Non rimane che volare, Osservatorio Futura, Torino
La collettiva fa parte di un progetto dedicato alle regioni italiane mediterranee ideato da Francesca Disconzi e Federico Palumbo, fondatori e direttori di Osservatorio Futura. Non rimane che volare è un focus sulla Puglia, riservato a giovani artisti e artiste provenienti o originari della regione. Per l’occasione è stato invitato Giuseppe Amedeo Arnesano, storico dell’arte e curatore indipendente di origine pugliese stabilitosi a Torino.
L’attuale identità cosmopolita di Torino ha origine negli anni Sessanta quando le prime grandi fabbriche hanno chiamato manodopera da tutta la penisola. Con il tempo, la città è diventata un crocevia internazionale, oltre che nazionale, ma ancora oggi grazie alle numerose possibilità di impiego nella pubblica amministrazione e alle migliori condizioni di vita in generale, molti giovani originari dalle regioni del sud continuano a trasferirsi in città come Torino.
Ne è un esempio l’opera DconlaH (2023) di Marco Musarò (Gagliano del Capo, 1989), il quale ha deciso di impugnare l’iconico mocio degli operatori scolastici, accettando così di intraprendere un percorso parallelo alla sua attività artistica per raggiungere una stabilità economica, quella del cosiddetto “posto fisso”, oggi tanto agognato. Lo spazzolone ha però degli artigli, come se lo strumento si fosse trasformato in un prolungamento dello spirito creativo dell’artista e prendesse vita, impedendogli di svolgere correttamente il suo lavoro.
Sempre in tema di lavoro statale, Nicola Guastamacchia, (Bari, 1990) dedica al padre l’opera intitolata La divisa militare di mio padre è ancora buona (2023) composta da un tradizionale servomuto, una divisa militare anni ‘70 finemente stirata e inamidata, scarponi e berretto in ottimo stato. L’installazione esprime il rigore e la serietà appartenenti alla figura militare, una posizione lavorativa prediletta soprattutto dagli abitanti delle regioni più a sud, probabilmente come reazione all’eccessiva e opprimente delinquenza.
Accanto Lorenzo Montinaro (Taranto, 1997) presenta una composizione di frammenti ricavati da lapidi in marmo, probabilmente scarti di bottega e, decontestualizzando e cancellando le parole dei nomi e delle iscrizioni incise originariamente, crea La tua assenza (2023) un commovente messaggio per l’Aldilà.
Lo spazio è ridotto, le opere sono molte, ma ognuna di esse, legata dallo stesso filo d’appartenenza, diventa una finestra che richiama il visitatore in una dimensione propria, proponendo molteplici riflessioni, una per ognuno dei tredici artisti invitati.
Una grande e curiosa scultura al centro della stanza evoca una sensazione di turbamento, è Animaila Ch.Three (2023) di Gabriele Provenzano, (Lodi, 1998). L’artista immortala con una scultura in gesso, cera e altri materiali un dramma romantico appartenente alla memoria delle estati trascorse in Puglia, coppie di bisce avvinghiate e inermi, schiacciate da qualche automobile in un momento di eccessivo coinvolgimento.
Non mancano opere dallo stile più provocatorio come il “MANIFESTO CONTRO L’OPPRESSIONE ESTETICA”(2023) di Ivana Pia Lorusso, (Bari,1995) un quadro composto da strisce depilatorie usate che da una parte rimanda allo stereotipo della donna meridionale dall’altro è un grido contro l’oppressione estetica.
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