colori vivaci e accesi, ricorda il dolce e caldo fiorire di un giardino. La seconda, più selvaggia e incontaminata, rimanda ai bui anfratti di una foresta, da cui sbocciano inaspettati lussuriosi petali.
Due mondi simili, liminali, dolcemente separati da una flebile zona di confine, così nella mostra come nella realtà. «Non ho un fiore o una pianta preferiti: è l’insieme della natura ad affascinarmi» afferma l’artista.
Le tele sono volutamente non incorniciate, vengono lasciate libere di espandersi e di dialogare con l’ambiente circostante, di trascendere i confini a cui di solito sono costrette. Testamento di come le sue opere incarnino «Una mutua interazione tra controllo e spontaneità, interiorità e ambiente» (Raphael Gygax). Niente di più spontaneo di una tela senza telaio, niente di più controllato della loro disposizione nello spazio.
Il processo stesso di creazione delle opere è espressione del suo approccio poetico, in cui il movimento diventa protagonista. Le opre sono «Campi attivi di trasformazione: attraversamenti, dissoluzioni e accumuli». Nascono da un’intuizione, ma che vengono maneggiate e plasmate nel corso di mesi, nella continua ricerca del giusto bilanciamento tra spontaneità e precisione.
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