Omar Hassan, Il mondo è n(v)ostro. Fondazione Stelline, Milano. Ph. Ludovica Mangini
«Gli uomini in certi momenti sono padroni del loro destino; la colpa, caro Bruto, non è delle nostre stelle, ma nei nostri vizi».
Il monito shakespeariano alla responsabilità risuona sempre più forte procedendo, passo dopo passo, opera dopo opera, dentro la Fondazione Stelline, dove Omar Hassan rimarca che il mondo è nostro. Come lui Saïd, uno dei tre ragazzi delle banlieue di Parigi protagonisti dell’iconico film di Mathieu Kassovitz, “L’odio”, che, incrociando un cartello con scritto Le monde est à vous (Il mondo è vostro), si ferma, prende una bomboletta e mette in chiaro (che) Le monde est à nous (Il mondo è nostro).
Con la stessa bomboletta, in apertura di mostra, Omar Hassan schizza il suo autoritratto, per non lasciare dubbi: lui è padrone del suo destino e se colpevole deve essere, lo è dei suoi vizi. Benvenuto è chi ha il coraggio di assumersi simile responsabilità, sembrano indicare le fotografie vicine. Entriamo? Ne abbiamo il coraggio? Si, ne va la pena. L’autoritratto è Hassan: un gesto breve e impulsivo, un punto di vernice spray asciutto, essenziale e nitido, di colore arancione. Lo stesso colore arancione che nella Mappa di Milano definisce e identifica il suo quartiere: Lambrate. Le “Map”(s), in mostra di Berlino e Milano, sono realizzate con i tappi delle bombolette spray, rispettivamente 10.400 e 8928, dipinti a mano, uno a uno. Perché? Perchè danno importanza al singolo, perché «ognuno di noi è fondamentale per creare un insieme sereno e armonioso». E se in queste opere il bianco e nero evidenzia una grande uguaglianza, nell’opera realizzata con la stessa tecnica il colore arancione mette in risalto una strada, che è un punto fisso: quella strada che percorsa ogni giorno, tutti i giorni, diventa una guida per tutta la vita.
Una guida che Omar Hassan ha raccolto dalla strada e dalla boxe. In “Il mondo è n(v)ostro” i suoi celebri “Breaking Through” ci ricordano che «siamo tutti pugili!!! Ognuno è il pugile della propria vita e deve imparare il sacrificio, la dedizione, e il coraggio di fare sempre un round in più». Non è del resto un pugile responsabile colui che ha imparato ad affrontare le sfide del momento? Non solo le tele in mostra, veri e propri monumenti di action painting, ma anche i video, realizzati per ogni “Breaking Through”, e gli scultorei guantoni, che fanno volteggiare Hassan come una farfalla e lo fanno pungere come una vespa. Si continua con la serie di “Luci” che, in mostra, nascono dalla naturale somma dell’essere uomo e dell’essere artista. Significativamente legate alla biografia di Hassan – luce è la sensazione di vita che proviamo, indistintamente tutti, nel ricevere ciò che ci consente la vita – queste “Luci” si creano nell’incontro con i “Breaking Through”. Da un punto di vista artistico queste tele danno prova concreta della somma di idea e azione che, Omar Hassan assume come vero e proprio, e nuovo, modo di vedere, svelando una significativa stratificazione di segni. In chiusura un’installazione di comignoli, visimamente e metaforicamente immaginabili come ‘padre’ e ‘figli’. Ognuno ha un segreto, ed è quello di essere diverso dagli altri. I comignoli come le case, le case come le famiglie.
La mostra “Il mondo è n(v)ostro”, curata da Alessandra Klimciuk, è accompagnata da un catalogo con testi di Elsa Barbieri, Alessandra Klimciuk e Giorgio Verzotti.
Emerge, forte, l’eterogenità del nostro tempo e della nostra società. Un’eterogenità cui non dobbiamo, e non possiamo più limitarci ad assistere o descrivere. Omar Hassan la partecipa, costantemente, con uno sguardo maturo, infelssibile, disincantato. Farlo significa percorrere una strada, come gli schiavi e i marinai fissano la stella polare.
Il mondo è Nostro.
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