Categorie: Mostre

Le giovani donne di Margherita Manzelli abitano la Galleria Civica di Trento

di - 19 Gennaio 2024

«Le protagoniste delle opere semplicemente esistono dentro i loro corpi, abitando lo spazio che è assegnato loro di volta in volta. Si limitano a guardare mentre si fanno osservare. I loro connotati ci sono familiari, ci ricordano qualcuno senza essere nessuno in particolare. Esistono in quanto sono, più per caparbietà che per appartenenza»: è così che Margherita Manzelli presenta i suoi soggetti femminili, che su tela, murali e disegni convivono con lo spazio della Galleria Civica in maniera osmotica e dinamica.

Margherita Manzelli, Il disprezzo, 2022. Collezione Carola Golding

Da un’idea di Vittorio Sgarbi e a cura di Margherita De Pilati e Gabriele Lorenzoni, la mostra – concordano tutti – «è rarefatta, misurata, ogni parete e ogni sala è pensata, progettata e immaginata. Nulla è lasciato al caso». Manzelli toglie, sostituisce, aggiunge a quei corpi che potrebbero essere suoi alter ego, capaci di asserire con forza la propria presenza attraverso i loro occhi grandi, grandi come potrebbero essere quelli di una bambina, che guardano, credono e sperano in un barlume di vita. Non guardano tutti, no. Guardano proprio te, quell’altro che sostiene quello sguardo fino alla fine. La scelta di usare l’espressione «fino alla fine», non è casuale: sovente infatti l’opera di Manzelli ha il sapore di still life, volendo intendere tanto in termini storico-artistici il genere della natura morta quanto in termini puramente semantici l’essere ancora viva.

Margherita Manzelli, Oscuro è il cuore della bellezza. Galleria Civica, Trento

L’essenza della mostra esplode nel trittico – centrale nello spazio e anticipato da una selezione di dipinti e disegni che ripercorre una parte dell’ultimo decennio creativo di Manzelli – che dà il titolo anche all’esposizione, Oscuro è il cuore della bellezza: una figura femminile, solitaria, è al centro di uno spazio, vuoto, che si espande per rarefazione alle pareti per mezzo di centinaia di righe verticali. Chi è? Perché sta lì, di fronte a noi, irrigidita e apparentemente indifesa? Soffre? Attende? E come lei, così anche la donna di L’amore fa schifo (creatori di vuoto), e la donna di Il Disprezzo, e quella di Tutti e anche la donna di Il giorno finiva in un’infinita dolcezza. È istintivo, di fronte a questi corpi enigmatici e magnetici, evocati e rappresentati, proiettare su di loro i nostri stati psichici velandoli nella forma del dubbio, della curiosità o della domanda senza risposta. Non è soltanto un’intenzione conscia, ma un’istanza profondamente inconscia del sé nel mondo degli oggetti.

Margherita Manzelli, Il giorno finiva in un’infinita dolcezza, 2016, Collezione De Iorio

È lecito, in tal senso, chiedersi se il significato del corpus di opere esposte risieda in ciò che è rappresentato, nei gesti e nei processi che accadono nel corso della sua esposizione, o se invece sia esso guidato da un esperimento che l’artista Manzelli – che fin dagli anni ’90 predilige il linguaggio pittorico – mette in azione, grata alle pratiche performatice a cui si è avvicinata pur lasciando sempre più spazio alla raffigurazione archetipica, che si staglia sempre su di un monumentale impianto decorativo e ornamentale che fa da sfondo bidimensionale.

Margherita Manzelli, L’amore fa schifo (creatori di vuoto), 2018. Courtesy l’artista e greengrassi, Londra

Nessuna di queste giovani donne nasce da un’intenzione ritrattistica né proviene da una fotografia e tantomeno è una modella in scena. Ognuna di loro abita l’immaginario di Manzelli e vive di quella tensione psicologica che è propria dell’inconscio e che si fa specchio delle relazioni tra esseri umani. Ognuna di loro rivela una storia, pur senza la presenza di dettagli che soddisfano la curiosità. Certo, possiamo ipotizzare che in L’amore fa schifo (creatori di vuoto) la donna sia sposata e sia o sia stata una ballerina per via della fede e di quella posa classica dei piedi, ma non avremo mai una risposta certa perché sono strumenti attraverso cui Manzelli racconta in maniera magistrale la vita di uomini e donne fragili, colti nei momenti più importanti e delicati della vita in cui decisioni irrevocabili possono cambiare il corso di un’esistenza: mancarsi per un soffio, ritrovarsi o perdersi per sempre. Del resto, «il corpo così come il mondo è quello che è. E la testa al fine tagliata. Oscuro è il cuore della bellezza» scrive Manzelli in Poesia (2023).

Margherita Manzelli, Tormento, 2022. Courtesy l’artista e greengrassi, Londra

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