Categorie: Mostre

La pittura di Mark Francis è un’esperienza sonora: la mostra alla Galleria Luca Tommasi di Milano

di - 17 Marzo 2025

Nel 1997, in occasione della mostra Sensation, esposta alla Royal Academy of Arts, l’opera di Mark Francis (1962, Newtownards) veniva descritta come «Piena di contraddizioni», «Fredda e cinetica», «Casuale e ordinata», «Astratta e figurativa». Aggettivazioni che se da un lato incorporavano lo spirito di un’appena nata generazione di Young British Artists, allo stesso tempo notavano, in un radicale antecedente, la novità pittorica dell’artista nordirlandese. Una peculiarità tutta sua che ritorna oggi in forma diversa, a distanza di ventotto anni, nella mostra Soundscapes, terza personale che la Galleria Luca Tommasi di Milano gli dedica. L’esposizione ha infatti un vantaggio dalla sua parte, ovvero quello del saper cogliere la variazione in una strada unitaria. Tanto che i termini indicati nel nome del titolo eludono il salto temporale e pongono l’attività di Francis, passata e odierna, in perfetta continuità.

Mark Francis, Sound break, 2024, oil on canvas, 122 x 91

Caro gli è sin dall’inizio l’impeto di un rapporto che lo conduce a un reiterato confronto con la scienza. Prima, mediante visioni microscopiche della fisiologia umana, con cui arrivava ad armonizzare sulla tela la struttura del sangue, batteri e movimenti spermatici. Ora, invece, nell’insieme di un corpus di dipinti che recuperano il gusto minimalista di una stesura del colore formalmente astratta e apparentemente innocua. E scrive bene Andrew Cross, poiché quanto è in gioco è qualcosa di «Notevolmente ottico e percettivo». A ciò che era infinitamente piccolo, o quelle parti dell’universo corporeo che all’occhio sfuggono, si sostituisce nel complesso una nuova sperimentazione fatta di «Bande verticali in blocchi di colore che cambiano rapidamente».

Raffigurazioni ripetute e strane, se così si può dire, che riescono, tuttavia, a incontrare l’evoluzione di un movimento non di certo interiore. Sfruttando, invece, le potenzialità di una visione pittorica non più letta in profondità, ma seguendo la virtualità della superficie (Sound break; Sequential Acces; Sound Synthesis, 2024).

Mark Francis, Sound Synthesis, 2024 oil on canvas, 153 x 122 cm

La proposta era dunque chiara sin dagli albori della sua carriera, poiché al cosa della rappresentazione doveva accostarsi, per via di necessità, il come della pittura. La scienza rimane, e rimane anche la contraddizione. La manifestazione complementare di un rapporto a dir poco classico tra astratto e figurativo (Sound break, 2024). La complessità del quadro, pertanto, trova unità nel ruolo del colore adesso inteso come «Interferenza dell’immagine e non come stasi». Un’immagine che se mai scompare del tutto nell’opera di Mark Francis, ripone, nel nostro caso, la sua attenzione fondamentale nell’esposizione di una dinamica.

«Sistematica» e «Fluida», «Non figurativa» e «Illusionistica», la descrive Cross. Nel particolare di un metodo di conoscenza che è capace di incontrare, pur nel limite dell’opera, l’accordo convincente tra un paesaggio visivo e un paesaggio sonoro. In una parola, soundscape.

Articoli recenti

  • Arte contemporanea

Romero Paprocki ha aperto a Milano

La galleria parigina sceglie Porta Venezia per la sua prima sede fuori dalla Francia e inaugura con Sutura, personale di…

14 Marzo 2026 16:02
  • Personaggi

Alfredo Accatino racconta la Cerimonia Paralimpica all’Arena di Verona

Arte contemporanea, danza e musica per la Cerimonia di Apertura Paralimpica realizzata da Filmmaster: Alfredo Accatino ci racconta il progetto…

14 Marzo 2026 14:30
  • Progetti e iniziative

Alla Fondazione Il Bisonte di Firenze quattro artisti rileggono la tradizione della grafica

La Fondazione Il Bisonte presenta le opere di Lori Lako, Leonardo Meoni, Bianca Migliorini e Chiara Ventura, nella mostra conclusiva…

14 Marzo 2026 12:30
  • Arte contemporanea

L’Uruguay alla Biennale di Venezia 2026, con la poetica dell’antifragile di Margaret Whyte

Margaret Whyte rappresenterà l’Uruguay alla Biennale di Venezia 2026, con un’installazione che intreccia tessuti e resti tecnologici per riflettere sul…

14 Marzo 2026 11:30
  • Attualità

Chi ha bisogno del vero nome di Banksy? Anonimato e potere in cinque opere chiave

L’inchiesta di Reuters sull'identità di Banksy apre una domanda: a chi giova conoscere il suo vero nome? Un’analisi del suo…

14 Marzo 2026 10:51
  • Mostre

Nella soglia della pittura: Bonenti, Kokanovic e Zolfaghari alla Galleria Heimat di Roma

Alla Galleria Heimat di Roma il progetto di Pamela Berry riunisce gli artisti Manuela Kokanovic, Giovanna Bonenti e Benymin Zolfagari…

14 Marzo 2026 10:30