Installation View. Courtesy Galleria Christian Stein
Il rapporto tra Remo Salvadori (Cerreto Guidi, 1947) e la galleria Christian Stein affonda le proprie radici nel 1988, dando vita a un sodalizio artistico e intellettuale che si è consolidato nel tempo attraverso quattordici mostre. Oggi, nella sede milanese della storica galleria, è possibile visitare la personale dell’artista fino al 22 febbraio, con una selezione di dieci opere, per lo più inedite, e un testo critico di Sergio Risaliti.
Il linguaggio artistico di Salvadori si caratterizza per una ricerca approfondita sulla trasformazione della materia, sul concetto di equilibrio e sulla tensione tra opposti. La sua opera si nutre di un forte legame con la filosofia, l’alchimia e la spiritualità, discipline che emergono con evidenza nella scelta dei materiali e nella costruzione delle sue installazioni.
Elemento centrale dell’allestimento è l’opera Lente liquida (2024): quattro campane in vetro di Murano, colme d’acqua, si innalzano nello spazio con un’altezza uniforme di 70 cm, ma con diametri variabili dai 37 ai 52. L’opera invita lo spettatore a un confronto intimo e meditativo, inducendolo a un’esperienza di sospensione e introspezione. La disposizione dei recipienti forma una stella a quattro punte, circoscritta dall’anello d’oro dell’opera Continuo infinito presente (2021), una scelta che sottolinea la volontà di Salvadori di creare connessioni tra il finito e l’infinito, tra il contingente e il trascendente. Il rapporto tra queste due opere, pensato ad hoc per questa esposizione, amplifica il senso di un tempo circolare e di una presenza in costante divenire.
La tensione tra materia ed energia si manifesta con particolare evidenza nella scelta dei materiali: Salvadori lavora con metalli come il piombo, il rame e l’argento, elementi che subiscono processi di trasformazione, rivelando il passaggio del tempo e la mutevolezza della materia. La sua pratica si fonda sulla dialettica tra elementi contrapposti: unità e frammentazione, equilibrio e instabilità, luce e ombra si compenetrano costantemente, generando strutture che sembrano sospese in una dimensione intermedia tra visibile e invisibile.
Un esempio emblematico di questa ricerca è rappresentato dall’opera Alfabeto (2020), in cui l’artista costruisce un linguaggio simbolico attraverso una costellazione di metalli. Utilizzando materiali a lui cari come il mercurio, lo stagno, l’argento e l’oro, Salvadori crea un alfabeto personale, una sorta di mappa cosmologica che rimanda all’ordine dei pianeti e dei chakra, ma senza riferimenti convenzionali, bensì seguendo un principio di risonanza interiore e spirituale.
Le opere di Salvadori si configurano dunque come dispositivi di contemplazione, strumenti attraverso cui il visitatore è chiamato a interrogarsi sulla propria percezione del tempo e della materia; la pratica dell’artista, inoltre, non si limita a una dimensione estetica, ma si fa veicolo di un pensiero più ampio, che abbraccia la trasformazione, la memoria e l’incessante tensione verso un equilibrio sempre in divenire.
L’esposizione alla galleria Christian Stein si configura come un’opportunità per avvicinarsi all’approccio di Salvadori, rigoroso e al contempo poetico, dimostrando come la materia possa diventare veicolo di una riflessione universale, capace di trascendere il visibile per attingere a dimensioni più sottili e impalpabili. Con questa esposizione, l’artista conferma la propria capacità di trasformare la dimensione espositiva in un luogo di meditazione e di scoperta, sollecitando lo spettatore a interrogarsi sul significato profondo della creazione artistica e sulla sua connessione con il mondo che lo circonda.
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