René Mayer, Mutazioni furtive, 2024. Installation view, SAB Spazio Arte Bubbio
Dopo aver scelto la provincia di Asti come luogo di ritiro per continuare indisturbato la sua attività di pittore, l’artista e imprenditore svizzero René Mayer (Svizzera, 1947) acquista un ex impianto di imbottigliamento abbandonato da decenni, trasformandolo in un luogo per l’arte contemporanea. Grazie al suo intervento, l’ex cantina sociale di Bubbio sfugge da un triste destino di supermercato che avrebbe danneggiato le piccole attività del territorio, trasformandosi in SAB Spazio Arte Bubbio, un un centro culturale attivo nel cuore delle Langhe Astigiane.
Oggi, lo Spazio Arte Bubbio ospita la mostra di René Mayer Mutazioni furtive, a cura di Luca Beatrice. La personale dell’artista svizzero presenta una selezione di opere recenti, di grande dimensione. I quadri astratti sono caratterizzati da un’esplosione di colori che ricorda le tele di Kandinsky. La composizione pittorica è una tecnica mista eseguita con estrema minuzia artigiana. Gli sfondi delle opere spaziano dall’informale al geometrico. Cifra stilistica di Meyer sono fisher di plastica, divenute l’oggetto prescelto dal pittore, applicate sulle tele in maniera ripetitiva e lineare. L’artista sceglie questi specifici elementi perché è attratto dall’estetica del casinò ma nonostante ciò respinge l’idea del gioco. I gettoni rappresentano per lui l’azzardo che l’umanità sta compiendo nei confronti del pianeta, esprimendo attraverso un intervento pittorico l’azione di cambiamento e di impegno che caratterizza il nucleo centrale della mostra. Dipinti ognuno con una gradazione differente che ricorda le fasi lunari diventano metafora del cambiamento, possibile attraverso piccoli gesti. Le composizioni pittoriche di Meyer diventano equazioni gestaltiche di rivoluzione. Ogni opera affronta, seppur in una maniera abbastanza ermetica, una tematica differente relativa ad un aspetto della visione di Meyer.
I quadri dialogano armoniosamente con una serie di sculture dai colori vivaci, in alluminio laccato e plexiglass, installate permanentemente nella parte superiore dello spazio, appartenenti a Quirin Mayer (Svizzera, 1927), il padre di René. Le opere dialogono in armonia dimostrando come il colore sia un elemento importante per entrambi gli artisti, accomunati da un lavoro di astrazione figurativa e geometrica.
L’ex cantina sociale diventa quindi un luogo per l’arte contemporanea internazionale valorizzando al contempo la storia del luogo. Le opere di René Meyer compaiono su una speciale selezione di bottiglie di vino dell’Azienda Agricola Torrelli, primi produttori biologici dal 1992. I suoi quadri caratteristici adornano le etichette delle eleganti bottiglie dei viticoltori della Langa Astigiana, unendo tradizione e contemporaneo.
Oltre 4mila film senza abbonamento né registrazione: la nuova piattaforma WikiFlix aggrega titoli di pubblico dominio e li rende accessibili…
Le Gallerie dell’Accademia di Venezia presentano, finalmente riunito, uno dei cicli meno visti della pittura veneziana del Cinquecento: quello delle…
Negli spazi dell’Ex Chiesa di Santo Stefano, a Mondovì, una mostra riunisce le opere dei maestri del Surrealismo, dai primi…
Al Museo Lercaro di Bologna, il duo Antonello Ghezzi racconta la nascita di un’opera impossibile: dal fallimento di un progetto…
Il pittore newyorkese si unisce alla mega-galleria di Zwirner, presto lo vedremo in fiera a Frieze Los Angeles e in…
Al SAC - Spazio Arte Contemporanea di Livorno, il primo capitolo di una serie espositiva pensata come laboratorio aperto sulla…