Before they wake up, 2024, oil on linen, cm 14,5 x 25,5. Ph. Sebastiano Luciano
Tra il logoro realistico e il memore affettivo è da ascrivere il lavoro di Michele Tocca (Subiaco, 1983), di cui la Z2o di Sara Zanin presenta la prima personale in galleria, a Roma, con la curatela di Davide Ferri. Si tratta di una selezione di lavori realizzati tra il 2023 e il 2024, nei quali l’artista suggerisce allo sguardo la propria vocazione a dipingere durante gli intervalli prealbatici delle sue giornate. Nel tentativo di cogliere, secondo le parole di Tocca, «Quella sensazione di stupido crescendo», definibile «Con questa parola inglese bellissima che in italiano non esiste: “incremental”». Quella condizione, cioè, d’intensificazione, accrescimento, levarsi, sublimazione di cui si permea la luce mattutina una volta superata, scavalcata la notte.
L’abilità pittorica di Tocca è consapevolmente attenuata. Prende forma nel perseguire un’estetica borghese, low, non pretenziosa. L’attenzione dell’artista, infatti, è rivolta a oggetti d’uso quotidiano. Si riconoscono delle scarpe, una scopa, un maglione bucato, le vedute d’impronta della casa di fronte. Non c’è meditazione. Per via della fugace tecnica adottata: pittura dal vivo, talvolta in scala 1:1 e, soprattutto, senza mai ritocchi a posteriori. Si respira quello stesso riserbo, quello stesso indugiare un passo prima della più tersa rivelazione, che è propria anche di chi ha disegnato il percorso.
L’artista lavora per cicli e serie un po’ manierate. Di pregio i due dipinti ad olio su lino Si scioglie e Piccolo chiarore. Gli unici nei quali la predilezione per il figurativo si fa incerta e, complice la luce, trascolora quasi del tutto nell’astratto.
Più che associare Tocca variamente all’Impressionismo, ai Fauves o alla pittura fiamminga del Seicento, con la quale si possono rilevare talune affinità tematiche (interni, paesaggi, nature morte), si ritiene credibile considerarlo un immaginario epigono dei nostri Macchiaioli. Con qualche vezzosa concessione al contemporaneo.
Il taglio peculiare delle tele marcatamente orizzontale o verticale, ogni volta di formato minuto. Una caratteristica che pure si può ritrovare in altri giovani artisti italiani, valga il solo nome della veneziana Chiara Enzo. E poi i leziosi profili del binocolo, dell’ombrello, dei Ray-Ban attraverso i quali Michele osserva, a incorniciare la scena.
La mostra di Michele Tocca alla z2o Sara Zanin di Roma sarĂ visitabile fino al 31 luglio.
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