Joana Vasconcelos, VENUS (VALKYRIE), 2026, FVG Services 2026 Soqquadro
La Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti ospita nel suo spazio PM23, nell’intima soglia romana di Piazza Mignanelli, la nuova mostra di Joana Vasconcelos. Intitolata VENUS e visitabile fino al 31 maggio 2026, l’esposizione presenta 12 opere dell’artista portoghese, in omaggio e dialogo con 33 creazioni di Valentino, scomparso pochi giorni fa. Attraverso lavori inediti e sorprendenti, Vasconcelos richiama il valore dell’artigianato e indaga la tecnologia odierna, esplorando l’identità femminile e consacrando la sfera domestica a momento creativo.
La mostra intende ricreare un luogo, fisico e ideale, dove la bellezza non è concetto statico ma energia propulsiva, capace di generare significati ulteriori. Il percorso si sviluppa per oltre mille metri quadrati, attraverso una serie di sale tematiche, dove domina il tema dell’astrazione e dell’elemento naturale. All’inizio incontriamo Valchiria VENUS, un’installazione ambientale tessile che, per oltre 13 metri, inscena forme sospese, organiche e colorate, a simboleggiare la natura sfaccettata e interiore che ci abita.
Il viaggio prosegue con l’installazione Marilyn, dove pentole e coperchi vengono trasformati in scarpe monumentali e metalliche, a riflettere l’invisibilità degli stereotipi. Segue Garden of Eden, una vasta distesa, soffusa e armonica, illuminata solo da una vegetazione cangiante dalla quale emergono otto abiti total black di Valentino, indossati da archetipi femminili, creature ibride e misteriose che nascono e si rinnovano in un giardino ideale, come la moda Valentino.
Poi incontriamo Red Independent Heart #3, Witch Mirror and Sacro Cuore, un’esplorazione del colore rosso attraverso il ricamo, rievocando la cultura portoghese e i suoi simboli sacri. Un cuore in filigrana gira su se stesso, mostrando le sue diverse facce, a ricordarci che l’amore muta forma nella sua permanenza. Da qui si dipana un lungo corridoio di corpetti e giacche haute couture del Mestro Garavani, a condurci nella sala Full Steam Ahead (Red), dove un ampio fiore di loto di ferri da stiro, mobile e meccanico proprio come vorrebbe David Cronenberg, si apre e chiude, come allusione alla ciclicità del processo vitale e alla ripetitività della vita domestica.
A creare tale mostra sono state le mani di molteplici studenti di Arte e Moda, della NABA, Nuova Accademia di Belle Arti – Campus di Roma, dell’Accademia di Costume e Moda, della Maiani Accademia Moda, oltre che dei piccoli pazienti nelle sedi dell’Ospedale Bambino Gesù e Gemelli, delle donne delle case di INTERSOS per i rifugiati e di Differenza Donna per le vittime di violenza, delle detenute della Casa Circondariale del Carcere di Rebibbia, coinvolte grazie alla partnership con la Fondazione Severino.
Con tali iniziative, la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti si fa, dunque, punto di partenza di un rinnovato impegno: restituire alla cittĂ uno spazio espositivo dove intessere dialoghi culturali tra arte e moda.
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