Esther Stocker. Caos calmo. Veduta della mostra. Ph Mart, Edoardo Meneghini, 2025
«Nei miei dipinti, nelle mie sculture e installazioni cerco di descrivere l’ambiguità e l’incertezza del sistema. Utilizzo la precisione di un sistema per investigare il sistema stesso. Cerco di liberare e abbandonare i nostri modi di vedere e comprendere che sono associati alla riconoscibilità delle forme e che ci distinguono gli uni dagli altri, talvolta inconsciamente», parola di Esther Stocker, ora protagonista di una mostra che dagli spazi della Galleria Civica si estende anche nello spazio urbano.
Caos Calmo, titolo della personale dedicata all’artista sudtirolese di base a Vienna tratto dall’omonimo romanzo di Sandro Veronesi, restituisce fedelmente la natura del lavoro di Stocker che declina le infinite possibilità combinatorie di elementi semplici, che tuttavia subiscono improvvise distorsioni, “deviazioni” dall’ordine apparentemente perfetto, alterazioni che introducono instabilità visive e percettive. Linee, griglie, piani inclinati e superfici spezzate, protagonisti indiscussi delle tele, delle sculture e delle installazioni in esposte – in tutto oltre una cinquantina, molte inedite – compongono un lessico visivo essenziale che avvolge il visitatore in un percorso sensazionale e ossimorico: il caos è calmo, la calma non è rassicurante, l’equilibrio è instabile, precario. Dentro ci siamo noi e soltanto noi, che ci muoviamo come se fossimo all’interno di una campo di forze che cresce via via di intensità.
Di questa tensione crescente e controllata, di questo ossimoro che è al cuore della poetica di Stocker, il curatore Gabriele Lorenzoni racconta: «da un lato, struttura, ordine, sistema, moduli, regolarità; dall’altro, perturbazione, deviazione, errore, asimmetria instabilità visiva. I secondi, rompono la sicurezza della prevedibilità del sistema e inducono a una sospensione, a una riflessione sulla percezione, sull’ordine come costruzione e sul suo limite. L’apparente immobilità dei suoi moduli geometrici si incrina nel momento in cui si nota una deviazione, una piega, una frattura. Questo disequilibrio controllato genera una ‘calma’ che è tutto fuorché rassicurante: è una quiete attraversata da tensioni, da un movimento sotterraneo che interroga lo sguardo e lo spazio».
Ci troviamo, di fatto, dentro un vero e proprio cortocircuito visivo, che ci permette – in maniera impeccabile, sensibile e personale – di coglierci come esseri in movimento. Accade soprattutto nel piano interrato, dove Stocker ha realizzato un intervento site specific combinando la sua pratica pittorica e scultorea con l’architettura dello spazio fino a generare un vero e proprio ambiente di immersione emotiva.
Siamo testimoni, ma anche protagonisti, di una profonda interazione fra arte e pubblico. Così profonda da superare le mura espositive per espandersi anche nello spazio urbano, dove a Stocker, in collaborazione con il Mart, il Comune di Trento ha affidato un intervento site-specific nel sottopasso pedonale che connette il centro città al nuovo hub intermodale della viabilità pubblica. Questo non è soltanto il più rilevante progetto di riqualificazione urbana della Città di Trento, che coinvolge l’intera area “ex SIT”, ma diventerà anche una vera e propria opera di arte pubblica, che contribuisce a rendere lo snodo per la mobilità cittadina un luogo vivo, accogliente e capace di generare nuove connessioni tra spazio, cittadinanza, fruizione e creatività.
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