Calcedonia. Paste vitree muranesi, installation view. Ph Enrico Fiorese
Grazie a Marignana Arte, si ha l’occasione, nel contesto di The Venice Glass Week 2025, di riscoprire e ricostruire la tradizione del vetro calcedonio: una tecnica che mira a restituire l’effetto estetico delle pietre dure, come l’agata e l’onice. Si tratta di un procedimento particolare: durante la lavorazione, il maestro vetraio veneziano aggiunge sali d’argento, ossidi e sostanze riducenti, ottenendo risultati cromatici sempre diversi per tonalità, intensità e stesura.
Calcedonia. Paste vitree muranesi, attraverso una curata presentazione di brocche, coppe, calici e altri piccoli oggetti d’uso quotidiano, ripercorre infatti l’evoluzione e le sperimentazioni nella lavorazione del vetro calcedonio a Murano. Le opere, presentate ora presso Marignana Arte, sono state realizzate tra la metà e la fine dell’Ottocento da diverse maestranze – tra cui Lorenzo Radi senior e junior, Macedonio Candiani e Salviati & C. – e testimoniano la varietà creativa dei mastri vetrai veneziani. Talvolta ispirate alle forme rinascimentali, talvolta orientate verso un gusto più moderno, alcune includono anche inserti in metallo dorato con funzione decorativa.
Interessanti sono poi i supporti su cui poggiano le opere in mostra: dei rui, realizzati dalla MVM Cappellin & C. tra il 1926 e il 1931, ovvero una serie di forme in vetro che, originariamente, componevano le vetrate di chiese e palazzi, simili a fondi di bottiglia colorati. In questa occasione, i curatori Giulio Malinverni e Francesca Vacca ne hanno selezionati alcuni di grandi dimensioni, un tempo destinati alle vetrate artistiche, e li hanno utilizzati come mensole per sostenere le opere in vetro.
Poiché alcuni vetri calcedoni sono molto scuri, alcuni di questi supporti sono stati trattati con superfici specchianti per valorizzare al meglio le opere esposte e creare riflessi particolari sulle pareti, in dialogo con la luce naturale. Una nota pop, ad esempio, è data da due rui di colore giallo acceso, che contrastano armoniosamente con una boccia portaprofumo e un servizio da caffè composto da tazzine e caffettiera nei toni del beige e del nero.
La stanza più interna della galleria accoglie un tavolino a tarsie, opera di Lorenzo Radi senior, che ben rappresenta un campionario delle sue abilità artigianali nella lavorazione del vetro calcedonio. La struttura, in legno ebanizzato, si distingue per un decoro geometrico che culmina nella parte superiore con una stella, ottenuta grazie ad un sapiente impiego di lapislazzuli e smalti colorati. Questo tavolino da signora, portato dal figlio di Radi all’Esposizione Internazionale di Vienna nel 1873 (e successivamente anche a Parigi), raccoglie ed esprime con decisione i risultati innovativi della riscoperta ottocentesca del vetro calcedonio.
In parallelo, per questa nona edizione della Venice Glass Week, lo spazio Marignana Project ospita la mostra Gira e rigira, personale di Aldo Grazzi visitabile fino al 25 ottobre. Protagonista è la tecnica dell’intreccio di perline in vetro, appresa da Grazzi in seguito a un viaggio in Africa e al contatto con le comunità Maasai e Samburu. Lo sguardo dello spettatore è catturato da composizioni fatte di linee geometriche e astrazioni complesse, spesso ispirate a forme umane, che si uniscono in una pratica artistica dai tratti estetici e meditativi.
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