Kendell Geers, SacredScarredScared. Copyritght the artist, courtesy M77 Gallery, Milan
Animista e mistico con il gusto della provocazione, sciamano e alchimista con evidenti inclinazioni politiche, un po’ punk e un po’ poeta. In una parola AniMystikAKtivist. Cioè Kendell Geers, che torna in Italia e non lo fa certamente in sordina, con un’ampia mostra alla M77 Gallery, a Milano, in apertura il 21 settembre 2020. L’artista nato a Johannesburg nel 1968 e trasferitosi a Bruxelles nel 2003, è stato spesso dalle nostre parti, in varie puntate alla Biennale di Venezia – nel 1993, 2007 e 2017 -, per la sua personale al MART di Trento e Rovereto del 2009 e per la partecipazione alla mostra “La strada”, al MAXXI di Roma, nel 2018. In questa occasione, invece, presenterà “OrnAmenTumEtKriMen”, antologica a cura di Danilo Eccher che trae ispirazione dal famoso e fulminante saggio scritto da Adolf Loos nel 1908, Ornamento e Delitto, in cui l’architetto austriaco, polemizzando con la Secessione viennese, teorizzava l’inutilità e la pericolosità dell’ornamento.
Per la sua mostra alla M77, Kendell Geers, partendo dall’eredità culturale di Loos e interrogando i linguaggi del minimalismo, interagirà con il modello della galleria white cube, attraverso un intenso percorso espositivo scandito dalle sue opere più conosciute fino alla produzione recente, con diversi lavori site specific.
«OrnAmenTumEtKriMen è una risurrezione dello spirito attraverso l’invocazione della natura, un’invocazione potente sul tema dell’amore attraverso la mediazione della natura morta. I fiori recisi della tradizione pittorica classica potrebbero infatti essere il simbolo più preciso dei nostri tempi. I fiori sono stati tagliati dalle loro radici e sono sostenuti, solo per un breve momento, dall’acqua nel loro vaso. La loro bellezza risiede nella loro fragilità , ancora viva ma allo stesso tempo morente», ha spiegato Geers che, tra il 1988 e il 1989, lasciò il suo Paese per disertare l’arruolamento nel South Africa Defence Force.
Da quel momento e per alcuni anni, Geers visse da migrante tra Europa e America, lavorando anche come assistente nello studio di Richard Prince. Sarebbe tornato a Johannesburg solo dopo la liberazione di Nelson Mandela e la fine dell’apartheid. La prima opera d’arte realizzata sul suolo sudafricano al suo ritorno, fu Bloody Hell, un rituale di lavaggio del suo corpo da bianco Afrikaaner con del sangue fresco.
Procedendo lungo una continua giustapposizione di materiali eterogenei, dai mattoni al neon, passando per la pittura, “OrnAmenTumEtKriMen” sarà l’occasione per immergersi nella multiforme ricerca di Geers, che si esprime in installazioni, sculture, disegni, video, performance e fotografie, combinando elementi africani ed europei, tra rituali ancestrali e attivismo politico. Opere dall’alto impatto visivo, emotivo e concettuale, come Hanging Piece, del 1993, in cui pesanti mattoni di argilla pendono dal soffitto, sospesi con cappi realizzati con delle corde rosse, oppure come il pavimento specchiante che amplifica la luce di tre insegne al neon, che illuminano a intermittenza le parole DANGER TERROR BORDER, le cui prime lettere si accendono e si spengono, trasformandosi in ANGER ERROR ORDER.
In esposizione anche la sua produzione piĂą recente, tra stampe lenticolari, fotografie di fiori e piante, dipinti di nature morte e sculture e frammenti di vetri rotti, altro materiale che ritorna nella sua ricerca, tanto minacciosi quanto affascinanti, che rimandano al suo iconico Autoritratto del 1995, una bottiglia rotta di birra Heineken.
La mostra aprirĂ il 21 settembre 2020 e sarĂ visitabile negli spazi della M77 Gallery, in via Mecenate 77, a Milano, fino al 30 gennaio 2021, accompagnata da un catalogo in cui il curatore Danilo Eccher dialoga con Kendell Geers.
La recente acquisizione comprende 404 opere di 130 artisti provenienti da acquisti, donazioni e depositi che rafforzano una lettura critica…
Una serata in un boteco di Rio de Janeiro diventa l’occasione per aprire una riflessione sull’arte contemporanea, la decolonizzazione e…
É il marchio di fabbrica del regista coreano. Stavolta l'espediente è la perdita del lavoro, che si trasforma in perdita…
Il giovane artista Brilant Milazimi rappresenterĂ il Kosovo alla Biennale d’Arte di Venezia 2026 con un progetto ospitato nella Chiesa…
Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identitĂ visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…
A Palazzetto Tito, fino al 15 febbraio 2026, la Fondazione Bevilacqua La Masa dedica una mostra monografica a Luigi Voltolina,…