Mauro Di Silvestre, Kabuki-Woogie. Courtesy Gallery of Art
“Hide ‘n Seek”, la mostra curata dall’artista e docente Veronica Montanino con Shara Wasserman, declina un tema antico come quello della maschera e del camouflage. Una questione mai definita e, tutto sommato, neppure definitiva, se ancora oggi resta valida e offre spunti di riflessione artistica anche ai più giovani. La selezione di artisti, tra cui la stessa Montanino con Bankeri, Matteo Basilè, Elena Bellantoni, Gadea Burgaz, Matt Dillon, Mauro Di Silvestre, Pablo Echaurren, Auriea Harvey, Elia Haine, Ali Kichou, Felice Levini, Franco Losvizzero, Alberto Montorfano, Lulù Nuti, Luigi Ontani, Luana Perilli, Virginia Ryan, Alice Schivardi e William Villalongo, è infatti estremamente eterogenea per generazioni, provenienze, approcci e poetiche differenti. Di conseguenza, la visione su questa pratica rituale, che affonda le sue origini in epoche lontanissime, è quanto mai caleidoscopica. Fino al 20 ottobre è possibile inoltrarsi nelle sale della Gallery of Art della Temple University Rome, uno spazio pensato come un museo etno-antropologico effimero, tra decine di opere, istallazioni e video e cogliere il senso di questa indagine a 360° gradi che, nonostante impronti nelle più varie accezioni le culture di ogni tempo – si pensi, banalmente al Carnevale di Rio o ai raduni cosplay, fino all’influenza delle maschere africane per la nascita del Cubismo – è più specificatamente nelle pratiche artistiche dell’arte visiva che «La maschera diviene cifra di una metamorfosi e dimensione cangiante dell’essere», sia esso vivente, umano, animale o vegetale.
Si tratta di un’operazione di sconfinamento, disallineamento delle pratiche artistiche che camuffano, celano una realtà ordinaria mentre ne svelano un’altra che lungi dall’essere poco comprensibile, esprime la sua essenza più pura nella multiformità dell’universo creato dalla natura e dall’arte. Un procedimento, quello artistico, che cammina di pari passo con la natura. Molte sono le suggestioni immaginifiche che la mostra inscena e molte le questioni che pone: qual è il limite tra l’essere umano, l’arte e le forme della natura? Cos’è la natura? Che significati dare alle coperture del viso, oggetti che raramente assumiamo per scelta. Si pensi alle donne costrette da una religione che le ingabbia dietro ai burqa o alle nostre mascherine da Covid-19.
Sono domande che interrogano da sempre l’arte e la cultura. Anche oggi. La mostra è un tentativo di dare risposte diverse, arrivare a un punto e ricominciare a chiederselo. Soprattutto adesso che la maschera è diventata l’oggetto di una furiosa discussione a metà tra ideologia, ipocrisia economica e crisi valoriale dettata dall’idea sempre più vincente che si riassume nel concetto di “capitalocene”.
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