Vlad Nanca, installation view. Ph. Ela Bialkowska OKNO studio
Una mostra che coniuga architettura e arte in modo assolutamente inedito, quella di Vlad Nancă che con il titolo latino Adsumus vuole formulare una silenziosa – eppure decisa – rivendicazione della presenza dell’uomo sulla Terra, del suo essere parte integrante dell’Universo e non mero e passivo abitante di scenari effimeri, ma creatura celestiale direttamente connessa con le stelle.
Non è la prima volta che Vlad Nancă esplora efficacemente il connubio tra arte e architettura se si considera la sua partecipazione alla XIX Biennale dell’Architettura a Venezia 2025 con il progetto collaborativo Human Scale, sviluppato con Muromuro Studio (Ioana Chifu e Onar Stănescu) a cura di Cosmina Goagea e visibile al Padiglione della Romania.
E dunque spiega il curatore della mostra Adsumus, Pietro Gaglianò, nel testo critico: “Il Novecento ha recepito l’anelito illuminista di un’umanità destinata (con ogni mezzo) alla felicità e, in utopiche e distopiche interpretazioni, ha incorporato questa missione, in larga scala, nell’urbanistica e nell’architettura, rivedendo radicalmente il rapporto tra lo spazio costruito e l’essere umano. L’orizzonte di riferimenti teorici e visivi che anima il lavoro di Vlad Nancă traduce questo desiderio di felicità in un pensiero pragmatico, quello del progetto: nel disegno tecnico l’umanità è sempre presente, con forme che ne concettualizzano la corporeità e ne esaltano il valore scalare rispetto all’architettura”.
In effetti quello a cui assistiamo nei suggestivi spazi della Galleria Il Ponte è il racconto poetico di un’umanità persa nell’infinito, distante dalle stesse architetture in cui esplica la propria esistenza e connessa all’universo più di quanto essa sia capace di comprendere. Nancă propone una selezione di disegni d’archivio, progetti architettonici del XX secolo, e trasforma le esili figure che li popolano in presenze imponenti, ibridando disegno e scultura e mettendo in rilievo anonime figure utili alla determinazione del pensiero architettonico e dando loro un’evidenza inaspettata e insperata.
Traendo ispirazione dall’uso della carta da lucido nella pratica architettonica tradizionale, Nancă sovrappone queste figure a superfici traslucide, rimuovendole parzialmente dal loro contesto originale. L’effetto visivo ottenuto per sovrapposizione è dunque quello di una presenza evanescente delle architetture sullo sfondo, a cui si contrappone la nitidezza delle sagome umane e dei pianeti che appaiono in alto, non già lontani e intangibili, bensì concreti, presenti, ben definiti, quasi un riscontro celestiale alla terrena corporeità umana.
Le silhouettes nere che nei disegni architettonici hanno il mero scopo di rappresentare più chiaramente le proporzioni divengono poi protagoniste del percorso espositivo. Singolarmente, in coppia o in gruppo vengono colte e fermate nel loro movimento, strappate allo scenario della loro quotidianità e portate a grandezza naturale, divenendo così immagini della nostra stessa individualità. Sagome nere di metallo, tutte uguali eppure tutte diverse proprio come noi che, osservandole, comprendiamo il valore della nostra presenza all’interno di un’architettura più grande, potenzialmente infinita come l’universo, dove solo le stelle sembrano corrispondere con il loro pulsare il ritmo del nostro cuore.
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