Jannis Kounellis, La stanza Vede, Disegni 1973–1990, 2024. Courtesy Museo Novecento Firenze and the artist. Foto Ela Bialkowska OKNO studio
«L’argilla è materia, il ferro è materia, la carta è materia. Tutto è materia. Bisogna estendere il concetto di materia: materia da plasmare, materia che acquista significato, materia che diventa significativa». Con queste parole, la pittura di Jannis Kounellis esordisce all’interno delle sale del Museo Novecento di Firenze con una mostra che presenta oltre cento disegni realizzati dall’artista tra il 1973 e il 1990. E proprio nel 1990, si svolse l’esposizione curata da Rudi Fuchs per il Gemeentemuseum Den Haag dell’Aia dal titolo La stanza vede che rivelò la poetica cartacea dell’artista greco naturalizzato italiano, conosciuto come uno dei protagonisti dell’Arte Povera. In continuità con la povertà materica del movimento artistico, Kounellis affida il suo labirinto di sogni e archetipi figurativi alla carta; nei suoi disegni c’è l’intuizione di installazioni potenti e monumentali ma anche l’ermetismo di schizzi e annotazioni rintracciabili nelle opere più iconiche della storia dell’arte contemporanea. Ogni foglio è dominato dal nero «che è il colore dell’inchiostro e del carbone, del fumo e della notte, della malinconia e dell’irrazionale, del tragico mondo di Amleto e dei corvi di van Gogh, così come del mare nero cantato dal poeta simbolista Arthur Rimbaud» scrive il direttore artistico Sergio Risaliti nell’introdurre visitatori e visitatrici al dramma senza enfasi e senza retorica di Kounellis. Lontano dal decorativismo formale, il suo lirismo ermetico si svolge tra grovigli di segni tracciati rapidamente dai quali affiorano oggetti minimi e memorie arcaiche; nella gestione degli elementi compositivi e delle ombre, l’artista evoca dimensioni immaginarie che richiamano l’esperienza spaziale della pittura metafisica. Tant’è che La stanza vede suggerisce un’inversione poetica della relazione tra soggetto e opera: nei disegni di Kounellis è lo spazio a divenire attore dell’azione assumendo il ruolo di generatore di visioni, è la stanza che osserva spettatori e spettatrici, agendo su di loro.
Dal 2018, il Museo Novecento coltiva un programma di mostre dedicate alle opere su carta, presentando l’arte grafica sia come seme germinale ed embrionale della produzione scultorea, installativa e pittorica di alcune delle più celebri opere del Novecento, sia come intimo esercizio di astrazione che presidia la quotidianità dell’artista accogliendone le irruzioni immaginative. Il ruolo centrale del disegno nella storia dell’arte fiorentina si intreccia inoltre con il rapporto privilegiato di Kounellis con il capoluogo toscano. Attratto dalla cultura figurativa del prima umanesimo rinascimentale, l’artista diviene protagonista di alcuni degli eventi che hanno segnato la storia della città: la performance del 1975 nella Galleria Area nella quale, disteso a terra con una fiamma ossidrica legata ad un piede, riscaldava una caffettiera; l’installazione nel Chiostro di Santa Maria Novella del 1977 dove un trenino elettrico in miniatura girava attorno a una colonna; la mostra a Palazzo Vecchio e alla Galleria degli Uffizi nel 2017 per il progetto espositivo YTALIA. Energia Pensiero Bellezza. Con La stanza vede. 1973-1990, Firenze incontra Jannis Kounellis in un’esperienza intima e oracolare, un’iniziazione alla produzione su carta dell’artista che consacra la sua indubbia qualità di maestro del disegno. E se Kounellis amava definirsi «un poeta muto, un pittore cieco, un musicista sordo», dopo aver incontrato le sue fantasie notturne a china, matita e carboncino, potremmo ricordarlo per aver disegnato il peso del nero perché «un peso è ciò che esso nasconde, la sua storia, la sua moralità».
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