Categorie: Mostre

Ospiti a Palazzo: viaggio attraverso il ritratto, tra pittura e introspezione

di - 19 Novembre 2023

«Melius abundare quam deficere», dicevano i latini. Tuttavia, a volte, l’abbondanza diventa eccesso e il carattere di esagerazione di quest’ultimo provoca un sentimento di soffocamento, confusione che non permette di cogliere a pieno tutte quelle sfaccettature degne di nota. Questo discorso riferito all’ambito delle mostre d’arte, purtroppo, è assolutamente attuale e capita spesso che gli addetti ai lavori cerchino di porre in mostra quante più opere possibili seguendo l’idea (sbagliata) che la qualità di un’esposizione sia direttamente proporzionale alla quantità. Il mio pensiero non vuole essere una critica alle grandi mostre monumentali, che ritengo di fondamentale importanza per lo sviluppo della conoscenza dell’arte e la sua divulgazione, ma vorrei considerarlo un appunto, evidenziando che una decina di opere di qualità possono risultare più esaustive e godibili presentate da sole piuttosto che farcite con lavori di inferiore qualità e differente contesto.

Tiziano e bottega, Ritratto di Gabriele Tadino, 1538. Olio su tela, 118 × 108 cm

Proprio per questo motivo, ho trovato un piccolo e vero gioiello la mostra Ospiti a palazzo. Figure in posa e al naturale a cura di Lucia Peruzzi. Presentata dalla Galleria BPER Banca, in occasione di Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023, l’esposizione è visitabile dal 10 novembre 2023 al 20 gennaio 2024 e abita gli storici spazi di Palazzo Martinengo di Villagana a Brescia, aperti al pubblico per l’occasione. La rassegna si compone di una selezione di dodici ritratti realizzati tra il XVI e XVII secolo e rappresenta un approfondimento sul genere artistico del ritratto, soffermandosi in particolare sullo sviluppo che ha avuto tra il Cinquecento e il Settecento.

Fra’ Galgario (Vittore Ghislandi), Ritratto dell’avvocato Giacomo Bettami de’ Baizini, 1725 ca. Olio su tela, cm 145 x 108

Il tema del ritratto innerva l’esposizione portando alla luce i legami e i dialoghi tra arte emiliana e lombarda, accomunati da ricercatezza pittorica e introspezione psicologica. L’elegante corridoio del primo piano di Palazzo Martinengo di Villagana costituisce la quinta teatrale in cui i nostri “ospiti’’ vengono presentati, primo fra tutti, partendo dalla pittura cinquecentesca, troviamo un state-portrait di Tiziano che dialoga e, allo stesso tempo, si mette in contrapposizione alle rappresentazioni più intime e quotidiane di Licinio e Caroto. In seguito, approdiamo alla ritrattistica seicentesca che, nella tradizione pittorica emiliana e lombarda, si allontana dal tono celebrativo tipico del Barocco prediligendo la via del naturale e del quotidiano. Le figure femminili dal fascino ombroso ritratte in tutta la loro naturalezza da Gennari e Nuvolone ne costituiscono un esempio perfetto. Nel passaggio tra 600-700 troviamo le opere di Pasinelli e Crespi che, facendo capo all’invenzione della “testa di carattere’’ messa a punto da Carracci un secolo prima, traghettano la pittura verso una visione del mondo più moderna. In quest’aria di novità, Romani e Cifrondi testimoniano un nuovo interesse attraverso una pittura di genere verso i poveri e gli emarginati, scegliendo di dare piena dignità agli ultimi tramite uno sguardo accogliente e solidale. I ritratti di Fra’ Galgario concludono questo viaggio lasciandoci esterrefatti dalla capacità dell’artista di unire un’elevata introspezione emotiva a una straordinaria ricchezza di pittura.

Questa mostra ci ha insegnato che la qualità non è mai proporzionale alla quantità e non solo, infatti ha il compito di risvegliare quel sentimento di amore verso l’arte di una volta, un qualcosa lontano da noi in senso cronologico ma vicino in senso umano, noi che siamo gli eredi di questa cultura.

Cesare Gennari
Ritratto di gentildonna con bambino, 1680 ca. Olio su tela, 130 × 96 cm

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