Categorie: Mostre

Pietro Lista e Lello Torchia: indagine a due voci sull’essenza del corpo

di - 28 Gennaio 2026

Il Complesso Monumentale di San Giovanni a Cava de’ Tirreni accoglie la mostra Centralità del corpo, di Pietro Lista e Lello Torchia, a cura di Ada Patrizia Fiorillo: un dialogo a intervalli, a indagare il corpo e l’essenza oscura dell’essere. Un confronto tra due artisti campani di generazioni diverse che, nel corso del tempo, hanno avuto modo di confrontarsi in diverse occasioni di collaborazione. La prima volta nel 1999, in occasione della mostra Il Bosco sacro dell’arte, allestita presso il Real Bosco di Capodimonte a Napoli e, successivamente, nel 2024 anche a Roma e Assisi, e ora al Complesso Monumentale di San Giovanni, proponendo un “corpo a corpo” nell’ambito di uno schema espositivo ben definito e articolato in cinque sale, con la presentazione di un’opera su tela, tre opere su carta e 12 ceramiche di Pietro Lista, tutte realizzate nel 2025, e 20 lavori di Lello Torchia in gran parte inediti, eseguite tra il 2010 e il 2025.

Nelle cinque sale espositive vi e un susseguirsi di confronti e accadimenti alla ricerca del corpo e dell’essere tra presenza e assenza, tra vita e morte, con relativi momenti di alta febbre e apparente attesa. Un confronto “duplice” con il tema del corpo – scrive Ada Patrizia Fiorillo – «Un corpo lungamente indagato nel corso di diversi decenni di Pietro Lista con i suoi “corpi acefali” a confronto con le teste senza corpo di Torchia. Una ricerca ridotta volutamente per sottrazione e semplificazione fino a ridurre l’opera all’essenzialità» e persino all’impronta, in un andare oltre l’apparenza e l’inganno visivo e verso un procedere irto e oscuro, alla ricerca   della riflessione e del dialogo.

Pietro Lista e Lello Torchia, Centralità del corpo, veduta della mostra, Complesso Monumentale di San Giovanni a Cava de’ Tirreni, foto di Jacopo Naddeo

Di Pietro Lista, qualche anno, fa scrivevo: «Artista imprevedibile e trasversale ai generi e ai movimenti artistici, individualista, curioso alle suggestioni, libero da vincoli, per niente votato alla monotonia e alla ripetizione, Pietro Lista non cerca, ri/cerca, scava nel profondo e nel contempo mette in forma nel silenzio e nella luce. Costringe lo spettatore a chiedersi cosa resta dell’essere al mondo, della sua precaria esistenza. Ne vengono fuori misteri e presenze oscure che attendono di essere ancora compresi. Tutto l’immaginario di Lista si ossigena di accostamenti e rilevamenti sintetici, annotando apparizioni che diventano presagi e svelamenti raccordati nella riflessione per essere letti.  Quali misteri i corpi acefali potranno celare? Il ri/tratto del corpo simbolico, diviene l’emblema inquieto del reale e anche metafora di ciò ch’è rimasto dell’uomo contemporaneo».

Pietro Lista e Lello Torchia, Centralità del corpo, veduta della mostra, Complesso Monumentale di San Giovanni a Cava de’ Tirreni, foto di Archivio Ophen Art

Una proposta dettata per attraversamenti e momenti diversi, come una sorta di breve e inattesa Via Crucis della vita oscura dell’uomo che, nel tormento, si dipana tra l’inquietudine e l’apparente calma e che s’integra di suggerimenti e suggestioni prima del risveglio e la purificazione. Come è ben visibile nell’opera Corpi di Pietro Lista, un magnifico disegno su carta del 2025 con una miriade di carcasse e relitti di corpi acefali accostati e fitti che con un moto ansioso si urtano tra loro a cercare un po’ di spazio utile a sopravvivere. Basterebbe soltanto questa opera a dare la dimensione concreta della verve creativa e poetica di questo artista. Una ossessione continua e intensa che incarna pensieri e memorie rapprese ormai difficili da celare.

Lello Torchia, Centralità del corpo, veduta della mostra, Complesso Monumentale di San Giovanni a Cava de’ Tirreni, foto di Archivio Ophen Art

In questa mostra, il corpo di Lista accoglie le teste e i corpi lievi di Torchia. Un connubio perfetto di due artisti di generazioni diverse che nel dialogo ritrovano l’intesa e il completamento. L’amicizia e la condivisione d’intenti, si sa, proprio come l’intesa e l’amore, ama le attrazioni che usano scatenarsi tra gli opposti valori.

Se in Lista si avverte un senso di mobilità e irrequietezza, in Torchia ritroviamo la dimensione precaria dell’attesa con un lento costruire e disfare per portare il tutto all’ultima assonanza, ovvero, a una frantumazione di ciò che è il reale. Un non detto e il non-dicibile, che sembra trattenuto lì sugli strati sospesi di queste carte, dipinti e sculture, emerge come l’ombra di forme accennate per impronta, di teste e di corpi lasciati volutamente a decantare in questo insolito viaggio al limite del silenzio. Chissà se in questi tempi inascoltati l’uomo saprà riscattarsi dalle ferite subite e comprendere appieno il senso del proprio esistere che purtroppo, oggi, vaga dentro l’inutilità e il malessere del suo precario esistere.

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