Categorie: Mostre

Jean-Michel Folon o l’etica della poesia. La mostra ai Musei Vaticani

di - 18 Maggio 2022

Lungo il percorso della Collezione d’Arte Moderna e Contemporanea dei Musei Vaticani, nelle Salette della Torre Borgia e nella Sala della Cicogna, è stata inaugurata lo scorso 6 maggio la mostra “Folon. L’etica della poesia. Tra impegno civile, denuncia e speranza dell’uomo”, a conclusione della quale una serie di otto disegni e una scultura entreranno a far parte del patrimonio delle collezioni vaticane.

«Questa importante esposizione – dichiara Micol Forti, Curatrice della Collezione di Arte Moderna e Contemporanea – è nata dalla collaborazione con la Fondazione Folon, intenzionata, dopo il grande successo della mostra allestita a Firenze nel 2005, a riportare in Italia le opere dell’artista belga. L’idea della donazione della serie di grafiche dedicate al Libro della Genesi, A propos de la Création, e della scultura in bronzo, Angelo custode, è dovuta ai temi trattati da Jean-Michel Folon e al suo coinvolgimento etico, a dimostrazione che l’arte è sempre frutto di un impegno, approccio in linea con l’idea dell’arte di papa Paolo VI».

Jean- Michel Folon Angelo Custode, 2005 Bronzo © Fondation Folon, ADAGP, Paris, 2022

Fino al 27 agosto, il Museo propone al pubblico un allestimento di disegni e acquerelli interamente inediti, provenienti dal lascito della vedova, Paola Ghiringhelli, di una gran numero di schizzi e oggetti personali dell’artista, ma soprattutto di opere ritrovate nella loro abitazione mai state schedate e attualmente ancora in fase di studio. Un corpus di opere che ripercorre le fasi della ricerca artistica di Jean-Michel Folon, dai primi accenni alla figura umana alla realizzazione del personaggio di Monsieur Quelq’un, in cui emerge la preminenza nella sua intera produzione delle tematiche legate all’impegno civile e alla denuncia sociale.

La poesia dell’arte

L’esposizione, curata da Stéphanie Angelroth, direttore della Fondazione Folon, Micol Forti, Curatore della Collezione d’Arte Moderna e Contemporanea dei Musei Vaticani, e Marilena Pasquali, storico dell’arte e membro del Comitato Scientifico della Fondazione Folon, è composta da ottanta opere, tra disegni e acquerelli e due opere scultoree, che formano una selezionata retrospettiva sull’intera produzione di Jean-Michel Folon, dalle prime realizzazioni giovanili legate al tema della protesta politica e denuncia dei soprusi alle carte di grande formato degli anni ’80 e ’90, alle sculture della sua ultima stagione, fino al 2005, anno della scomparsa dell’artista.

Jean-Michel Folon Le secret, 1999 Bronzo © Fondation Folon, ADAGP, Paris, 2022

Nelle opere in mostra spicca dunque l’impegno civile, da sempre filo conduttore della produzione di Folon, ricerca che, già nel primo periodo, comincia a delinearsi attraverso un personalissimo immaginario poetico: i temi sociali ed etici vengono presentati immersi in una realtà visionaria e allo stesso tempo di fortissimo impatto emotivo, intrisi di una raffinata ma sottile satira che tocca prima di chiunque altro il tema dell’ecologia. L’uomo è al centro della lotta contro le ingiustizie, a favore dei diritti civili e della tutela dei più deboli, un uomo che nei disegni del primo Folon subisce le sorti del proprio tempo trasformandosi in una figura scheletrica, una sagoma inquietante che popola le vie di una città metafisica e disorientante, in cui i riferimenti alle torri di De Chirico come a Metropolis di Friz Lang costituiscono un motivo angosciante e per questo ancor più coinvolgente. «In queste opere – afferma Micol Forti – Folon comincia a ragionare sul tema dell’umano come soggetto potenzialmente estraniante e ostile, aggressivo, a volte privo della sua identità». Qui, vediamo come nasce in Jean-Michel Folon il segno, il simbolo, la freccia, il labirinto, come egli ribalti il concetto di indicazione, in cui la freccia da strumento indicativo diventa disorientante: opere in cui l’afflato poetico sprigiona una carica di suggestivo lirismo reso possibile dall’ineccepibile uso della tecnica pittorico-grafica.

Jean-Michel Folon Toujours plus, 1983 Acquarello e matite colorate © Fondation Folon, ADAGP, Paris, 2022

La Natura. La Guerra. La Spiritualità

I temi legati alla natura sono spesso proposti da Folon del rapporto speculare tra le radici e le fronde degli alberi, in cui il vortice della vita viene spezzato dalle cattive pratiche umane, atteggiamenti che la stessa vegetazione denuncia trasformando ciò che rimane dei rami in accusatorie frecce rivolte contro l’uomo. Un rapporto conflittuale quello fra Natura e umanità che Folon declama anche attraverso la scelta di colori dal forte impatto emotivo.

Jean-Michel Folon Sans titre, s.d. Inchiostro di china e pennarello © Fondation Folon, ADAGP, Paris, 2022

La sezione dedicata alla protesta politica raccoglie alcuni disegni in cui gabbie e missili sono protagonisti indiscussi di una violenta denuncia dell’abuso o la violazione dei diritti umani, opere in cui però l’artista considera la possibilità di superare la sofferenza senza cedere al disimpegno; così un’umanità fatta di scheletri rappresenta il potere che ha ormai definitivamente perso la propria identità benevola, a cui segue la serie sulla Carta dei diritti dell’uomo, che l’artista esegue nel 1988, a quarant’anni dalla firma del documento, scegliendo non di raffigurare il diritto ma la sua violazione.

Jean-Michel Folon Manifesto per l’Ecologia, 1981 © Fondation Folon, ADAGP, Paris, 2022

La speranza invece è il tema cardine delle opere esposte nelle ultime sale contenenti i suoi acquerelli più famosi, risalenti agli anni ’80, dove prende forma il personaggio di Monsieur Quelq’un, e la serie donata alla collezione vaticana: «La serie della Creazione – sottolinea Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani – conferma Folon un artista dotato di una speciale sensibilità nei confronti del Sacro e nel contempo di un sincero interesse per la rielaborazione di temi universali, ispirati alle Sacre Scritture, filtrato attraverso uno sguardo sempre intriso di poesia».

La scultura, intitolata Il segreto, chiude la mostra “Folon. L’etica della poesia” riallacciando ancora una volta l’esperienza dell’osservatore al mondo onirico e delicatamente spietato di Jean-Michel Folon: il visitatore è proiettato all’intero dell’opera stessa che, in questo modo, vive di una potenziale unione e non dei lacerti lasciati da una assenza.

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