Fulvio Morella. Dal braille, all'arte alle stelle. I limiti non esistono, installation view Cavalese, 2026
Dal braille, all’arte alle stelle. Possibile? Sì, per mano e merito di Fulvio Morella che torna a Cavalese per l’atto conclusivo di un percorso in collaborazione con Cramum che si è rivelato unico, inclusivo e diffuso – tra la Val di Fiemme, Milano e Cortina – che ha preso il via proprio un anno fa.
«Guardare le stelle è un’attività che a tutti – eccezion fatta, doverosa – piace. Siamo attratti dal cielo stellato – conforto al senso morale dentro di noi, per citare il sempre attuale Kant – come fu Palomar, il personaggio di Italo Calvino, che non accontentandosi di guardare attraverso il telescopio cercava di osservare il cielo a occhio nudo, guardando all’insù, non solo vedendo ma anche immaginando. Oltre alla vista, oltre all’immaginazione, Fulvio Morella le stelle ce le fa toccare. Si, toccare, confrontandoci ognuno con la possibilità o l’impossibilità di scoprire che la posizione dei suoi corpi celesti sulla tela non è che l’espressione di pensieri e parole messe al posto della minuscola macchia di luce che perfora il cielo», e «Da sempre, l’essere umano alza gli occhi al cielo in cerca di salvezza, speranza e sogni. Quella vastità senza confini diventa rifugio e specchio delle emozioni più profonde. Fulvio Morella ci invita a sfiorarle con un dito, fondendo l’alfabeto tattile con una dimensione universale e trascendente, che evoca il gesto michelangiolesco della Creazione di Adamo. L’artista costruisce un racconto epico e corale, dove le emozioni universali si riflettono in cieli stellati ricamati, custodi di pensieri sussurrati nell’anima o mai pronunciati. Prende forma un viaggio di consapevolezza che ci guida a riconoscere e vedere come le stelle non dette, trattenute dal tempo e dalla vita, possano – e debbano – riuscire a brillare, illuminando la nostra esistenza», affermavano Elsa Barbieri e Sabino Maria Frassà alla vigilia della prima tappa del progetto I limiti non esistono, ovvero la mostra Le stelle che non ti ho detto al Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese (ve l’avevamo raccontata qui).
I limiti non esistono. O forse ne esistono così tanti che tutti insieme – eccola, l’inclusività , ancora una volta ancora più forte – svaniscono. Queste parole si illuminano oggi sulla facciata sud del Municipio di Cavalese in via Bronzetti. Sopra questa frase le stelle di Morella si accendono con i colori del Comitato Paralimpico, che fin dal principio ha patrocinato il progetto. Una dopo l’altra le immagini che illuminano il palazzo sono sei, tra cui si riconoscono anche l’opera che propri Fulvio Morella ha donato alla comunità cavalesana (Flash Cavalese) e una frase a lui particolarmente cara – tutta l’oscurità del mondo non può spegnere l’oscurità di una candela (San Francesco) – tradotta anche in braille e in braille stellato.
Tra la mostra e la nuova proiezione Cavalese ha ospitato anche la performance Blind Trust, la scorsa estate, pensata dall’artista come un atto di cieca fiducia: cento partecipanti, bendati, sono stati accompagnati da volontari, alla scoperta di quattro opere differente, tra cui una dello stesso Morella e una di Franco Mazzucchelli. Cosa resta di Blind Trust? Una fascia, ai partecipanti, ricamata in braille stellato con la scritta omonima al titolo, ma anche quella consapevolezza che è proprio nella natura effimera di quel momento che risiedono la sua ontologia e la sua occasione, ovvero che un’azione passata assurga nell’adesso di riferimento a nuova vita. E questa vita oggi a Cavalese è illuminata e appartiene a tutti, basta guardare all’insù: il braille stellato di Fulvio Morella è un linguaggio universale, è nostro, possiamo vederlo e, vedendolo, immaginare. Senza limiti, perché I limiti non esistono.
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