Diego Esposito Cattedrale LVX ILLVMINAT LVCEM, 2023-24, maiolica e oro, 35 x 38 x 4 cm. Ph. Bruno Bani
Il concetto di mostra diffusa, distinto da quello di âmuseo a cielo apertoâ di cui lâItalia è ricca, basti pensare a Roma, Pompei o Ercolano, si sposa con lâattuale tendenza a rendere lâarte parte integrante di un complesso urbano, prevedendo una moltitudine di percorsi e non la focalizzazione delle opere in un unico spazio. Il museo tradizionalmente inteso dialoga cosĂŹ con il territorio consentendo alle opere di âuscireâ dalle sale e legarsi allâambiente, alla natura, ai luoghi cittadini, favorendo maggiore fruibilitĂ , coinvolgimento, interazione.
Ă quello che accade a Teramo con il progetto LVX ILLVMINAT LVCEM a cura di Marco Meneguzzo e Aldo Iori. Lâartista Diego Esposito, ÂŤspirito libero e fuori dal sistemaÂť, come lui stesso ama definirsi, sceglie di tornare nella cittĂ della sua giovinezza per ritrovare il proprio sĂŠ nella geografia territoriale. Vissuto tra Milano, il Veneto e lunghi soggiorni allâestero, amante della luce veneziana, della mitologia greca e della cultura giapponese, lâartista individua per lâesposizione cinque luoghi simbolici da un punto di vista naturale, sacrale e civile dove portare la sua luce e illuminare di significato la presenza/assenza dellâopera. Ă proprio su questo tema che si gioca per Esposito la partita dellâarte che non coincide mai con la materialitĂ , piuttosto con la memoria consegnata allâistante e allâesistenza, in unâoperazione quasi di smaterializzazione dellâoggetto verso un concettualismo duchampiano. Lâopera è effettivamente impercettibile pur conciliandosi con la stratificazione della storia e del tempo. Ma di quale momento parliamo? La sua è una ricerca costante delle radici della nostra civiltĂ , una maniera di renderle oggi presenti con uno sguardo universale tra antico e contemporaneo. Tempo del passato, dunque, e del presente in cui lâartista vive e opera.
LVX ILLVMINAT LVCEM è una mostra diffusa che propone la sistemazione di lavori degli ultimi venticinque anni circa e di nuove composizioni site specific, distribuita in punti strategici del centro storico con grande cura per la collocazione delle opere cosĂŹ come per i colori, i materiali, la forma, in relazione tra loro e con lo spettatore, elementi ricorrenti nella sua poetica fin dagli anni Settanta. Lâidea della mostra nasce da una scultura ceramica pensata per la Cattedrale di Santa Maria Assunta. Trae ispirazione da una lastra lapidea della facciata, trasmutata in oro, con la scritta che dĂ il nome allâintera esposizione. Splendidamente collocata in una cappella del Duomo, è in dialogo con il Polittico Tardo gotico del veneziano Jacobello del Fiore del 1439, restituito alla cittadinanza lo scorso anno a seguito di restauro, nellâaccostamento di oro e luce, testimonianza tra lâaltro del legame con la cultura orientale, passato e presente, sacralitĂ e civiltĂ . Lâoro in foglia è utilizzato nelle icone bizantine fino a opere di artisti contemporanei come Gustav Klimt, associato allâeternitĂ e alla sacralitĂ . Spesso impiegato anche da Esposito, conosciuto e amato nei mosaici veneziani e nelle decorazioni degli edifici, viene duplicato in mosaici pavimentali come nel Dittico del 2024 Lâarte è sempre contemporanea collocato in Pinacoteca Civica. Si tratta della riproduzione, rivisitata in un disegno geometrico astratto a lui caro, di una parte di mosaico pavimentale di epoca romana, recentemente rinvenuto in una via del centro storico.
E se la Pinacoteca è un luogo di memoria civile e di conservazione del patrimonio cittadino, la Biblioteca è custode del racconto e della tradizione del territorio. Ecco emergere allora nella Biblioteca regionale âMelchiorre Delficoâ taccuini di viaggio, quaderni di appunti e acquerelli, che lâartista definisce ÂŤCieli chiari, dove, alla luce del giorno, brillano alcune stelleÂť.
Tra testimonianze di civiltĂ e attualitĂ il lavoro di Esposito approda allâ Arca â Laboratorio per le Arti Contemporanee -, dove troviamo alcune opere, anche inedite per lâItalia, molte monocolore, vicine al minimalismo, che trattengono la luce e la estendono nelle stanze del Palazzo novecentesco di Largo San Matteo, sposandosi perfettamente negli spazi in cui il colore si fa sostanza e forma. Grande esempio di spazialità è Cosmogonia del 2023, realizzata con sedici elementi monocromi, vicina a unâesperienza musicale data dai riflessi della luce sulle superfici. La questione spaziale è stata sempre presente nellâartista, pensiamo alle installazioni degli anni Novanta per lâUniversitĂ di Teramo, per la FacoltĂ di Giurisprudenza, per la Villa Comunale. Ă proprio qui che si concluderĂ il percorso, con la collocazione di unâopera scultorea dalla forma razionale Mappa celeste del 2024 con carattere permanente.
Diego Esposito è uno scultore di grande sensibilitĂ pittorica, che tocca lâinterioritĂ , vale a dire il pensiero, e lâesterioritĂ , ciò che è visibile, in unâazione spesso enigmatica e misteriosa, in grado di creare però unâarte relazionale e collettiva grazie non solo ai numerosi viaggi compiuti, ma anche allâascolto e al rispetto accordato alla natura, al lavoro, alle persone, in cinquantâanni di attivitĂ . La sua è unâarte fatta di pause, sguardi, ascolto e riflessione, lo percepiamo anche osservandolo e ascoltandolo parlare. ÂŤConcepire unâopera â afferma â è un viaggio, e le mie opere si dispongono nello spazio. Molte evocano il cielo, ma anche i suoni. Lo spazio per me è uno spartito cosparso di suoni. Viaggiare è un modo di ascoltare e anche di incontrare persone che condividono questo ascoltoÂť.
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