Categorie: Design Mostre

La Pop Art in vetro di Richard Marquis, da Tognon Arte Contemporanea

di - 9 Settembre 2020

Entrando nella galleria di Caterina Tognon, respiri subito un’atmosfera che arriva prima della focalizzazione dei lavori, predisponendoti in un istante a una visione che solletica il tuo desiderio di conoscenza. Sulla sinistra, una grande scaffalatura piena di cataloghi fa intravedere gli spazi di lavoro e, mentre giri lo sguardo intorno a te, per capire come direzionare i tuoi passi, ti accorgi di essere già circondato da alcune opere che, sapientemente, danno la cifra della mostra. La sala espositiva verrà dopo ma, in qualche modo, senti già di aver capito.

Sei nella storia, nella storia del vetro. Non sei in una vetrina, peccato veniale che accompagna tanta dell’arte muranese, ma ti senti catapultato in un centro studi in stile nordico. Qui quello che accade è una mostra satellite di “Venezia e lo Studio Glass Americano” alle Stanze del Vetro, una personale di Richard Marquis, artista americano appunto rappresentato in Europa da Caterina Tognon già dal 1998.

Richard Marquis: The Best of the Two Worlds, Exhibition view

La nascita di uno stile

Marquis è una delle anime principali ad aver fondato lo Studio Glass americano, a lui è attualmente dedicata “Keepers”, una grande retrospettiva ospitata dal Museum of Glass di Tacoma, WA, Usa. Tutto a partire dall’esperienza diretta fatta a fine anni Sessanta in un’isola di Murano di certo molto meno coinvolta dai movimenti pacifisti e libertari che stavano attraversando gli Stati Uniti dell’epoca. Qui nasce uno dei pezzi che accolgono lo spettatore appena entrato in galleria, la American Acid Capsule, una pillola con i colori della bandiera americana in scala 10:1, finemente conservata all’interno di un’elegante bustina di stoffa. Inizia un percorso che lega Marquis al vetro, traghettandolo dalla ceramica a questo materiale che continuerà a coltivare per l’intera vita, anche e soprattutto dopo essere tornato in America.

Richard Marquis, American Flag Fade-Out, 1970

I fili che legano l’isola di Murano agli Stati Uniti sono fittissimi, il percorso che Marquis inizia qui però è davvero destinato a lasciare il segno e soprattutto a configurare uno stile personalissimo fatto di grandissima abilità tecnica e di stupefacente ironia. Cerca l’asimmetria quando gli altri soffiatori darebbero tutto per riuscire ad abbandonarla. Dissacra la purezza del materiale unendolo a object trouve che colleziona con insaziabile pervicacia. Trasforma la murrina in un elemento foriero di mille patterns che nulla hanno a che fare con la tradizione veneziana ma che riescono, invece, a proiettare il vetro all’interno di un’estetica quasi pop, fatta di colori opachi, straniamenti e deviazioni di percorso.

Richard Marquis, Animal Silhouette Sample Box 2000-22, 2000

Richard Marquis: The Best of the Two Worlds

Notevoli i pezzi in mostra, dalle teche contenti murrine e filigrane alle opere sormontate da oggetti ready made che ne travalicano la perfezione sgargiante. Saltano all’occhio l’uso del vetro pasta, la minuzia nella decorazione, l’utilizzo di frammenti come se fossero cellule che vanno a costituire un organismo complesso. Sono pezzi da cui emana il coraggio di mescolare e confondere categorie in molti casi contrapposte tra il concettuale e il manuale, tra ciò che ambisce a essere unico e prezioso e la produzione seriale.

Richard Marquis: The Best of the Two Worlds, Exhibition view

In una Glass Week che offre centinaia di proposte disparate, qui emergono una preparazione curatoriale e una consapevolezza espositiva degne di nota, proprie di chi da sempre dedica a questo materiale una ricerca attenta e minuziosa.

La mostra “Richard Marquis: The Best of the Two Worlds”, a cura di Caterina Tognon e Gabriele Pimpini, sarà visitabile fono al 21 novembre 2020.

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