Francesco Zurlini, Senza titolo, tecnica mista su carta 2020, cm 60x80
«Fin da bambino ho amato l’arte astratta. Tutto era estremamente naturale. Quando sei un bambino, le cose ti piacciono o non ti piacciono, e l’arte informale mi ha affascinato subito». Così Francesco Zurlini ricorda il suo primo incontro con la pittura informale, un’affinità elettiva che, nel corso di una lunga carriera, ha elaborato diversi esiti: di una parte di questa ricerca terrà traccia la mostra L’estetica dell’Informale, visitabile dal 19 al 28 giugno presso la galleria bolognese Maurizio Nobile Fine Art.
L’esposizione riunirà oltre 20 opere realizzate nell’ultimo decennio, per offrire uno sguardo approfondito sul lavoro dell’artista romano, restituendo al pubblico il carattere di un’indagine pittorica incentrata su materia e gesto. La mostra suggella una collaborazione ormai consolidata: dal 2018 Zurlini è di casa presso la galleria, con cui ha già realizzato progetti tra Parigi, Milano e Bologna, inclusa la personale Walk The Line (2022) e la partecipazione alla collettiva Uno, Nessuno e Centomila durante la Art City Bologna 2023.
Nato a Roma nel 1969 e attualmente tra Bologna e Newport Beach, California, Francesco Zurlini è il figlio del celebre regista Valerio Zurlini, che gli trasmette fin da giovanissimo la passione per le arti visive e la cultura. La sua formazione si compie fuori dalle accademie ma in un contesto denso di stimoli: cresciuto a contatto con le opere e le figure di artisti come Alberto Burri, Giulio Turcato, Emilio Scanavino e Afro Basaldella, Zurlini assorbe quell’eredità per elaborarla in una direzione profondamente personale. Il suo è un astrattismo nutrito di tensioni che rievocano il linguaggio dell’informale storico.
I lavori in mostra si costruiscono su segni decisi, stratificazioni cromatiche, frammenti che si rincorrono come frammenti di una narrazione interiore. Il nero, elemento ricorrente nella sua grammatica pittorica, agisce come architettura invisibile: delimita, assorbe, connette. Le superfici sono ferite, cucite, attraversate da linee ora rettilinee ora ondulate, in una dialettica tra impulso e controllo.
«Credo che ognuno abbia un potenziale artistico», afferma Zurlini. «Ma è solo attraverso il lavoro quotidiano, i tentativi, gli errori e la pratica che si può dare forma alle proprie idee. L’arte, per me, nasce da una necessità mentale, da un’urgenza creativa che va nutrita con costanza». Le sue parole riflettono la dimensione quasi ascetica della ricerca: ogni opera è il risultato di una sedimentazione lenta, di uno scontro tra razionalità e impulso.
Nei lavori più recenti, esposti ora in Galleria, si coglie un desiderio di apertura narrativa: l’astrazione si fa racconto implicito, evocazione, ritmo. Ogni segno è tensione, ogni campo di colore è campo di forze.
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