Categorie: Mostre

Ferdinand Hodler e Filippo Franzoni. Un sodalizio artistico a Lugano

di - 12 Maggio 2025

Appuntamento espositivo da non perdere al MASI Lugano. Il museo ticinese ha inaugurato una interessante mostra su due simboli dell’arte elvetica a cavallo tra l’800 e il ‘900. Un ricercato dialogo pittorico tra Filippo Franzoni e Ferdinard Hodler, con dipinti provenienti da rinomate collezioni pubbliche e private svizzere. Un confronto tra un artista già fortemente riconosciuto a livello internazionale tra gli esponenti di spicco del simbolismo come Hodler e un altro, Franzoni, la cui pratica artistica al di fuori della Svizzera italiana non è ancora stata compresa e valorizzata appieno. Un dialogo ampio e innovativo, che evidenzia la relazione tra due poetiche dissimili e ricostruisce gli intrecci, anche di vita, tra due figure simbolo dell’arte svizzera. In mostra al MASI Lugano ottanta dipinti realizzati dai due pittori in un lasso di tempo di circa quarant’anni, tra il 1870 e il 1911, anno in cui Franzoni viene a mancare. Protagonista assoluto dell’esposizione ticinese è il paesaggio svizzero, che assurge a fonte di ispirazione e per la prima volta nella storia dell’arte si fa portatore di messaggi simbolici e si toglie di dosso quell’etichetta di “paesaggio da cartolina” per farsi simbolo di tematiche senza tempo quali la spiritualità, il rapporto tra tempo e spazio, tra uomo e natura.

Ferdinand Hodler – Filippo Franzoni. Un sodalizio artistico. Masi, Lugano, 2025

Questo avviene soprattutto grazie alle opere di Ferdinand Hodler che, spiega il direttore del Museo ticinese Tobia Bezzola: “Ferdinand Hodler ha rivoluzionato la rappresentazione del paesaggio svizzero, che considerava non solo come una riproduzione realistica e ricca di suggestioni, ma anche come portatrice di messaggi spirituali e simbolici. Le sue rappresentazioni stilizzate e di ampio formato, che si tratti di cime alpine o di vedute del lago di Ginevra, riducono all’essenziale forme e colori e trasformano il paesaggio in un simbolo universale del tempo, dello spazio e dell’eternità. In questa svolta verso la sublimazione simbolica del paesaggio Hodler è stato affiancato, tra i suoi contemporanei, soprattutto da un pittore ticinese: Filippo Franzoni”. Questo passaggio finale permette di comprendere l’associazione dei due artisti in mostra. Inoltre, per l’occasione della mostra sono stati selezionati paesaggi realizzati da Hodler che ritraggono luoghi cari a Franzoni, tra cui Locarno. Opere come ritratti, scorci e vedute, di matrice simbolista, evidenziano la separazione dei percorsi artistici intrapresi dai due artisti svizzeri nel prosieguo delle rispettive carriere.

Ferdinand Hodler – Filippo Franzoni. Un sodalizio artistico. Masi, Lugano, 2025

Il paesaggio svizzero, comunque, diviene per entrambi ispirazione per soluzioni formali innovative, con tendenze espressioniste che anticipano quelle che saranno poi le prime avanguardie di inizio secolo. Laghi, boschi e scorci acquatici catturati en plein air con luci mutevoli lo raccontano, con linguaggi visivi e compositivi – da parte di entrambi – sempre più distanti dalla tradizione accademica. Un po’ come accade in alcune opere impressioniste, gli scorci si fanno sempre più sfumati, i confini indistinti, le figure progressivamente sempre meno riconoscibili. “Una vibrante sublimazione”, un’evoluzione della forma che si riscontra soprattutto in opere come Il Lago Lemano visto da Chexbres di Hodler e il Delta della Maggia di Franzoni. Verso la fine del secolo, tutti e due gli artisti iniziano a prendere parte a esposizioni nazionali e internazionali, affermandosi come maestri del paesaggio mostrando al pubblico le particolarità linguistiche, territoriali e culturali di luoghi diversi della Svizzera (il Lago Lemano e le Alpi svizzere con Hodler, il Lago Maggiore e i dintorni di Locarno nel caso di Franzoni).

Ferdinand Hodler – Filippo Franzoni. Un sodalizio artistico. Masi, Lugano, 2025

«La missione dell’artista, se si può definirla una missione, è di esprimere l’elemento eterno della natura, la bellezza, di farne emergere la bellezza essenziale. Egli afferma la natura mettendo in evidenza le cose, affermando le forme del corpo umano. Ci mostra una natura ingrandita, semplificata, liberata da tutti i dettagli insignificanti» scriveva Ferdinand Hodler sulla propria arte. Franzoni muove i primi passi in un’atmosfera romantica, formandosi nella scena lombarda e in particolare presso l’Accademia di Brera. Tutte le particolarità relative alla formazione di due artisti apparentemente distanti ma con numerosi punti di contatti vengono evidenziate nel corso di un percorso espositivo che conduce, in senso cronologico, verso le fasi finali delle loro ricerche. Franzoni in particolare si concentrerà su opere più introspettive, attraverso un’indagine mitologica dalle tinte cupe per via di una malattia che condizionerà l’ultima fase della sua carriera artistica.

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