Categorie: Mostre

Monumenti ambigui e David scomposti, la mostra di Alessandro Calizza a Roma

di - 17 Novembre 2023

Dal 14 ottobre al 16 dicembre 2023, la project room bar.lina ospita Rotten dreams and golden plates, l’ultima personale di Alessandro Calizza (Roma, 1983), a cura di Andrea Acocella. Si tratta di un manifesto con cui Calizza torna in mostra a Roma, dopo le collettive alla Galleria La Nuvola e alla Galleria Gilda Lavia. A seguito di molteplici attività che lo hanno coinvolto in residenze ed esposizioni internazionali, quest’anno all’artista è stato dedicato anche l’Annuario dell’Arte Italiana, pubblicato da Treccani in collaborazione con la Quadriennale di Roma. L’esposizione a bar.lina è una scelta consapevole che volge a rafforzare la connessione tra i processi che ruotano attorno al progetto, legati sia al Distretto di San Lorenzo sia all’ideologia pioneristica che lo caratterizza. Ne è esempio il talk della preview, ospitato proprio alla Soho House, e che ha visto ospiti, oltre all’autore e al curatore, Isabelle Sciamma e Massimo Mininni.

Rotten dreams and golden plates, mostra personale di Alessandro Calizza, a cura di Andrea Acocella. Bar.lina, San Lorenzo Roma. Fotografia di Alberto Guerri

La mostra consiste nella sintesi di una metafora che supera «La fissità dei canoni». Essa seleziona, come in un rebus, un linguaggio glitch in fil di ferro e un David “scomposto” come soggetto. Si tratta del calco in vetroresina del monumento in marmo di Michelangelo, emblema di un’epoca e di una perennità. Ma l’artista si concentra non nell’interezza delle forme levigate, bensì sull’instabilità dei suoi frantumi. Quella che prima fungeva come tensione che precede l’azione, ora muta nell’energia diffusa di una demolizione, per “mettere in discussione” questo paradigma teorico a cui tende.

«È interpretabile come un’azione simbolica iconoclastica volta a contestare le norme tradizionali di genere. A parte l’evidente contraddittorietà che assume nella contemporaneità, il David rappresenta l’abituale schema educativo patriarcale: incarnare una forma di autorità, un sistema di potere», spiega il curatore.

Rotten dreams and golden plates, mostra personale di Alessandro Calizza, a cura di Andrea Acocella. Bar.lina, San Lorenzo Roma. Fotografia di Alberto Guerri

La statua non volge più a degli ideali umanistici, bensì ad un disfacimento espressivo in cui il gesto artistico diviene “atto politico”. È una sineddoche delle aspirazioni e, al tempo stesso, delle minacce del nostro tempo. Calizza raffigura la distruzione di quest’ultima, l’umanità che proviene dal suo interno, risaltata per colate uniformi di colori “surreali”. Esse fuoriescono copiosamente dal monolite in senso organico, sotto la forma di sostanze informi, fondendosi a quel che rimane del ricordo di una civiltà. Le creazioni di Calizza, nello spazio indipendente di bar.lina, si ergono come monumenti ambigui che sfidano gli spettatori ad interrogarsi sulla contemporaneità, guidandoli in un percorso d’indagine e spaesamento.

La mostra prosegue con l’esposizione su tela di toni acidi, come inizio di una riflessione spaziale e cerebrale, naturale e scultorea, che approda allo scintillio, sfaccettato e minimo, di una gemma incastonata nel muro. «La pietra preziosa consiste in una sorta di prospettiva finale, di respiro; è un’apertura alla speranza. L’opera deve essere un campanello d’allarme, ma mai una dichiarazione di resa», prosegue l’autore.

Rotten dreams and golden plates, mostra personale di Alessandro Calizza, a cura di Andrea Acocella. Bar.lina, San Lorenzo Roma. Fotografia di Alberto Guerri

L’artista, tramite un dialogo sia ironico sia tagliente, propone così al pubblico un pensiero che riflette “attivamente” sul sistema ideologico-culturale attuale, attraverso la distinzione metaforica tra maceria e rovina. È un rifarsi al pensiero di Marc Augè, secondo cui le rovine hanno un valore connesso all’evoluzione temporale dell’umanità; raccontano di una grandezza che è stata, secondo una conformazione costruttiva, distante da quella deleteria delle macerie. La realtà che abitiamo sembrerebbe composta più da quest’ultime e, quella di Calizza, potrebbe valersi come una lettura del nostro presente, vista “dal futuro”.

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