Categorie: Mostre

Entrare in un labirinto di intrecci. Le installazioni di Chiharu Shiota al MAO di Torino

di - 25 Ottobre 2025

Fino al prossimo 28 giugno il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino ospita una eccezionale mostra di Chiharu Shiota, realizzata in collaborazione con il Museo Mori di Tokyo. La mostra è curata da Mami Kataoka e Davide Quadrio, con la collaborazione curatoriale di Anna Musini e Francesca Filisetti. Si tratta di un evento di particolare spessore culturale e artistico, che unisce al grande impatto scenografico un’intensa profondità di contenuti.

Shiota Chiharu, Connecting Small Memories
(detail), 2019 – Mixed media – Dimensions variable. Installation view: Chiharu Shiota: The Soul Trembles, MAO Museo d’Arte Orientale, Torino, 2025 – Photo: Giorgio Perottino – Photo courtesy: MAO Museo d’Arte Orientale

Chiharu Shiota (Osaka, 1972) è artista di fama internazionale. La mostra monografica presentata al Mao porta il titolo The soul trembles… e approda al museo torinese dopo essere stata ospitata in istituzioni prestigiose come il Grand Palais di Parigi, il Busan Museum of Art, il Long Museum West Bund di Shanghai, la Queensland Art Gallery di Brisbane e lo Shenzhen Art Museum. La sede del MAO fa quindi in parte eccezione. Nonostante negli ultimi anni il museo torinese abbia, infatti, incentrato la propria programmazione di ricerca nell’intenso e produttivo confronto tra arte asiatica di epoche antiche con la più recente e viva produzione contemporanea, l’ampio spazio dedicato al lavoro di Shiota tra le opere provenienti dalle più diverse e lontane epoche, rende l’esperienza di fruizione particolarmente emozionante. Inoltre, in mostra sono presenti diverse opere completamente nuove, oltre ad interventi site specific realizzati ad hoc per gli spazi del museo.

Shiota Chiharu, Uncertain Journey, 2016/2025. Metal frame, red wool – Dimensions variable – Installation view: Chiharu Shiota: The Soul Trembles, MAO Museo d’Arte Orientale, Torino, 2025 – Photo: Giorgio Perottino – Photo courtesy: MAO Museo d’Arte Orientale

I lavori più noti di Shiota consistono in spettacolari installazioni in cui fili rossi o neri s’intrecciano, invadendo e modificando, letteralmente, l’intero spazio espositivo. Il fruitore cammina in questo spazio alterato, e ha così l’impressione di varcare la soglia sottile che normalmente separa l’immaginario fantastico e psichico personale dalla percezione della realtà concreta ed esteriore. Ne nasce, in qualche modo, un mondo del tutto nuovo, come sempre accade quando siamo di fronte all’opera d’arte nel senso più profondo e vero del termine.

Nelle installazioni fatte di fili intrecciati a volte compaiono oggetti delle più svariate dimensioni: un pianoforte silenzioso, dai tasti bruciati (In silence, 2008), abiti appesi al soffitto come se i corpi che un tempo li indossarono si fossero trasformati in spiriti o presenze ossessive e inquiete della memoria (Reflection on space and time, 2018), e così via. Nell’installazione che chiude il percorso espositivo, al quarto piano del museo, gli oggetti sono, invece, piccoli giocattoli in miniatura, a comporre una collezione di ricordi d’infanzia personalissimi, eppure facilmente condivisibili, che evocano il mondo dell’innocenza e della fanciullezza, pur conservando un retrogusto amaro, una sorta di rimando appena accennato a qualche ferita interiore che stenta a cicatrizzarsi.

Shiota Chiharu, Where Are We Going?, 2017/2025. White wool, wire, rope – Dimensions variable. Installation view: Chiharu Shiota: The Soul Trembles, MAO Museo d’Arte Orientale, Torino, 2025 – Photo: Giorgio Perottino – Photo courtesy: MAO Museo d’Arte Orientale

L’esposizione nel suo complesso si articola in maniera pervasiva all’interno dell’intero percorso museale, tra installazioni, fotografie e opere di vario tipo. L’arte contemporanea di Shiota si affaccia, così, tra i reperti di un passato antichissimo, da noi lontano nel tempo e nello spazio, ponendosi in dialogo performativo, con un effetto insieme di attualizzazione della memoria e di profetico straniamento. La storia, anche quella da noi distante e che appartiene a lontanissimi continenti, in tal modo si fa presente in un gioco di dialoghi e stratificazioni progressive, aprendo la strada a mille interpretazioni e riletture sempre nuove e prodigiosamente creative tanto dei reperti del passato, quanto delle opere del presente, e che accennano al prossimo futuro.

Shiota Chiharu, Where Are We Going?, 2017/2025 White wool, wire, rope – Dimensions variable. Installation view: Chiharu Shiota: The Soul Trembles, MAO Museo d’Arte Orientale, Torino, 2025 – Photo: Giorgio Perottino – Photo courtesy: MAO Museo d’Arte Orientale

Ma sempre, tra le immagini e le opere di Shiota, non è difficile cogliere l’autenticità del sentimento e del vissuto personale dell’artista, che però come accade spesso e volentieri in presenza di un operare artistico degno di questo nome, si presta perfettamente al rapporto empatico con il pubblico. La toccante vitalità e la sincerità percepibile delle opere creano, infatti, un contesto ampiamente condivisibile dal punto di vista emotivo, in cui ciascuno e ciascuna facilmente ritrova più o meno esplicite risonanze.

Tra i temi ricorrenti, nelle opere esposte, quello del viaggio, inteso dal punto di vista simbolico e metaforico. Ci sono barche intrecciate di fili, i quali paiono a volte quasi scaturire dal loro interno, che si fanno simbolo insieme di perdita e ricerca di una direzione esistenziale (Where are we going?, 2017 e Uncertain Jourey, 2016). Oppure ci sono valige appese al soffitto a diverse altezze, che si muovono ritmicamente, occupando quasi interamente un’ampia sala del museo (Accumulation – searching for the destination, 2021).

Shiota Chiharu, Accumulation – Searching for the Destination – 2014/2025. Suitcase, motor and red rope – Dimensions variable. Installation view: Chiharu Shiota: The Soul Trembles, MAO Museo d’Arte Orientale, Torino, 2025 – Photo: Giorgio Perottino – Photo courtesy: MAO Museo d’Arte Orientale

Il motivo dell’accumulazione, del sovrapporsi, intrecciarsi ed intricarsi di fili, ricordi, percezioni, danno il senso di un sentimento angosciante, ossessivo compulsivo, inquietante e che pure genera un’irresistibile bellezza. Non vanno dimenticate, poi le opere fotografiche e video, che hanno al centro il corpo femminile dell’artista che si fa pensiero e sangue, tra memoria, storia personale, evocazione di memorie artistiche (in un caso viene in mente senz’altro Hermann Nitsch), e sempre la sensazione dell’autenticità e della consapevolezza.

Con l’intenzione di accompagnare il pubblico nell’approfondimento ad ogni livello delle opere esposte, la mostra è corredata, poi, da una serie di eventi e interventi concomitanti, che da qui all’estate animeranno le sale del museo con esperienze musicali, approfondimenti e molto altro, a comporre un ricco public program musicale e performativo. È stato realizzato, infine, un catalogo bilingue con testi dei curatori e di Beatrice Merz, mentre è in programma un rapporto di dialogo con il MUDEC di Milano, che dal 19 novembre ospiterà a sua volta l’opera The Moment the Snow Melts di Shiota per la mostra Il senso della neve.

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