Peter Blake, Joseph Cornell’s Holiday – England, Farley Farm. Squirrels, Picasso with Antony Penrose, Roland e Lee, 2019, collage
È trascorso quasi secolo da quando Johan Huizinga tratteggiò, in un celebre saggio, la figura archetipale dell’Homo Ludens e documentò, con argomenti dotti e persuasivi, come tutte le attività cardinali dell’operare umano siano intimamente intessute di gioco. Abbiamo voluto esordire con questo azzardato preambolo perché sospettiamo che la multiforme produzione artistica di Peter Blake (Dartford, 1932), oggetto della nostra recensione, non sarebbe affatto dispiaciuta allo storico olandese ma, anzi, gli avrebbe fornito ulteriori argomenti probatori.
Sebbene la gran parte delle opere dell’artista inglese siano diacronicamente ascrivibili al genere Pop Art (di cui fu un pioniere, se non un precursore), come ben documentato dalla mostra in corso alla Galleria Mucciaccia di Roma, molteplici ed evidenti sono, tuttavia, gli influssi e le suggestioni rintracciabili lungo il percorso espositivo. Vi troviamo il Dada, il Surrealismo, l’Espressionismo astratto, l’influenza degli incongrui collage di Kurt Schwitters, della contagiosa fantasia di Lewis Carroll, dei classici non-sense di Edwar Lear, dei rivoluzionari ready-made di Marcel Duchamp.
Ma accanto all’interesse per la cultura popolare di massa – quella dei cartelloni pubblicitari, dei cantanti alla moda (sua la celebre copertina dell’album dei Beatles Seargent Pepper’s Lonely Hearts Club Band), degli attori di culto americani, dei fumetti, del circo, della boxe e del wrestling – Blake ha sempre nutrito una profonda ammirazione per i paesaggisti inglesi d’epoca romantica e per i preraffaelliti, tanto che nel 1975 ha dato coraggiosamente vita alla Confraternita dei Ruralisti, la cui deliberata alterità rispetto alle questioni politiche e ai problemi sociali del momento ha indotto più di un critico a etichettarlo con il vetusto epiteto di “reazionario”.
Aggiungiamo che, anche nella sua produzione Pop, sono frequenti le citazioni storiche che costellano i giocosi e colorati collage con i quali si diverte a mescolare cose, persone, epoche, altrimenti difficilmente correlabili. Visitando la mostra, attirano la nostra attenzione e la nostra simpatia alcuni collage che rappresentano quella che l’artista ha denominato magical crowd, folla magica (di cui la già citata copertina dell’album dei Beatles è un brillante esempio): un coacervo eteroclito e fantasioso di figure umane assemblate e stipate nell’angusto rettangolo del quadro, figure mai tipizzate, mai anonime, mai seriali ma, anzi, ben caratterizzate e ben delineate nella loro stravagante, ineludibile unicità.
Operando una originale inversione estetica, Blake riporta l’umanità al centro del quadro all’interno di una corrente artistica, la Pop Art, che ha pessimisticamente annullato l’umano affogandolo nella desolata serialità oggettuale della civiltà dei consumi.
La mostra di Peter Blake, a cura di Jonathan Watkins, sarà visitabile alla Mucciaccia Gallery di Roma fino al 18 gennaio 2024.
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