Veduta della Mostra, Valerio Adami. Mito e spiritualità, CIAC Foligno, 2025, ph. Elisa Partenzi 2025
È stata inaugurata al CIAC – Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno la mostra Valerio Adami. Mito e spiritualità. In occasione dei 90 anni del pittore Valerio Adami (Bologna, 1935), la Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno rende omaggio a uno dei maestri più riconosciuti dell’arte contemporanea, indagando per la prima volta il tema della spiritualità nella sua poetica, mai affrontato in modo sistematico dalla critica. La mostra, a cura di Italo Tomassoni e Vera Agosti, sarà aperta al pubblico fino all’11 gennaio 2026.
La carriera artistica di Adami inizia nell’atelier di Felice Carena, poi l’incontro a Venezia con Oskar Kokoschka e in seguito l’Accademia di Brera con Achille Funi sono stati il suo itinerario di formazione.
Nel 1958 iniziava quella vita di viaggi che lo avrebbe portato a vivere e lavorare in diverse città di Europa, negli Stati Uniti, in America Latina, in Israele e in India, intrecciando nuove amicizie: lo scrittore Carlos Fuentes, il filosofo Jacques Derrida, i pittori Saul Steinberg, Richard Lindner e Matta, Octavio Paz e poi Italo Calvino e Luciano Berio, sono tutti parte di questa cerchia intellettuale.
Questi viaggi e incontri, che farà con la moglie Camilla, segneranno profondamente la cultura e la visione artistica di Valerio Adami, che spesso affronterà nelle sue opere tematiche tipiche di culture differenti. L’esposizione infatti presenta 50 opere accuratamente selezionate che risentono dell’influsso di varie culture e studi. La personale si apre con le due grandi ed emblematiche Crocifissioni, attualizzate in chiave contemporanea. Si procede quindi per aree tematiche: gli angeli, l’India, il mito, i filosofi, la storia dell’arte e la musica.
Adami racconta, attraverso le sue opere, la sessualità, le contraddizioni della società, la violenza e la guerra ma nel suo lavoro ritorna costantemente la riflessione sul sacro. Non un sacro dogmatico, bensì una spiritualità universale e laica, che affonda le radici nel mito e nella centralità del rispetto per la vita e la morte, intrecciandosi con religioni, tradizioni e culture diverse. Come disse in un’intervista del 2000: «Io credo che l’arte debba in qualche modo ristabilire un ponte con il divino, probabilmente attraverso uno stato di estasi. Si crede che oggi il sacro non abbia più senso, e che la cultura moderna debba uccidere l’ultimo dio per trovare una nuova felicità. Penso invece che l’arte sia ancora questo ponte verso il sacro, verso la ricostruzione del mito».
La mostra si snoda in un susseguirsi di quadri e disegni, con diversi rimandi a citazioni letterarie, filosofiche e a personaggi storici e artistici.
Il mito è il tema preponderante rappresentato nelle diverse tele. L’immagine del soldato Enea che porta sulle spalle il padre Anchise con sembianze attualizzate ci spiazza e, al tempo stesso, ci invita a partecipare alla concitazione del momento. Nel dipinto inoltre viene rappresentata la collina di Hollywood come a voler alludere alla notorietà della storia messa in scena nel corso del tempo al cinema e a teatro.
Stessa sorte nel dipinto Penthesilea che mostra il salvataggio di una fanciulla-statua da parte di soldati con elmo che cercano di aiutare la ragazza avvalendosi però di un mezzo di soccorso attuale cioè l’ambulanza. La divergenza concettuale e simbolica si allinea con i forti contrasti cromatici all’interno di ogni tela. Nel dipinto Anagrammi vengono rappresentate due figure in una scena erotica, le cui sinuosità richiamano le rotondità della Venere di Urbino di Tiziano o della Grande Odalisca di Ingres, il tutto offuscato da un velo di mistero generato dalla frase enigmatica presente sulla piramide gialla che svetta dietro i due amanti.
In ogni dipinto le tonalità vengono accostate con maestria senza disturbare la visione e il contorno nero definisce degli appezzamenti cromatici che richiama il cloisonne delle vetrate gotiche francesi.
I grandi formati delle tele, che si staccano dalle pareti bianche, consentono di immergersi totalmente nella visione mitologico-pop di Adami mentre i disegni a matita mostrano lo studio sulla genesi del dipinto finale.
La mostra, aperta fino all’11 gennaio 2026, è promossa e sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno ed è realizzata grazie alla collaborazione con l’Archivio Valerio Adami e la Fondazione Marconi.
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