Exhibition view „Giulia Andreani. Sabotage”, Hamburger Bahnhof – Nationalgalerie der Gegenwart, 27.02.2026 – 13.09.2026. Depicted: Paint Unbidden (Palimpsest), 2025; Wooden Shoe Molds; Claustrofilia, 2025 © Giulia Andreani and ADAGP, Paris 2026; courtesy the artist and Galerie Max Hetzler, Berlin | Paris | London | Marfa, VG Bild-Kunst, Bonn, 2026, Staatliche Museen zu Berlin / photo: Laura Fiorio
Con la mostra Sabotage, visitabile fino al 13 settembre all’Hamburger Bahnhof di Berlino, l‘italiana Giulia Andreani si insinua nelle crepe delle narrazioni ufficiali: ci parla di storie sommerse, spinte a forza tra le cavità della memoria collettiva.
La ricerca dell’Andreani, infatti, interroga archivi, fotografie storiche rispolverate da biblioteche, album di famiglia, collezioni istituzionali e fotogrammi cinematografici. L’artista sceglie una pittura monocromatica, privilegiando l’uso del Payne’s Gray, un pigmento blu-grigio freddo della Londra del XVIII secolo. Un’ unica tonalità e le sue infinite gradazioni cristallizzano un anacronismo lontano quanto vicino.
L’allestimento della mostra berlinese guarda anche alle superfici sintetiche e diafane di Sigmar Polke: un invito alla riflessione sulla veridicità delle immagini. L’ossessione per l’originalità e il potere dell’illusione pittorica vanno quì scardinati, decostruiti o, quantomeno, rimessi in discussione.
In questo territorio d’interrogativi prende forma Le stratège. L’artista attinge a uno scatto della Seconda Guerra Mondiale: un ritratto fanciullesco immortalato tra le mura domestiche della borghesia francese. Un album dimenticato, come sembra essersi dimenticato, il bambino, di abitare temporaneamente quella nicchia di purezza chiamata infanzia. L’ambiguità del suo sguardo, imperturbabile, fisso su di noi e le mani intente a maneggiare sapientemente un puzzle, manifestano la tempra di una mente strategica, calcolatrice, piegata troppo precocemente da un rigore disciplinare e coercitivo proprio del linguaggio del potere.
In relazione a The lord of (f)lies – ritratti d’infanzia di Vladimir Putin e Donald Trump – Andreani ci invita a osservare accuratamente dove si possa annidare il seme del male, ed entro quali confini ordinati e protetti esso può generarsi.
Da queste ombre, l’ascolto dell’artista si sposta verso voci femminili, come quella di Marge Gill (1882-1961), raffigurata assorta nel disegno nell’opera Pour elles toutes (Myrninerest): la donna iniziò la sua attività artistica da autodidatta in tarda età, firmando le sue opere con il nome Myrninerest, uno spirito ancestrale che secondo Gill guidava la sua mano. Presente al centro della composizione l’effige di Giunone Sospita: divinità arcaica romana dal carattere apotropaico e solerte custode delle donne, essa veglia sulle guaritrici e calzolaie che la circondano.
Densa e fittissima è la trama di intrecci spazio-temporali che tesse l’artista. La stratificazione dei piani storici converge in un’unica polifonia narrativa, capace di restituire voce a quelle figure confinate ai margini dell’ufficialità.
Ma la pratica artistica di Giulia Andreani non si esaurisce nella pittura: quattro opere realizzate in vetro di Murano sono esposte lungo la mostra. Una di queste è Cianophilia, ospitata all’interno di un’incubatrice, in cui il dialogo tra i diversi materiali rivela le dinamiche di genere insite tanto nella tradizione vetraria quanto nell’ambito medico, riflettendo su come i gesti di cura e controllo plasmino il processo di creazione.
Andreani mette a nudo un palinsesto storico violentemente e volontariamente ricco di omissioni e cancellazioni deliberate. In Die Weberinnen (Dentellières) riaffiorano due volti sbiaditi, riverbero visivo delle bagnanti di Paint Unbidden (Palimpsest): echi inespressi di vite oppresse, riaffiorati e cristallizzati tra le pieghe del passato. Queste fisionomie anonime, evanescenti, spettrali, si fanno emblema e incarnazione di un corpo collettivo, simboli di una condizione umana perpetuamente strozzata, recisa dall’inchiostro del rimosso.
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