Sophie Westerlind, Pensa a Knut!, 2022
Nella storia della pittura, non esiste un genere più concettuale del ritratto: c’è tutto, ben oltre il visibile. Oltre alla superficie, generalmente gradevole ma non per forza, anche il brutto ha la sua nobile storia, si possono trovare approfondimento psicologico, insuperabili canoni estetici e formali – perché nel volto umano c’è ogni altra forma – richiami alla cronaca, alla storia, alla moda, addirittura l’espressione di ideali e aspirazioni. E dunque, a cosa staranno pensando il signore e la signora Westerlind? Ce lo racconta Sophie Westerlind, anzi, lo suggerisce con il titolo della mostra in apertura il 28 marzo 2022, al Teatro Oscar deSidera in via Lattanzio 58, Milano: “Pensa a Knut!”. Punto esclamativo perché si tratta di un’onomatopea che rievoca il monito dell’artista durante le sedute di pittura nello studio in Giudecca, a Venezia. Un’esortazione che scava una indiscrezione nella storia di questo ritratto, perché è un invito a pensare a qualcosa di divertente, in modo da smuovere un gesto, una ruga del padre, per poi riuscire a ritrarlo, a suo agio, nel quadro, spiegano i curatori della mostra Erica Roccella e Luca Zuccala. Questo è quanto si dice, poi toccherà agli osservatori attenti o di sfuggita, carpire qualche altra informazione, suggestione o concetto, scambiando lo sguardo con i soggetti ritratti.
Seconda esposizione del nuovo spazio di Casa Testori presieduto da Giuseppe Frangi, critico d’arte e presidente dell’Associazione Giovanni Testori, la mostra è focalizzata su una sola opera, una tela quadrata, 120 x 120 cm, concepita appositamente per questa occasione e che traduce in pittura le conversazioni con i due curatori, incentrate sui temi di soglia, di limbo, di limite, di liminale, fino a racchiudere, dialetticamente, il concetto stesso di scena.
«C’è tutto questo sulla tela di Sophie, elementi che riguardano la dimensione teatrale ed esistenziale dell’opera, i rapporti umani, l’esserci, con continui incontri-scontri-schianti tra la sfera privata dell’artista e la realtà universale», continuano i curatori. Ma Knut chi è? La domanda non è così indiscreta: si tratta di un simpatico e giovanissimo nipote della famiglia Westerlind ma è anche un appellativo antico e obsoleto in Svezia, come se oggi, dalle nostre parti, chiamassimo un bambino Eustachio, Muzio o Ugo.
Nata a Stoccolma, nel 1985, Sophie Westerlind vive e lavora tra la Svezia e l’Italia, dove è rappresentata dalla Galleria Michela Rizzo. Disegna e dipinge per lo più dal vero, stimolata dall’esperienza e dall’impatto che le persone, gli ambienti e le cose hanno su di lei.
Ha studiato a Londra presso la Central Saint Martins e il Royal College of Art. Una borsa di studio Erasmus all’Università di Padova le ha permesso di avvicinarsi ai maestri di pittura veneziana. Il suo grande interesse per l’espressività del corpo umano l’ha poi riportata in Italia e all’Accademia di Belle Arti di Venezia dove ha svolto degli studi approfonditi sull’anatomia e sulle composizioni magistrali di Tintoretto.
Nel 2019 ha ricevuto una borsa nazionale per il disegno dalla Konstakademien in Svezia. I suoi disegni sono stati esposti al Museo delle Antichità di Stoccolma. In Italia lo stesso anno è stata invitata a esporre i suoi dipinti in dialogo con uno dei capolavori di Tintoretto al Museo Diocesano di Belluno-Feltre a cura di Gianluca D’Incà Levis. Uno stimolo e una fonte di ispirazione per Westerlind sono le residenze d’artista perché permettono un confronto e un dialogo fondamentale con le persone e gli ambienti.
Attualmente si trova nella residenza Cité internazionale desarts, Parigi, in collaborazione con Konstakademien, Svezia. In Italia è stata nel 2019 ospitata da Dolomiti Contemporanee a Borca di Cadore, nel 2020 a Porto Marghera presso il cantiere di Fincantieri in collaborazione con VeniceGalleriesView, nel 2021 a Fano per la residenza Lido Contemporaneo a cura di Luca Zuccala, Caterina Angelucci e Andrea Tinterri.
Ora è in mostra, fino al 16 aprile, a Reggio Emilia con la personale “Yes, I used to be a greatdancer” curato dal progetto NEUTRO. I disegni in pastelli a olio su larga scala si focalizzano sulle personalità espressive delle sue nonne Ingrid e Siv.
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