Ph. Musacchio, Pasqualini & Fucilla / MUSA Courtesy Fondazione MAXXI
Nel contesto delle mostre inaugurate per la stagione invernale del MAXXI, apre Notte, mostra-omaggio dedicata a Jannis Kounellis, a cura di Luigia Lonardelli in collaborazione con Archivio Kounellis e Estate di Jannis Kounellis, visitabile fino al 30 aprile 2024.
La mostra nasce nell’ambito della nuova programmazione che propone oltre all’omaggio all’artista greco un focus su architettura e design: AALTO – Aino Alvar Elissa. La dimensione umana del progetto, mostra che abbraccia cinquant’anni di attività dello Studio Aalto; la presentazione della nuova Collezione di Design del MAXXI con le prime acquisizioni; e l’ottava edizione del ciclo Nature, che questa volta vede protagonista l’opera di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo.
Il MAXXI di Roma, opera mastodontica di Zaha Hadid, è un luogo la cui componente scenografica non può essere ignorata; Kounellis vi si riaffaccia dopo tanti anni con tre opere fortemente legate alla messa in scena teatrale che portano a mettere in discussione le gerarchie della visione. La galleria 5, situata all’ultimo piano dell’edificio, ospita le tre opere non molto conosciute di Kounellis: Senza titolo (Nabucco), Senza titolo (Notte) e Senza titolo, realizzate tra gli anni Settanta e i primi del Duemila. La sala già di per sé singolare per merito della pavimentazione irregolare e l’enorme vetrata sul fondo, è paragonabile a una soffitta semibuia e silenziosa che fa da palcoscenico a sogni e misteri. Enormi pannelli scandiscono la parola “notte” e danzano sospesi lasciando libero chi guarda nella definizione dello spazio e la significazione dei caratteri. Volto dell’Arte Povera italiana e artista la cui produzione ha coinvolto i materiali più disparati, Kounellis in questo caso ci accompagna in una passeggiata scenografica in cui riecheggiano le sue sperimentazioni degli anni Cinquanta con gli alfabeti, riflessioni su semplici segni che compongono le parole, concepite dall’artista come icone.
Passeggiando per la stanza è possibile udire a intervalli di tempo dei frammenti di Va Pensiero, famoso coro dell’opera di Giuseppe Verdi, Nabucco, che dà il titolo all’opera. Senza titolo (Nabucco) è un ode alla libertà che spinge a guardare alla storia come percorsi individuali. Al termine della visita, nello spazio adiacente alla vetrata, ci si imbatte in Senza titolo opera composta dalle simboliche bilance, da lui predilette, con lastre di lamiera in ferro. Esposte per la prima volta nel 1974, insieme alle piramidi di caffè presentate al pubblico come merce in vendita, questa volta invece assumono la funzione di vassoi per fragili nature morte, piccoli plateau affollati di bicchierini e brocche in vetro di varie fattezze. Una visione immaginaria che riempie l’intera area della vetrata e permette di dipingere senza usare la pittura, estendendo i confini del museo.
Il linguaggio teatrale e performativo evocato in mostra ci ricorda l’impegno che Jannis Kounellis ha messo nel periodo tra anni Sessanta e Settanta nel riscrivere lo spazio mettendo in dialogo opere e l’ambiente che le accoglie. Signore degli indizi, Kounellis permette a chi attraversa lo spazio di modellare l’ambiente su se stesso.
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Certo e' che il MAXXI e' il museo piu' brutto che sia stato costruito negli ultimi vent' anni, davvero brutto e inutile. Sembra un palazzo per il mercato del pesce indoor.
Zaha Hadidi era ubriaco quando ha presentato questa oscenita' ....e ancora piĂą' ubriachi erano coloro che hanno approvato la costruzione di questa stronzata.