Photo Irene Fanizza
Originariamente intitolato Le Devisement dou monde, ovvero “descrizione del mondo”, il Milione di Marco Polo riflette l’obiettivo dell’esposizione, in quanto si propone di guidarci attraverso le culture dei territori visitati durante il viaggio della famiglia Polo, seguendo il percorso originariamente tracciato dal viaggiatore veneziano. Le Devisement dou mondevenne prodotto durante la prigionia genovese, dalla collaborazione con lo scrittore Rustichello da Pisa, anch’egli recluso in quello stesso periodo. Dal loro apporto nacque un’opera complessa che non solo fornisce una descrizione dettagliata delle regioni remote e affascinanti del mondo, ma che inoltre approfondisce la storia e i costumi dei Mongoli, che avevano unificato l’Asia in un vasto impero.
Il Milione diventerà una delle fonti più preziose di conoscenze geografiche e della progressione delle scienze cartografiche europee. Non a caso infatti, nel Mappamondo,1450-1460 di Fra’ Mauro, delle tremila iscrizioni che descrivono e nominano i vari territori, ben centoventi possono essere attribuite al testo di Marco Polo. L’esposizione inizia proprio con questa grande carta, ruotata di 180°, affinché il nord sia verso l’alto, sulla quale viene tracciato il suo percorso, il suo viaggio. L’ingresso di Marco Polo nei territori dell’Asia avvenne a Ayas, Laiazzo, porto principale del Regno armeno di Cilicia, da lui chiamato “Piccola Armenia”. Qui la famiglia Polo si immerse in una cultura sontuosa, dai pregiati tessuti e spezie che animavano i rinomati mercati orientali, nei quali il viaggiatore ebbe modo di osservare le manifatture di questo popolo, specialmente i manoscritti. La sala armena mira dunque a trasportarci in questo contesto culturale, presentandoci i caratteristici manufatti dell’epoca, prodotti che molto probabilmente ha riportato nella sua patria veneziana.
I Polo proseguirono poi nel loro viaggio attraverso i territori musulmani del Medio Oriente e dell’Asia Centrale, fino a raggiungere l’impero cinese, all’epoca sotto il dominio mongolo. Qui la ceramica rivestì un ruolo fondamentale per le manifatture locali; in particolare al nord la produzione si orientò verso il grès, mentre nel sud si continuò una tradizione legata alla porcellana gingbai. Nella sala dedicata alle arti durante il periodo Mongolo, viene inoltre posta attenzione alla decorazione iconografica, caratterizzata da un ricorrente motivo di elementi vegetali e animali, tra cui draghi, fenici, peonie, fiori di loto e nuvole chi-chi.
Comprendiamo dunque che Milione di Marco Polo non rappresenta soltanto la cronaca di un viaggio, ma diviene testimonianza di una molteplicità di popoli, ciascuno dei quali acquisisce dignità e identità proprie, contribuendo a delineare le diversità culturali all’interno dell’Asia, spesso erroneamente generalizzata sotto l’etichetta di “Oriente”.
L’immagine di Marco Polo si è trasformata nel corso dei tempi in un’icona contemporanea, lo testimoniano le varie stampe Marco Polo Tee, del 1910 e del 1924, di Ludwig Hohlwein, che ci dimostrano come egli continui a ispirare e affascinare, confermandosi come un emblema della scoperta e dell’esplorazione. I mondi di Marco Polo. Il viaggio di un mercante veneziano del duecento si conferma dunque come un momento di riflessione attorno all’importanza di conoscere le diverse culture del mondo, per giungere ad una costante e continua comprensione tra popoli.
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