Categorie: Mostre

Diego Perrone, la soglia del visibile in un bicchiere d’acqua: la mostra da Di Marino a Napoli

di - 9 Aprile 2026

Un bicchiere d’acqua su un tavolo, la scena è minimale ma densa di aspettativa, le linee si intersecano scandite da una nitida essenzialità. Forse la luce è tagliata da un angolo e allora risalterebbe il gioco di ombre che avanza dal bicchiere. Oppure c’è il sole di mezzogiorno, che proietta nel liquido un caleidoscopio danzante. Può essere all’aperto, in una piazza affollata e polverosa e carica di rumori vorticanti intorno al bicchiere come un carosello, oppure nel salone di una villa rustica, finissime particelle di pulviscolo in sospensione nell’aria chiusa da lungo tempo. O ancora, in una camera dal soffitto alto di un appartamento nel centro storico di una città. In ogni caso, ci si perde facilmente in un bicchiere d’acqua.

Diego Perrone, He sees double, speaks one, 2026, stampa fotografica su alluminio e cornice in vetro d’artista, 90 x 70 x 3 cm

Per Henry Miller in fuga da Parigi verso la Grecia, all’alba della Seconda Guerra Mondiale, era un’epifania: «Lungo i vialetti polverosi c’erano tavolini disposti distrattamente. Vi sedevano tranquille coppiette che parlavano a bassa voce nell’oscurità sorseggiando bicchieri d’acqua. Dappertutto vedevo il bicchiere d’acqua», si legge nel Colosso di Marussi. Per lo scrittore statunitense, la trasparente presenza di quella forma, così diffusa tra le strade greche, rifletteva l’aura di un sacro silenzioso, latente e corroborante, passando ininterrottamente da una mano all’altra, tra l’uno e l’altro sguardo. Si potrebbe comporre una storia letteraria del bicchiere d’acqua come elemento magnetico della narrazione, una sorta di controparte – più pacifica, a tratti meditativa – della pistola di Cechov, oggetto chiave che promette una svolta o un approfondimento.

Per la sua prima mostra alla Galleria Umberto Di Marino di Napoli, visitabile fino al 2 maggio 2026, Diego Perrone parte da un’altra citazione in tema di disvelamenti o apparizioni, Theres a certain Slant of light, di Emily Dickinson: «C’è una certa inclinazione di luce, / nei pomeriggi invernali, / che opprime, come il peso / delle melodie della cattedrale». Le opere presentate in questa occasione dall’artista astigiano, classe 1970, partono dalla liquida impressione della luce che passa attraverso un vetro, che sia quello di una svettante architettura gotica oppure, più comodamente, cioè a misura d’uomo più che di divinità, quello di un bicchiere d’acqua.

Diego Perrone, There’s a certain Slant of light, veduta della mostra, Galleria Umberto Di Marino, Napoli

Le fotografie, racchiuse in cornici di pasta di vetro, trattengono una natura irrigidita entro una soglia cristallina, mentre le caustiche di luce, concentrazioni di raggi luminosi che si riflettono o rifrangono su superfici curve, catturate nell’istante della loro apparizione, sembrano sospese in attesa della dissolvenza. A questi lavori si affiancano ampie pitture realizzate ad aerografo, carboncino e gessetti – inedite nella produzione di Perrone –, in cui campi d’ombra su fondo bianco delimitano la luce senza mai afferrarla del tutto, affiorando piuttosto come una presenza incerta, frastagliata. Il soggetto è sempre il bicchiere d’acqua su un tavolo, scomposto, frammentato e a sua volta frammentante, una lente attraverso cui diramare diverse porzioni e percezioni di spazio.

Diego Perrone, There’s a certain Slant of light, veduta della mostra, Galleria Umberto Di Marino, Napoli

Spesso, nella sua ricerca, Perrone ha lavorato su questi minimi scarti del quotidiano, su slittamenti quasi impercettibili che aprono a una dimensione potenzialmente inattesa. Già a partire dalle prime opere video della seconda metà degli anni Novanta – alcune attualmente visibili sempre a Napoli, per un’altra mostra negli spazi della Fondazione Morra Greco – l’ordinario svela l’incrinatura preziosa, lasciando affiorare una tensione latente, una possibilità di deviazione da cogliere e in cui smarrirsi. Nei lavori scultorei, questa inclinazione si traduce in una più evidente propensione per l’eccentrico, dove accostamenti e sovrascritture materiche rendono ancora più manifesta la frattura, la discontinuità.

Diego Perrone, There’s a certain Slant of light, veduta della mostra, Galleria Umberto Di Marino, Napoli
Diego Perrone, There’s a certain Slant of light, veduta della mostra, Galleria Umberto Di Marino, Napoli

Sulla superficie critica delle pitture, ambito che Perrone ha approfondito più recentemente e in particolare in occasione della sua permanenza napoletana, questo doppio registro sembra trovare una forma di equilibrio. L’immagine conserva una qualità scultorea, aggettante, proseguendo nella ricca tradizione concettuale della natura morta, che dispone l’oggetto in un momento ambiguo, immobile ma potenzialmente in caduta, stabile e sull’orlo di un rivolgimento, narrativo per lo stesso motivo che sembra negare ogni narrazione.

Diego Perrone, There’s a certain Slant of light, veduta della mostra, Galleria Umberto Di Marino, Napoli

E così, la forza di marea del bicchiere d’acqua attira lo sguardo. Avvicinandosi o prendendone le distanze, la visione si deforma, si dilata, si frantuma senza risolversi in un’immagine definitiva. Sospendendo il rapporto causale con la realtà, permane piuttosto una vibrazione, una presenza instabile che eccede il campo visivo e suggerisce una provenienza di là dal margine o dalla cornice, come se ciò che si osserva stesse scivolando già altrove.

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