Cosmo Kandinsky. L'astrazione geometrica nel XX secolo, veduta della mostra, Museum Barberini, Berlino, 2025, ph. Francesca Magnani
A 25 chilometri da Berlino, sta un museo dal nome italiano. Il suo fondatore, Hasso Plattner, vi espone, ai piani superiori, la sua collezione permanente di quadri impressionisti e post-impressionisti, la più grande in Europa dopo Parigi. Di questo museo poco conosciuto, exibart ha parlato sia nel 2017, quando aprì, che più di recente, quando gli attivisti di Ultima Generazione hanno tirato del kartoffelbrei – del purè – addosso a un quadro di Monet. In questi giorni e fino al 18 maggio, il museo ospita una mostra da vedere, intitolata Cosmo Kandinsky. L’astrazione geometrica nel XX secolo.
La mostra, da non confondersi con quella dal titolo curiosamente simile al Kupferstichkabinett di Berlino – Il cosmo del cavaliere blu. Da Kandinsky a Campendonk – presenta 125 opere di oltre 70 artisti, tra cui Josef Albers, Sonia Delaunay, Barbara Hepworth, Wassily Kandinsky, El Lissitzky, Agnes Martin, Piet Mondrian, Bridget Riley, Frank Stella e Victor Vasarely.
Tra le oltre 30 istituzioni internazionali da cui provengono le opere in prestito, figurano la Courtauld Gallery di Londra, la Fondation Beyeler di Riehen/Basel, il Louisiana Museum of Modern Art di Humlebæek, la Fondation Gandur pour l’Art di Ginevra e la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, il Whitney Museum, il Solomon Guggenheim Museum di New York e la National Gallery of Art di Washington.
La curatrice Sterre Barentsen ne parla così: «Il titolo Kosmos Kandinsky descrive molto bene il nostro concetto: in primo luogo, si riferisce all’ambiente artistico incredibilmente vario di Kandinsky, che ha influenzato in modo così significativo il corso della sua vita. Dopo la sua morte nel 1944, furono gli esuli europei a portare le idee di Kandinsky negli Stati Uniti, dove nacquero l’Hard Edge e l’Optical Art. Ciò che accomuna questi movimenti è l’esplorazione della rappresentabilità dello spazio attraverso i mezzi pittorici. Gli artisti erano affascinati dalle scoperte scientifiche e tecnologiche del loro tempo e volevano esprimere nella loro arte nuove esperienze dello spazio e del tempo. Anche Kandinsky fu un pioniere in questo senso».
La mostra, dunque, abbraccia sei decenni e mostra come l’astrazione geometrica in tutte le sue varietà abbia ripetutamente trovato nuove espressioni in Europa e negli Stati Uniti. All’inizio del XX secolo si verificò, infatti, un profondo cambiamento nella pittura. Non interessava più rappresentare il visibile ma creare un nuovo linguaggio visivo universale intorno al gioco di colori, linee e forme. In un’ottica radicalmente moderna, in Europa e negli Stati Uniti nacquero diversi movimenti che esplorarono i confini della pittura come astrazione geometrica: dal Suprematismo e dal Costruttivismo al Bauhaus e all’astrazione britannica del dopoguerra, fino all’Hard Edge e all’Optical Art.
Ispirati dalle tecnologie e dalle teorie avanzate del loro tempo, compresi i concetti di quarta dimensione e di continuum spazio-temporale, gli artisti hanno ampliato la loro comprensione dello spazio e del tempo. Utilizzando immagini di forme geometriche che fluttuano in uno spazio indefinito, hanno cercato di rappresentare temi cosmici e livelli spirituali superiori.
La figura centrale di questo movimento artistico fu Wassily Kandinsky, che ne gettò le basi teoriche con la sua opera Punto linea superficie.
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