Categorie: Mostre

DOX Praga: la mostra personale di Alexander Tinei sospende il tempo

di - 4 Gennaio 2023

DOX è la più grossa istituzione indipendente di arte contemporanea in Repubblica Ceca. Inaugurata nel 2008, si estende per più di 6mila metri quadrati al posto di un’ex fabbrica nel quartiere di Praga 7. DOX è più di una galleria, è uno spazio multifunzionale, architettonicamente all’avanguardia, in cui le nuove frontiere dell’arte visiva, performativa, della letteratura e della musica incontrano il pubblico.

Una delle sezioni più prestigiose è quella dedicata alle mostre temporanee, la cui curatela è affidata ad Otto Urban (1967), nome tra i più noti per l’arte contemporanea in ambito praghese. Fino a marzo 2023 le pareti di queste sale di DOX saranno occupate dalle tele di Alexander Tinei (1967), artista moldavo con base a Budapest, particolarmente attivo e riconosciuto anche oltreoceano negli ultimi due decenni.  “Funny Games” è il titolo della mostra, ma il divertimento non è sicuramente la sensazione che rimbomba tra le sale di DOX. Al contrario, le opere di Tinei sprigionano senso di perdizione, alienazione e atemporalità. Otto Urban ha scelto questo titolo antifrastico e inatteso per disorientare i visitatori, creando un contrasto tra le aspettative e la realtà dei dipinti.

Exhibition View

Nella prima sala un piccolo quadro raffigura una mano sporca di vernice blu (Dirty Hand, 2009) e sembra essere la matrice della mostra, l’inizio del racconto di Alexander Tinei. Tutti i corpi che dipinge, infatti, sono attraversati da tracce blu su braccia, gambe e viso. Potrebbero sembrare vene o segni tribali, ma come suggerisce Tinei stesso sono indicatori di emozioni, simboli fisici di un dolore latente.

Alexander Tinei, Dirty Hands, 2009, olio su tela

In generale, la figura umana è al centro di ogni dipinto, ma se nelle prime tre sale i soggetti sono ben definiti e si stagliano su uno sfondo scuro e omogeneo, nelle ultime la superficie pittorica si crepa, lasciando intravedere il disegno sottostante e suggerendo così una “sensazione di incompiuto”.

Non sono figure statuarie, anzi, sono fragili e vulnerabili a tal punto che lo sfondo lacerato e il soggetto centrale si fondono, non lasciando intendere quale tra i due sovrasti l’altro. Alexander Tinei utilizza il nastro adesivo e crea linee che ricordano radici, andando a costruire un vero e proprio panorama astratto dietro ai soggetti. Negli ultimi dipinti, che sono anche i più recenti, i colori si fanno più accesi e gli sfondi crettati creano nuove forme e profondità. La tavolozza di Tinei crea una sensazione di irrisolto che accompagna per tutta la mostra, tanto da non permettere ai visitatori di distinguere se il dolore espresso sia privato o collettivo.

Alexander Tinei, Birds, 2012, olio su tela

Tinei non cita direttamente altri artisti, eppure è possibile trovare nei suoi lavori eco provenienti da Marlene Dumas o Claire Tabouret per l’approccio esistenzialista ai ritratti e per le tonalità fredde che usa. Tratta il dolore in maniera elegante e delicata, i soggetti ritratti si fanno testimoni viventi di una sofferenza muta e desiderano essere contemplati, possibilmente in silenzio. La mostra di Alexander Tinei da DOX, con il suo allestimento spoglio, è un ottimo momento per incontrare questi sguardi silenziosi e, se disposti all’ascolto, farsi coinvolgere da questi.

Come l’artista stesso afferma in un’intervista: «I don’t want to say nothing monumental», eppure, ciò che comunica con le sue pennellate sono parole sofferenti, universali ed eterne e in fin dei conti monumentali, come il dolore stesso.

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