Ogni cosa creata, veduta della mostra, NAMI Gallery, Napoli, 2025
Qual è il primo vero romanzo di fantascienza? Frankenstein o il moderno Prometeo, una delle opere più famose della scrittrice inglese Mary Shelley che, con la figura della creatura, da sempre, affascina per la sua natura ai limiti della compresione. Questo essere mostruoso e meravigliosamente umano è al centro della mostra Ogni cosa creata, visitabile fino al 13 maggio alla NAMI Gallery di Napoli. La curatrice, Stefania Trotta, ha scelto le opere di due artiste campane, Magda di Fraia e Lucia Schettino, per trasmettere le inquietudini che, da sempre, attanagliano l’essere umano e con le quali deve giornalmente lottare, in tutte le sue sfumature.
Se il famoso romanzo nasceva anche dopo il fermento scientifico in seguito a gli esperimenti condotti su esseri viventi per ridargli quella vita tagliata dal caso, in un certo senso le due artiste vanno a rappresentare, nei loro lavori, una diversità di creature che potrebbero vivere nei nostri incubi, se non nelle nostre coscienze.
Magda di Fraia, attraverso l’incisione a punta secca, trasforma il segno in un’ombra dalle forme indefinite, come nel caso di una piccola incisione che, nella sua forma primordiale, allude a un qualcosa in divenire. Le figure I e II, rinominate I Giganti per le loro dimensioni, potrebbero dare l’idea di camminare verso lo spettatore o, al contrario, sembrare immobili, quasi come se attendessero qualcosa, forse qualcuno. Il segno, tipico della punta secca, è graffiato e rimanda a una serie di significati che possono affondare le proprie origini in un passato primitivo ma anche proiettare verso forme ibride di esseri viventi a metà strada tra l’animale e l’umano.
Lo stesso fenomeno sembra trovare nuove domande nelle opere embrionali e a tratti aliene di Lucia Schettino, che lavora su quegli istinti che emergono al contatto con la materia, in maniera naturale, senza forzature. Schettino, attraverso l’installazione La trasformazione di una vespa, dona più vite a un imenottero, duplicandolo in varie forme fino a immaginarlo in un corpo completamente diverso da quello reale. Oltre alle sagome scultoree che riflettono su una latente aggressività bestiale, Schettino realizza anche opere che lascia colare su vetro o su tela, per poi donargli un titolo poetico e descrittivo, come nel caso di insetto trafitto che corre verso un fiore mosso dal vento.
«Le due artiste – scrive nel testo la curatrice – rivelano la profonda necessità di trasmettere attraverso linee rette e sinuose i loro universi di terrore e umana solitudine. La forza espressiva di questi miraggi reali simula il ricordo di un istinto che è in ogni essere umano».
In Ogni cosa creata, Di Fraia e Schettino si fanno artefici di un immaginario ricco di tensioni, che possono toccare note profonde e di cui non bisogna avere timore e che, invece, bisogna accogliere, perché proprio quelle creature che emergono dalle opere diventano specchi in cui riflettersi e su cui riflettere.
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