È saldamente ancorato su un promontorio roccioso, alla sinistra della Dora Baltea, ma il Forte di Bard si conferma come uno dei crocevia culturali più dinamici dell’area alpina, con una offerta espositiva variegata, dall’antico al contemporaneo, tra fotografia e grandi maestri: attualmente, il complesso, le cui fondamenta risalgono al VI secolo e che fu riedificato nel XIX secolo da Casa Savoia, ospita un articolato programma di mostre, mentre si prepara ad accogliere nuovi progetti nei prossimi mesi.
Fulcro della stagione invernale delle mostre al Forte di Bard è Fernando Botero. Tecnica monumentale, grande retrospettiva dedicata a Fernando Botero, promossa in collaborazione con 24 Ore Cultura e Fondazione Botero e curata da Cecilia Braschi, visitabile fino al 6 aprile 2026.
Con oltre cento opere tra dipinti, disegni e sculture, il percorso – articolato in sette sezioni tematiche – ripercorre più di 60 anni di carriera, dagli anni Quaranta alle ultime opere realizzate a Monaco tra il 2019 e il 2023. Al centro, la riflessione sulla complementarità delle tecniche: olio, acquerello, disegno e scultura diventano strumenti per esaltare il volume, cifra stilistica inconfondibile dell’artista colombiano.
Per la prima volta sono esposti schizzi preparatori accanto alle grandi tele finite, offrendo uno sguardo ravvicinato sul processo creativo. Opere come Autoritratto con Arcangelo, le diverse versioni di Leda e il cigno, Venere e Il ratto di Europa mostrano il dialogo serrato con la tradizione rinascimentale italiana, che Botero ha sempre rivendicato come matrice ideale. Il percorso è arricchito da un itinerario tattile inclusivo pensato per i visitatori con disabilità visiva.
Dal 14 gennaio, nella ex Cappella militare, ha preso avvio il progetto Capolavori al Forte, ideato per celebrare il ventennale dell’istituzione. Il primo protagonista, fino al 6 aprile 2026, è Caravaggio con il San Giovanni Battista, uno degli ultimi lavori del maestro, presentato in collaborazione con Galleria Borghese e MondoMostre. L’opera, carica di tensione emotiva e drammatica intensità luministica, restituisce la maturità estrema del Merisi e dialoga con l’architettura austera della cappella, inaugurando un ciclo che fino al 2028 porterà ogni anno un capolavoro dell’arte italiana al Forte.
Al Forte di Bard molto spazio anche per le mostre di fotografia. Prosegue fino all’8 marzo 2026 Magnum America. The United States, realizzata in collaborazione con Magnum Photos. La mostra, costruita in capitoli decennali dagli anni Quaranta a oggi, attinge all’archivio dell’agenzia per interrogare l’identità statunitense attraverso immagini iconiche e meno note.
Dallo sguardo di Robert Capa su Hollywood e il dopoguerra a quello di Henri Cartier-Bresson, fino ai contributi di Eve Arnold, Elliott Erwitt e Bruce Davidson, l’esposizione compone un mosaico visivo che attraversa diritti civili, conflitti, campagne presidenziali, cultura pop e traumi collettivi. Il risultato è un racconto critico e stratificato di un Paese in continua ridefinizione.
Fino al 3 maggio 2026, negli Alloggiamenti del Museo delle Alpi, è visitabile Una finestra sull’Artico, dedicata al lavoro del fotografo naturalista Stefano Unterthiner. 60 immagini, realizzate tra il 2018 e il 2025 alle Svalbard, raccontano fauna, stagioni e trasformazioni climatiche in una delle regioni più fragili del pianeta.
Accanto alle fotografie naturalistiche, 18 ritratti in bianco e nero degli abitanti di Longyearbyen e un focus sulle “warming stripes” ampliano la riflessione sul cambiamento climatico, intrecciando dimensione ambientale e umana.
Fino al 28 giugno 2026, inoltre, la strada interna che conduce alla sommità del Forte ospita le Stele dello scultore valdostano Donato Savin. 30 rocce montate su basi in ferro dialogano con le murature monumentali in un percorso en plein air che rilegge la tradizione lapidea alpina in chiave contemporanea.
Il calendario primaverile si preannuncia intenso. Dal 14 marzo al 19 luglio 2026 aprirà Nutrire il mondo. La sfida globale dell’alimentazione, in collaborazione con Agence France-Presse. Oltre 80 immagini indagheranno il paradosso di una situazione che vede, da un lato, l’esistenza di un pianeta in grado di produrre cibo per tutti e, dall’altro, la diffusione di fame, spreco e disuguaglianze, proseguendo il filone di mostre dedicate alle grandi questioni globali.
Dal 21 marzo al 12 luglio 2026 arriverà invece la 61ma edizione di Wildlife Photographer of the Year, il prestigioso concorso organizzato dal Natural History Museum di Londra. Oltre 60mila candidature da 113 Paesi hanno portato alla selezione di immagini che raccontano la potenza e la vulnerabilità del mondo naturale. Tra i premiati figurano anche autori italiani, a conferma della vitalità della fotografia naturalistica nazionale.
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