Categorie: Mostre

Né scultore, né pittore. ‘Nunzio Anni Ottanta’, la personale dell’artista in mostra a Verona

di - 2 Febbraio 2025

«Non faccio né scultura né pittura in senso stretto», così esordì Nunzio in un’intervista di quegli anni. Ed effettivamente, le opere dell’artista abruzzese appaiono appese al muro come grandi quadri materici, generando un disorientamento intenzionale nello spettatore. Non si possono percepire interamente nello spazio, ma emergono da esso, quasi respingendoci, facendosi esse stesse spazio.

Nunzio si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma sotto la guida di Toti Scialoja. Nel 1973 apre il suo studio nell’ex Pastificio Cerere, nel quartiere romano di San Lorenzo, luogo di lavoro anche per Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Piero Pizzi Cannella e Marco Tirelli. Sono gli anni della sperimentazione per la Nuova Scuola Romana, in cui si cercano risposte oltre il ritorno alla pittura promosso dalla Transavanguardia. L’esposizione alla Galleria dello Scudo di Verona si concentra proprio sul primo decennio di attività dell’artista, con una selezione di quindici opere degli anni Ottanta provenienti dalla collezione di Fabio Sargentini. Da un lato, lo scultore considerato tra i più promettenti della sua generazione; dall’altro, il gallerista che gli dedica tre personali nel 1984, 1986 e 1988.

Nunzio, anni Ottanta. Installation view, Galleria dello Scudo, Verona

Negli anni Ottanta, Nunzio lavora prevalentemente con tre materiali: gesso, piombo e legno. Nei primi anni del decennio si concentra soprattutto sul gesso, sfruttandone la malleabilità e la duttilità. Sperimenta anche con la gravità, appendendo al muro opere di grande formato che evocano il simbolismo e gli stati dell’inconscio, scavando e plasmando la materia. Spleen (1980), il cui titolo richiama inequivocabilmente Baudelaire, rimanda a quegli stati d’animo malinconici che sfuggono alla comprensione razionale. Allo stesso modo, Angelo (1985) e Demone (1985), posti frontalmente l’uno all’altro, sembrano incarnare le forze che governano la ragione e, più in generale, l’esistenza stessa: il divino e il demoniaco. Curioso è l’uso del colore blu per Angelo, su cui sembra impressa un’ombra più scura, come un negativo fotografico, una traccia ottenuta per radiazione. Un effetto che richiama forse il poeta Rimbaud, il quale associava il blu alla lettera O, “la suprema Tromba piena di stridi strani, silenzi attraversati dagli Angeli e dai Mondi”.

Nunzio, anni Ottanta. Installation view, Galleria dello Scudo, Verona

Nella seconda metà del decennio, Nunzio approfondisce la sua pratica artistica con lo studio del legno, naturale o combusto. Le opere di questi anni presentano un carattere meditativo ed esistenziale, a tratti simbolico, intimo, oscuro e fatalista. Ma rappresentano anche l’incarnazione di uno spirito del luogo profondamente avverso alla modernità. Meteora (1986), Talismano (1985) e LAperto (1987) sono tutte opere in legno che evocano appunto un forte legame con la natura. In particolare, i pigmenti rossi ben visibili su Meteora sembrano segni impressi su una superficie arcaica, reminiscenze delle pitture rupestri di civiltà preistoriche. Allo stesso modo, LAperto presenta una ampia superficie in legno incisa, che appare in un ambiguo gioco di luci e ombre, accentuando la sua espressività tridimensionale.

In alcuni punti della galleria si avverte il profumo del rovere bruciato, rendendo l’esperienza non solo visiva, ma anche olfattiva. Un richiamo primordiale, che sembra trasportare il visitatore all’interno di una foresta di fronde, avvolgendolo e insieme respingendolo. L’opera Tentazione (1989) incarna perfettamente questa ambiguità: la sua forma semicircolare sembra accogliere e al tempo stesso respingere l’osservatore, evocando la stessa potenza oscura e impenetrabile delle sculture lignee dell’amico Giuseppe Gallo. E al tempo stesso ricordando la carica erotica di quelle accennate semitrasparenze del panneggio fidiaco a effetto bagnato sui corpi sinuosi delle dee al Partenone.

Nunzio, anni Ottanta. Installation view, Galleria dello Scudo, Verona

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