Categorie: Mostre

Le Ragazze della Bauhaus: a Terni una mostra sul lato nascosto dell’innovazione femminile degli anni Venti

di - 25 Agosto 2024

Una storia d’altri tempi, ma al tempo stesso, una storia senza tempo. Che fa riflettere, e molto, oggi più che mai, mentre si parla sempre più di diritti – concessi o negati – di emancipazione della donna e del suo ruolo nella società. E, volendo, anche nel mondo dell’arte e della cultura. Stiamo parlando della storia delle cosiddette “Ragazze del Bauhaus” e, nello specifico, del “caso” Margarete Heymann, a cui è dedicata la mostra in corso al Museo CAOS – Centro Arti Opificio Siri di Terni.

Le ragazze del Bauhaus e il caso Margarete Heymann, Museo CAOS – Centro Arti Opificio Siri di Terni

Nell’esposizione – a cura di Carlo Terrosi, presidente della Cooperativa Le Macchine Celibi, con la consulenza scientifica di Roberto Terrosi, già docente di estetica all’Università di Sendai – viene celebrata la figura di Margarete Heymann: una delle prime donne iscritte alla scuola d’arte Bauhaus e illustre designer di ceramica, attraverso una selezione di 150 opere, in maggioranza ceramiche, oggetti in metallo e tessuti dell’epoca, e riedizioni dei maestri della scuola Bauhaus. Insieme a una serie di pregiate litografie, tra le quali spiccano quelle di Vasilij Kandinskij, che sono parte della collezione permanente del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea Aurelio De Felice di Terni. Dietro a un grande uomo, recita il detto (odioso, diciamolo pure), c’è sempre una grande donna. Solo che spesso quella donna si porta anche davanti alla figura del marito. Volente o nolente. Come è accaduto alla stessa Heymann, che dopo la morte del consorte, caduto in un incidente stradale, ha portato coraggiosamente avanti l’importante azienda di produzione di ceramiche, la Haël Workshops for Artistic Ceramics, fondata nel 1923, sfidando tutti i preconcetti sul ruolo della donna nella società del tempo e mostrando la volontà di portare avanti il design Bauhaus con le sue ceramiche che, all’epoca, era considerato d’avanguardia. Ma l’impresa era ancora più difficile di quanto si possa immaginare, anche per via di un contesto stortico particolarmente avverso.

Le ragazze del Bauhaus e il caso Margarete Heymann, Museo CAOS – Centro Arti Opificio Siri di Terni

Ebrea di nascita, Margarete Heymann, non tardò ad attirare attacchi personali da parte dei nazisti, fortemente attratti dall’importanza dell’azienda che lei gestiva. E sopo la crisi economica del 1929, Margarete fu costretta a cedere l’azienda nei primi anni Trenta, in seguito al nuovo attacco dei nazisti, attraverso un articolo uscito sulla rivista Der Angriff (L’assalto), il 20 maggio 1935, intitolato “La ceramica ebraica nella camera degli orrori”. Nell’articolo si mettevano a confronto le ceramiche d’avanguardia della Heymann, con quelle della ben più moderata ceramista Hedwig Bollhagen, definendo infine la sua arte come “degenerata”. Solo dopo tali attacchi, fu convinta a cedere la propria azienda a prezzi da liquidazione, per passarla proprio nelle mani di Hedwig Bollhagen, la quale non si fece alcuno scrupolo nell’utilizzare i disegni e le idee di Margarete Heymann per risollevare le sorti della fabbrica, consapevole del fatto che queste linee innovative venivano molto più apprezzate dal pubblico. Non è un caso, né tanto meno un misterno, che anche in seguito la Bollhagen continuò a utilizzare lo stile Bauhaus per continuare ad avere successo. Per questo motivo, dopo la sua morte, venne celebrata come una grande designer e le venne dedicato un museo. Solo più tardi alcuni giornalisti fecero luce sulla questione, rendendo merito al lavoro della Heymann, riconoscendone il valore originale e dimostrando che la vendita (forzata) dell’azienda era stata a tutti gli effetti una “arianizzazione”, ovvero un’espropriazione eseguita dai nazisti nei confronti delle aziende gestite da ebrei. Ma senza poter concedere a Margarete Heymann, purtroppo, né successo, né gloria.

Le ragazze del Bauhaus e il caso Margarete Heymann, Museo CAOS – Centro Arti Opificio Siri di Terni

Eppure la donna non si arrese neppure di fronte a tutto questo, riuscendo a trovare riparo a Londra, dove provò ad aprire un’azienda analoga, ma senza riscuotere lo stesso successo ottenuto prima in Germania negli anni Venti, finendo così nel dimenticatoio. Anche per questo la mostra di oggi assume un ruolo particolare, per provare a concedere a questa artista i giusti meriti dal punto di vista artistico e culturale, per un tributo e un atto moralmente dovuto, di riscattare un’artista ingiustamente emarginata a causa di discriminazioni razziali. Con l’intento ulteriore di riscoprire, al tempo stesso, l’importanza del ruolo delle donne nel Bauhaus, essendo la prima scuola d’arte aperta ad esse, che fu presa d’assalto da tante ragazze desiderose di innovazione e di opportunità in una società ancora oppressa da una forte impronta patriarcale. La mostra, che merita un’occhiata, rimarrà visitabile fino al 1° dicembre.

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Nato nel 1980, è appassionato di arte, con particolare propensione per quella figurativa, collabora con Exibart dal 2008. Nonostante la formazione self-taught nel campo dell'arte, si è affermato nel tempo come esperto di pittura, partecipando alla giuria di numerosi concorsi e collaborando come corrispondente di arte e cultura per varie testate. Tra i vari incarichi per Exibart, cura oggi la rubrica Case ad Arte dedicata alle dimore degli artisti in Italia e all'estero.

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