Allestimento mostra “Mario Schifano, il Nuovo Immaginario" a cura di Luca Massimo Barbero alle Gallerie d'Italia di Napoli (Roberto Serra / Iguana per Gallerie d'Italia)
Chi dovesse imboccare l’ingresso della mostra “Mario Schifano: il nuovo immaginario. 1960 1990” alle Gallerie d’Italia di Napoli senza minimamente conoscere l’artista in questione, ne uscirebbe certamente con un considerevole bagaglio culturale circa la vita e le opere di quello che, a ragione, è considerato un punto di riferimento importante della Pop art in Italia. Grazie a soluzioni espositive chiare e alle scelte curatoriali di Luca Massimo Barbero, la mostra è semplice da seguire anche per chi non fa parte del modo degli addetti ai lavori. Sono infatti ottimamente narrati 30 anni di un percorso artistico non lineare – pieno di salite, discese, corsie preferenziali e stradine di campagna – di un personaggio fondamentale per il ‘900 italiano.
In collaborazione con l’Archivio Mario Schifano sono oltre 50 i lavori della produzione dell’artista esposti, provenienti dalla Collezione di Intesa Sanpaolo, dal Museo del Novecento di Milano, dalla Galleria Internazionale d’Arte Moderna Ca’ Pesaro di Venezia, oltre che da gallerie d’arte e collezioni. Dai rari monocromi con cui Mario Schifano iniziò la sua carriera sul finire degli anni ’50, alle insegne dedicate ai dominatori del mercato – come Esso e Coca Cola – con cui, a metà dei ’60, diede inizio alla sua riflessione sulla comunicazione e sul simbolo nell’era della globalizzazione che appena iniziava a prospettarsi.
Non mancano i Paesaggi Italiani, fra le serie più note, che declinò in tutti i media – dalla serigrafia mixata a tecnica mista su cartone alle tele. Proseguendo sul concetto di “paesaggio”, anche solo trovarsi al cospetto di Paesaggi Tv – serie degli anni ‘70 esposta per la prima volta in tale occasione – vale la visita alla mostra. Proprio con questo ciclo Mario Schifano iniziò ad affermarsi come precursore dell’applicazione del digitale nell’arte, proponendo in un contesto artistico come quello italiano – ancora legato univocamente a pennelli, tempere e tavolozze – le sue “tele computerizzate”.
L’interesse che sempre suscitano le mostre di Mario Schifano non è dovuto unicamente al suo valore – indiscutibile – come artista. Una vita di eccessi e i dubbi sull’originalità della sua produzione, alcuni dei quali non del tutto chiariti, rendono probabilmente questo poliedrico artista ancora più interessante. L’arte in fondo è anche un gioco e, nel 2023, se sia la mano o l’idea a fare di un’opera l’opera d’arte è un argomento che fa più sbadigliare che riflettere. Tuffandosi nel mare di colori che dominano la mostra di Mario Schifano alle Gallerie d’Italia e un divertissement fermarsi davanti ad un’opera, apprezzarla e porsi solo dopo la domanda “sarà originale?”.
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