Lello Lopez, dal progetto The Factory, 2010, acrilico su cianografia
Immersi nella caotica zona della Pignasecca, crocevia di anime, cultura popolare e area di mercato di spicco, tra le più popolari della città di Napoli, si innalza un prezioso presidio d’arte e cultura: la Shazar Gallery, che già da questo fine settembre ha presentato il progetto Evocations – A Nomadic Exhibition Project, curato dal noto storico e critico d’arte ungherese Lorand Hegyi. Un progetto di mostra itinerante decisamente singolare, al quale partecipano diverse realtà internazionali e che vede in Shazar l’unica tappa del Sud Italia. La mostra è dunque frutto di un intenso programma di collaborazione con altre nove istituzioni internazionali, tra cui: Faur Zsófi Galéria (Budapest), Galerie Petra Seiser (Attersee / Wien), Otto Gallery (Bologna), Galerie Brugier-Rigail (Parigi), Hopstreet Gallery (Bruxelles), Villa Tornaforte (Cuneo), Chelouche Gallery (Tel Aviv), DOX Centre for Contemporary Art (Praga), Museum of Contemporary Art (Belgrado) e Galerie Sommer (Graz).
Il programma, definito a Cuneo nell’ambito delle attività Aragno Humanities Forum, mira a contribuire al dibattito internazionale sull’arte contemporanea e non solo. In questo modo rafforza, condivide e mette in relazione dirette, oltre 30 artisti, gallerie, fondazioni, musei e istituzioni culturali di diversi Paesi europei, extraeuropei e del bacino Mediterraneo, nel corso del biennio 2023 / 2024, attraverso uno sforzo unico e coordinato.
In questa tappa, nello specifico, 11 artisti internazionali che trasportano i fruitori nei loro universi immaginifici, con un grande linguaggio in comune: quello del disegno e della pittura contemporanea. Una narrazione principalmente figurativa, libera e dall’immensa qualità pittorica, che svela tutta la sua singolarità attraverso piccole composizioni dall’elevata cifra tecnica e stilistica e che spazia dalle opere di Lello Lopez sul tema del lavoro e dell’identità produttiva, fino a quelle di Fabien Verschaere o Gianni Dessì dove il singolo segno diventa trait d’union tra figurativo e informale. Il tema del segno/immagine è chiaramente visibile anche nei volti di Ugo Giletta, che lavora proprio tra figurazione e astrazione.
E poi ancora lavori su carta e in piccolo formato che evocano immediate visioni e illusioni, come nei piccoli oggetti d’uso quotidiano di Elzevir o come nella sensualità provocatoria di Ruth Barabash, che manifesta tutto il potenziale più nascosto del figurativo, dove il segno più semplice diventa armonico segno di emancipazione del corpo e di ribellione dell’animo umano.
Infine, come sottolineato anche dallo stesso curatore, tutte le opere sono il risultato di «Intense e appassionate discussioni tra artisti, galleristi, curatori, scrittori e appassionati d’arte. Lunghe riflessioni sui nostri giorni, post-pandemia e in mezzo alle attuali crisi legate alla guerra e alle sfide politiche, economiche e umanitarie, osservando eventi in tutto il mondo e condividendo sentimenti, dubbi, speranze, panico e ansia indotti da questi eventi».
Una mostra come questa come sempre più spesso accade, soprattutto nel nostro sistema sociale complesso e interconnesso, sottolinea come l’arte, con i suoi continui corsi e ricorsi storici, sia un linguaggio universale che attraversa confini e barriere culturali, unendo le persone in un dialogo senza parole.
Evocazioni rimarrà aperta fino al 31 ottobre 2023, dal martedì al sabato, dalle 14:30 alle 19:30, e su appuntamento.
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