Enrico Prampolini, Anatomie concrete in giallo e verde, 1951, tempera su cartoncino. Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea
Finalmente una mostra dedicata al geniale Prampolini (Modena, 1894 – Roma, 1956), pittore, scrittore, scenografo, artista multiforme tra i più grandi del Novecento, purtroppo negletto dall’editoria, dalla critica, dal composito mondo dell’arte. Le sue opere non sono state ripubblicate, il suo archivio è in buona parte inedito, le retrospettive cautamente centellinate. La sua ultima mostra romana la vedemmo al Macro di via Nizza più di un lustro fa, ed ebbe scarsa risonanza mediatica.
Definito da Marinetti «il massimo pittore del nostro tempo», Enrico Prampolini fu allievo di Cambellotti all’Accademia di Belle Arti di Roma, un’esperienza formativa che dovette aggiungere buona e vigorosa linfa al suo nativo eclettismo. Aderì al Futurismo divenendone uno dei più autorevoli esponenti. Ma la sua sperimentazione avanguardistica ebbe un respiro europeo ancor più vasto. Viaggiò molto ed ebbe contatti con i dadaisti, con Gropius e il Bauhaus, con il movimento De Stijl, con i cubisti e con i surrealisti. Il suo esuberante laboratorio alchemico, insomma, si alimentava delle energie più gagliarde di quegli anni fecondi.
Nel dopoguerra diede vita, con altri artisti di primo piano come Severini e Fazzini, all’Art Club Internazionale, un’associazione libera da condizionamenti politici (cosa non comune per quei tempi, ma anche per quelli attuali) che per vent’anni, con una intensa attività eterogenea e multidisciplinare, tentò di dare nuovamente alla cultura italiana uno spessore europeo dopo il disastro bellico. La mostra allestita nella Galleria d’Arte Moderna è suddivisa in sezioni tematiche che documentano mediante dipinti, disegni e numeroso materiale d’archivio, i molteplici campi d’azione e di sperimentazione dell’artista emiliano: dalla pittura all’architettura, dalla scenografia alle arti applicate, dalla grafica all’illustrazione e molto altro ancora.
Ci soffermiamo, in questa sede, sulla complessa produzione pittorica. Molte le tecniche impiegate: olio, tempera, grafite, inchiostro, collage…notiamo due vetrate policrome legate a piombo, una composizione cosmica realizzata con un intarsio di marmi e, soprattutto, alcuni enigmatici polimaterici che ci conducono dritti al cuore dell’estetica prampoliniana. L’artista, ponendosi «in uno stato di automatismo quasi medianico» si propone di «Sostituire la realtà dipinta con la realtà della materia» intesa «Nella propria immanenza biologica, come nella propria trascendenza formale» (le citazioni sono tratte dal suo libro Arte polimaterica, del 1944). I misteri della materia, con le sue continue metamorfosi, con le sue intime tribolazioni precluse alla percezione ordinaria, sono stati al centro, proprio in quegli anni, di straordinarie rivoluzioni epistemologiche e scientifiche: ci riferiamo alla fisica dei quanti e alla meccanica relativistica, i cui influssi sulla visione prampoliniana sono stati bene evidenziati da Federica Pirani nel suo contributo al catalogo.
Prampolini gioca con l’antica dicotomia microcosmo-macrocosmo risolvendone la polarità, futuristicamente, con lo strumento estetico della compenetrazione dinamica, e offrendo all’occhio sorpreso dello spettatore, ora le immaginose «Forme bioplastiche» del mondo microscopico, ora, con inopinata analogia, i «Paesaggi cosmici» e le «Rarefazioni siderali».
La mostra, “Laboratorio Prampolini#2. Disegni, taccuini e progetti inediti dal Futurismo all’Art Club”, a cura di Alessandra Cappella, Claudio Crescentini, Flavia Pesci, Federica Pirani, Gloria Raimondi e Daniela Vasta, sarà visitabile fino al 14 gennaio 2024.
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Galleria d'Arte Moderna di Roma CAPITALE (Via Francesco Crispi, 24), NON Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea