Photo credit Alberto Sinigaglia
Non è semplice creare una mostra negli spazi di Atipografia, serve una grande sinergia tra le opere e quei muri che trasudano una lunga storia. Ma quando la sinergia si trova, diventa un grandissimo valore aggiunto.
E proprio questo quello che è successo con le opere di Mirko Baricchi (La Spezia, 1970), esposte negli spazi della galleria ad Arzignano. Sembrano create per quel luogo, dove le mura segnate dal tempo dell’antica tipografia fanno da cornice a oltre venti opere su tela e carta, molte delle quali inedite e realizzate specificatamente per l’occasione.
La tipografia di famiglia che Elena Dal Molin ha voluto trasformare in spazio contemporaneo, affidandone il ridisegno funzionale agli architetti dello studio AMAA, prosegue infatti il lavoro dell’Associazione, iniziata nel 2014 come no-profit per residenze d’artista e progetti site-specific, che riapre nel maggio 2022 con spazi completamente rinnovati e con un progetto culturale inedito.
Mirko Baricchi è uno degli artisti che la galleria supporta fin dagli inizi, ecco che questo itinerario visivo attraverso la ricerca artistica del pittore spezzino degli ultimi dieci anni, sembra intrecciarsi anche alla storia di Atipografia.
Articolato in veri e propri cicli, diverse ricerche che si susseguono e si intrecciano, il lavoro di Baricchi, che presenta oltre venti opere su carta e tela accompagna il visitatore attraverso il processo mentale dell’artista, mostrando come i diversi cicli della sua produzione sfumino l’uno nell’altro senza mai esaurirsi del tutto, ma fornendo le fondamenta per la costruzione della fase successiva.
Chi è il vero protagonista di questa ricerca? La pittura stessa. «La motivazione che mi ha sempre mosso non è mai stata quella della mera rappresentazione lirica o narrativa. Scelto un pretesto, per me era necessario l’atto del dipingere. Dipingere la pittura, questo è il punto: la pittura è il soggetto e l’oggetto.», spiega l’artista.
Tante ricerche, riassunte dal titolo Babel, che trae ispirazione dalla Torre di Babele, rievocando l’immagine di una stratificazione di linguaggi differenti nella medesima struttura che, unendosi, creano una nuova forma.
Un percorso che si snoda sui due piani dell’edificio e che si apre con una selezione di dipinti appartenenti alla serie Selva, ciclo che Mirko Baricchi inaugura agli inizi del 2018. «Paesaggi mentali dominati dalle tonalità del verde», in particolare credo che la descrizione di paesaggi mentali sia particolarmente efficace, sia perchè osservandoli, si viene attratti in modo particolare da questi piccoli lembi di selva, come se si creasse un’istantanea e inspiegabile connessione mentale con l’opera. Ma anche perché rielaborano diverse citazioni colte, come la pittura di Giorgio Morandi o i fondali rinascimentali.
Proseguendo nel percorso, Selva si fonde e confonde con le prime sperimentazioni della successiva serie Babel, che combina alle partiture verdi originali dei fondi bianchi con venature e trasparenze. In un suggestivo avanzamento della ricerca, a queste campiture bianche si aggiungono calligrafie e interventi spray vicini al mondo dell’illustrazione. Il risultato risulta sempre molto omogeneo, nonostante le bande grafiche di colori accesi potrebbero sembrare molto distanti dalla palette di colori verdastri usati nelle opere precedenti, l’artista riesce a creare una grande armonia anche con questi nuovi inserti. Un percorso sempre segnato da una grande coerenza, dove gestualità, cancellature e interventi improvvisi si sposano insieme, creando, anche nell’osservatore, un profondo equilibrio, dato dall’osservazione di un’immagine che oscilla tra paesaggio reale e spazio mentale.
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