Categorie: Mostre

Piero Manzoni: Total Space, l’annuncio di Magazzino Italian Art

di - 20 Agosto 2025

I due ambienti immersivi di dimensioni a grandezza naturale, concepiti da Piero Manzoni nel 1961, in un’epoca in cui il concettualismo e le installazioni artistiche iniziavano ad affacciarsi all’orizzonte del mondo dell’arte, saranno presentati da Magazzino Italian Art a partire dal prossimo 8 settembre, quando aprirà al pubblico Piero Manzoni: Total Space, una mostra che intende riflettere sul ribaltamento di ogni prospettiva e sulle sue conseguenze nell’arte italiana del dopoguerra.

Il curatore, Nicola Lucchi – direttore della Didattica e del Centro di Ricerca di Magazzino Italian Art – sottolinea come «Piero Manzoni è stato un anticipatore di molti dei temi che sarebbero poi diventati centrali per gli artisti di Arte Povera: la radicale sperimentazione sui materiali, il superamento delle forme tradizionali di pittura e scultura, l’idea dell’opera come esperienza talvolta totalizzante, talvolta intangibile. Presentare a Magazzino questa selezione di opere visionarie e sovversive significa valorizzarne l’eredità, in dialogo con la nostra collezione di arte italiana del dopoguerra».

Piero Manzoni at the seaside in Borgio Verezzi, 1956 c. Courtesy Fondazione Piero Manzoni, Milan

Questi due ambienti, la Stanza pelosa e la Stanza fosforescente, rimasero irrealizzate al momento della morte di Manzoni, nel 1963, a soli 29 anni. Erano stati concepiti nel 1961, anno in cui l’artista, immaginando un passo successivo nell’arte dello “spazio totale”, scriveva all’amico all’amico Henk Peeters, del gruppo Zero, esprimendogli il desiderio di creare un’opera d’arte che fosse composta da due stanze di cui una ricoperta di pelliccia bianca e l’altra di vernice fosforescente.

La Stanza pelosa e la Stanza fosforescente spingono il lavoro di Manzoni in una direzione inedita e sorprendente. Da un lato proseguono la logica degli Achrome – che iniziò a creare nel 1957, alla ricerca di quello che definiva come un “nuovo linguaggio” e una “trasformazione totale” – che escono dai confini della cornice per espandersi nello spazio tridimensionale e abitato, avvolgendo lo spettatore in un’opera da vivere fisicamente; dall’altro lato, si connettono con la vena ironica e concettuale di lavori come le Linee, i palloncini gonfiati con il fiato dell’artista, o la Merda d’artista. Tutte operazioni che giocano con la tensione tra smaterializzazione dell’opera e importanza della corporeità, e contro la logica del mercato, confermando l’urgenza di interrogarsi ancora oggi sull’eredità delle neoavanguardie.

Installation view, ‘Piero Manzoni. Materials of His Time’, Hauser & Wirth Los Angeles, 2019. Credits Fondazione Piero Manzoni, Milano. Courtesy Fondazione Piero Manzoni, Milan and Hauser & Wirth. Photo: Mario de Lopez

Con la Stanza pelosa e la Stanza fosforescente non siamo più di fronte all’opera, ma dentro a due opere, in un’esperienza che coinvolge i sensi in modo tattile, ottico ed epidermico. Se i futuristi nel 1910 si proponevano di porre lo spettatore nel centro del quadro, il concetto di Manzoni realizza questa intuizione, dando forma a un’esperienza artistica che resta effimera e immateriale, pur attivandosi nel corpo dello spettatore.

«Questi progetti visionari di Manzoni sono passati solo recentemente dalla pura idea alla realtà fisica. Ora che sono stati realizzati con l’assistenza di Hauser & Wirth, a più di mezzo secolo da quando furono immaginati, siamo felici che la loro ideale casa permanente sia Magazzino Italian Art», afferma Rosalia Pasqualino di Marineo, Direttrice della Fondazione Piero Manzoni, che nel 2019 curò la mostra Piero Manzoni: Materials of His Time presso Hauser & Wirth Los Angeles e commissionò per l’occasione all’architetto newyorkese Stephanie Goto la realizzazione delle due “stanze” – successivamente esposte, sempre nello stesso anno, anche nella mostra Piero Manzoni: Lines, Materials of His Time presso Hauser & Wirth New York. Oggi sono proprio la Fondazione Piero Manzoni e Hauser & Wirth a fare dono a Magazzino di queste installazioni visionarie: «Siamo grati – affermano i fondatori Nancy Olnick e Giorgio Spanu – alla Fondazione Manzoni e a Hauser & Wirth per aver affidato questo importante dono a Magazzino, dove ora potranno essere ammirati insieme alla vasta collezione di Arte Povera del museo. Con questo dono si riconosce a Magazzino di essere un punto di riferimento negli Stati Uniti per la conoscenza, la conservazione, lo studio e la divulgazione dell’arte italiana del dopoguerra».

Piero Manzoni, (1933 – 1963), Achrome, 1958. Caolino su tela su cornice originale dell’artista in legno (60 x 120 x 2 cm). Courtesy Magazzino Italian Art Foundation

Piero Manzoni: Totale Space si completerà con una selezione di Achrome, tra cui spicca un grande esemplare del 1958, tra i primi, realizzato con caolino su tela: una delle tecniche che per prime hanno permesso a Manzoni di perseguire una riduzione radicale del linguaggio pittorico, lasciando il materiale inerte a creare una superficie neutra. In questo modo l’artista evita sia i preziosismi dell’astrattismo di matrice formalista, sia gli eccessi emotivi dell’informale, avviando una critica più radicale e al tempo stesso più silenziosa, da declinare e sperimentare attraverso materiali e configurazioni differenti. «Nonostante la sua breve carriera – spiega Adam Sheffer, Direttore di Magazzino – Piero Manzoni è stato uno degli artisti italiani, se non del mondo, più innovativi, ironici e instancabilmente inventivi. Siamo orgogliosi di esporre l’importante dono di questi due ambienti insieme a diverse opere Achrome, nelle quali Manzoni ha rotto con la tradizione della pittura a favore di un’arte dello “spazio totale”, dove materiali, forma e presenza eclissano il superficiale e aprono nuove dimensioni concettuali».

Appuntamento, dunque, l’8 settembre – fino al 23 marzo 2026 – con una mostra che restituisce come Manzoni, con lucidità e ironia, abbia saputo anticipare molte delle tensioni che hanno attraversato negli anni a seguire l’Arte Povera: la smaterializzazione dell’oggetto, la centralità dell’idea, l’opera come atto critico.

Installation view, ‘Piero Manzoni. Materials of His Time’, Hauser & Wirth Los Angeles, 2019. Credits Fondazione Piero Manzoni, Milano. Courtesy Fondazione Piero Manzoni, Milan and Hauser & Wirth. Photo: Mario de Lopez

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