Pain of Pleasure. Installation view, Tempesta Gallery, Milano. Ph. Sarah Indriolo
Negli spazi di Foro Buonaparte 68, l’esposizione invita a riflettere sul punto di incontro tra estasi e dolore, desiderio e limite, corpo e materia. La mostra curata da Domenico de Chirico si fonda sull’ambivalenza del piacere, inteso non come gratificazione immediata, ma come forza che vive di tensione, eccesso e trasformazione. Seguendo la logica della jouissance lacaniana (un godimento che si spinge oltre il simbolico, dove l’euforia si incrina e si fa ferita) Pain of Pleasure esplora ciò che rimane quando il desiderio esonda e si fa esperienza fisica, coinvolgendo perdita e vulnerabilità. Una condizione liminale che, secondo il curatore, “non offre catarsi, ma un luogo di sospensione, dove dolore e piacere si trasformano incessantemente l’uno nell’altro”.
All’interno di questa dimensione si collocano le tre ricerche artistiche protagoniste, diverse nei linguaggi ma convergenti in un’indagine sul corpo come spazio di memoria e conflitto. Christa Joo Hyun D’Angelo affronta vulnerabilità, paura e ciò che resta invisibile nelle relazioni attraverso video, neon, installazioni e sculture. Attingendo a narrazioni personali e memorie, esplora comportamenti precari e intimità oscure, ridefinendo la normalità e facendo della differenza fonte di emancipazione e guarigione. Nel video The Death Drive – A Love Story si intrecciano autobiografia, cinema e cultura pop, in un’indagine sull’ambiguità dell’amore e la violenza latente nelle relazioni intime. La violenza non come evento da osservare, quanto piuttosto una grammatica emotiva che struttura il desiderio, invitando lo spettatore a riflettere sulla convergenza tra dolore e piacere.
I dipinti di Mads Hyldgaard Nielsen introducono un’esperienza visiva e sensoriale intensa. La sua ricerca trasforma la pittura in atto di trasgressione e dissoluzione, dove l’immagine supera i propri limiti e diventa esperienza fisica. Evocando atmosfere barocche e manieriste, Nielsen rappresenta corpi fluttuanti, paesaggi in combustione e frammenti di materia attraversati da luce e movimento. Attraverso scenari di tensione, collasso e rinascita, egli esplora quella che definisce la “catastrofizzazione del sacro”: la bellezza emerge dalla rovina e il desiderio si manifesta come energia che attraversa la superficie pittorica. Le sue tele non rimandano banalmente ai concetti di dolore e piacere, li rendono invece percepibili come forze in trasformazione, in un continuo alternarsi tra contemplazione e turbamento.
Sally von Rosen completa il percorso con le sue sculture ibride, assemblate con materiali organici e industriali per dar vita a forme che oscillano tra residui corporei, organismi in metamorfosi e strutture semi-tecnologiche. La sua pratica indaga frammentazione, connessione e potenziale trasformativo della materia, ispirandosi al mito platonico dell’essere sferico e al vital materialism di Jane Bennett. Le opere della von Rosen si configurano come entità materiche che esprimono desiderio e resilienza, incarnando la possibilità di mutare. La scultura diventa così luogo di attraversamento emotivo, dove il corpo desiderante incontra la propria possibilità di dissolversi e rinascere.
Nel loro insieme, le opere dei tre artisti costruiscono una narrazione che supera i confini dei singoli linguaggi. Video, pittura e scultura convergono in una riflessione condivisa sul corpo, sul desiderio incarnato e sulla vulnerabilità come forma di presenza politica. Il percorso sensoriale e concettuale di Pain of Pleasure porta i visitatori a confrontarsi con dimensioni emotive spesso rimosse nella quotidianità contemporanea, dominata da anestesia affettiva e virtualizzazione dei corpi. La mostra, in sintesi, invita a tornare al sentire, all’intensità e al corpo come strumenti di conoscenza. Attraverso le opere di D’Angelo, Nielsen e von Rosen, Pain of Pleasure esplora la frizione tra piacere e dolore, una condizione in cui si generano esperienze radicali e autentiche dell’essere umano, riflettendo sulla complessità e sulla trasformazione incessante dei nostri desideri.
Danilo Susi sviluppa da anni una ricerca visiva incentrata sul dialogo tra fotografia e astrazione
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