Katya Ohii, The buffet of the odd cutlery set (2023), 13x8x4cm, argento sterling. Katya Ohii e Etere, Uroboros Capsule (2024), dimensioni variabili, rami, sale, raso bruciato, e Gaiae, Aurea, Ignis, Nerea e Aetere, argento 925. Crediti: Lusvardi Gallery
Nuovi mondi che cercano una poetica precisa, in cui organico ed inorganico si intrecciano nella ricerca di un tempo futuro che aleggia costantemente attorno ai nostri occhi increduli. Percezioni visive raccolte in narratologie inesperte, acerbitĂ di significato che mostrano uno sforzo immenso nella ricerca della forma. PerchĂŠ lâarte è immediata, mentre il sistema di significato da cui è corroborata è tremendamente complesso.
Di fatto, ci si potrebbe chiedere cosa affronta un giovane artista quando cerca di vivere alla ricerca del significato. Forse cerca nella realtĂ di unire i tasselli di un mosaico intricato, forse di definire nuove architetture di significato sulla base di ciò che è esistente. Alla Lusvardi Gallery di Milano, un esperimento incuriosisce e suscita diverse aperture e altrettante cesure rispetto ad un pensiero, forse desueto, precedente. Visitabile fino al 14 marzo, Uroboros, iĹ titolo della mostra curata da Giovanni Lo Castro, membro, insieme a Francesco Canali e Silvio Giammaerco, di Etere. Un progetto articolato che ritrova la sua matrice, e forse qui non câè niente di nuovo, nellâimmaginario postumano i cui confini sono stati marcati da David Cronenberg.
Il regista canadese crea ibridazioni inaspettate, riflette sulle emergenze paradigmatiche di un presente costellato da discronie, disarmonie, disordini e cataclismi concettuali. I luoghi della galleria, in Corso Buenos Aires 45, vengono popolati da forme inquietanti, riflessioni sulla natura di un cambiamento chiaramente percepibile ma di cui forse non vogliamo renderci completamente conto. Le forme mutano, i confini si dissolvono labili; la stabilitĂ appare una professione pre-post-umanista, in cui gli ideali e le certezze perdono la loro ragion dâessere nella ricerca di un significato profondo che ineffabile, appena sondato.
Katya Ohii, Lorenzo Conforti, Giuseppe Salis e Gregorio Vignola dialogano con un contesto importante, forse sbagliato, in cui sono accolte nuove forme di vita nellâeco di unâindistinzione che appare eco dellâIllusione dellâimmortalitĂ di Jean Baudrillard. Forme metamorfiche accolgono una subcultura a cui gli artisti fanno un riferimento scrupoloso: grottesco e fiabesco, organicitĂ ed inorganicitĂ , pittura e graffissimo, arcaicitĂ e dimensioni futuribili. Infine, il collettivo Etere, un progetto artistico che fonda la sua ricerca sullâalchimia: dallâargento inorganico allâesplorazione di pratiche differenti.
Lâesposizione costruisce una narrazione transmediale in cui scultura, pittura, grafica e design cercano vicendevolmente un sostegno. Oltre il tempo, oltre lo spazio, oltre i canoni estetici della nostra contemporaneitĂ declinante, questi esperimenti non si improvvisano in alcun modo ma riflettono sulla natura mutevole degli oggetti che creano. Gli anelli di Etere strutturano forme volubili, che si immergono nel flusso del tempo, attraversando epoche, cercando di appropriarsi di uno spazio difficile come il mercato dellâarte contemporanea.
Far emergere una ricerca di questo genere senza apparire didascalici, e quanto certi artisti della New Media Art sono didascalici è di per sĂŠ evidente, è unâimpresa forse prometeica, demiurgica: dare una forma oltre lâapparenza; donare una prospettiva trascendente in un universo di tecnica. Lâuroboro, il faro lontano che cercano di raggiungere per poter approdare nella vastissima pianura del significato: unâimmagine giĂ di per sĂŠ conchiusa, che si arricchisce dellâiperinformativitĂ del contemporaneo e dellâiperproduzione di immagini.
Se la nostra società è dominata dalla diffusione di informazioni attraverso le immagini, che raramente possiedono la valenza poetica che potremmo aspettarci, questa collettiva ci permette di approfondire una ricerca che non è, in alcun modo, storicizzata, ma figlia di un paradigma. Se, in qualche modo, lâutopia del significato è lâunica prassi virtuosa nellâatopia del presente, gli artisti coinvolti cercano il crollo, la caduta. La visione della scomparsa delle certezze effimere nellâinforme, nel discreto. Unâincoerenza di fondo in cui questi artisti, ancora acerbi, buttano le loro radici. Un nuovo proto-movimento, che necessita dellâorganizzazione metodica e scientifica di una figura che possa guidarli. Un comandante che possa spingere le potenzialitĂ di giovani anarchici, negli spazi inesplorati della scomparsa della forma. E possiamo solo sperare che trovino lo spazio che meritano, in un universo di personalismi vari senza alcuna fondatezza.
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