Veduta della mostra, courtesy Fondazione MACC
O miseri uomini, perché l’armi impugnate, e gli uni agli altri morte infliggete? Attraverso l’arte una riflessione su una domanda senza risposta. NO, NO e NO ad ogni guerra l’unica soluzione possibile.
Mentre ancora tuona il cannone un canto contro ogni conflitto si alza: una mostra collettiva porta la voce di undici artiste e artisti contro la guerra, contro violenza e potere al MACC di Calasetta, fino al 25 settembre.
Undici messaggi di impegno verso la comunità e verso il vivere insieme e la cosa pubblica sono quelli esposti, provenienti da grandi nomi dell’arte, dalla Collezione Alpegiani di Torino e in collaborazione con la Prometeo Gallery Ida Pisani. Filippo Berta, Zehra Doğan, Eva Fischer, Regina José Galindo, Kaszàs Tamàs, Edson Luli, Maria Lai, Tonel, Carol Rama, Rosanna Rossi, Santiago Sierra si schierano contro i soprusi del potere, contro la coercizione e dunque contro le guerre. Un discorso che passa attraverso la violenza del mondo contemporaneo, i totalitarismi, il colonialismo e la civilizzazione. Percorso storico intrecciato a domande ed esperienze e che ha portato l’arte a confrontarsi con il presente e sviluppare riflessioni comuni “auspicando un senso critico che travalichi i confini”, scrive il curatore Efisio Carbone.
NO, Global tour, scultura di Santiago Sierra apre l’esposizione abbinata al lavoro successivo Burial of Ten Workers, narrazione fotografica su lavoro, sfruttamento e discriminazione. A lavoro e vita si ricollega l’installazione Life-Death di Edson Luli, cumulo ed immagine concettuale dell’energia, tra carbone e neon di luce. A parlare di energia ed economia insieme a lavoro e sfruttamento Tonel, artista ed intellettuale cubano, con un gioco di connessioni oggettuali intorno alla figura di Antonio Gramsci, gigante del pensiero del novecento. Del secolo di violenza parla la pittura di Eva Fischer, che ritrae, tramite i loro beni più semplici, le vittime del genocidio, da cui giunge la domanda: “Come può l’uomo uccidere un suo fratello? Quando sarà che l’uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare?”.
In un dialogo faccia a faccia si trovano le due artiste Rosanna Rossi e Regina José Galindo. Artista sarda partecipe dei drammi della seconda guerra, Rosanna Rossi condensa nelle opere, tra oggetto e significato, i conflitti moderni, segnate da tensioni nazionalistiche e ideologiche, status e confini contesi, crimini efferati, odii e scontri etnici. Regina José Galindo, artista, poetessa e attivista guatemalteca, indaga, tra performance e video, le diseguaglianze della società, iniquità, prevaricazione della civiltà contemporanea tra discriminazioni di sesso, di razza e le altre forme di abusi di potere.
Il destino e la violenza intrinseca della condizione umana è al centro delle Parche di Carol Rama, che tra i fili quasi astratti delle dee silenziose traccia un racconto di potenti e incomprese divinità. Pronte alla lotta sono le protagoniste della pittura di Zehra Doğan, artista nata in Turchia ma “nomade” del mondo, reporter e attivista dissidente, schierata contro suprusi ingiustizie in difesa di libertà e diritti. Dallo scontro sociale al conflitto tra uomo e natura passa il lavoro di Filippo Berta, che con i suoi video osserva individui, popoli e la complessità del mondo.
Semplice ed essenziale ma carico di significati è il lavoro di Kaszàs Tamàs, concettuale scultore ungherese, che nell’ecosistema e nel vivere umano ricerca spunti e soluzioni. Alla natura e, ancora una volta, a Gramsci guarda con Rose, sinonimo dei pensieri carichi di linfa vitale del filosofo sardo, l’artista Maria Lai che, tra i fiori, appunta con l’inchiostro, come poesie, le frasi dell’uomo di Ales, ancora vivissime.
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