Categorie: Mostre

Quando l’arte prende posizione: Venezia riscopre l’opera di Terry Atkinson

di - 17 Novembre 2025

In un momento storico così denso di tragedie e avvenimenti drammatici come quello odierno — dalla guerra in Ucraina al genocidio in Sudan, dalla recente pandemia all’occupazione israeliana di Gaza — diventa necessario, per i professionisti del sistema dell’arte, interrogarsi su come mostre, ricerche artistiche e immagini possano contribuire alla sensibilizzazione del pubblico e a una presa di posizione critica. Confrontarsi con gli artisti che, in passato, hanno utilizzato la propria pratica per rapportarsi e “digerire” i grandi drammi storici diventa dunque un esercizio fondamentale.

Tra questi figura, senza dubbio, l’inglese Terry Atkinson (Thurnscoe, 1939), figura cardine dell’arte concettuale britannica, che nel corso dei decenni ha saputo unire impegno politico, riflessione teorica e acuta consapevolezza del ruolo dell’immagine. Proprio a lui Ca’ Pesaro dedica la mostra L’artista è un motore di significati, a cura di Elisabetta Barisoni ed Elena Forin.

Exhibition view, TERRY ATKINSON. L’artista è un motore di significati, Venezia Ca’ Pesaro, 2025, ph Irene Fanizza

La personale —sorprendentemente, la prima che un’istituzione italiana dedica ad Atkinson— raccoglie un nucleo significativo di opere che attraversano le diverse fasi della carriera dell’artista e che si concentrano, in particolare, sul tema della guerra e sul ruolo dell’arte come strumento di conoscenza e analisi critica. Si tratta perciò di una mostra che restituisce la complessità del suo pensiero visivo, ma soprattutto la sua capacità di mettere lo spettatore davanti alla violenza, alle ideologie e alle costruzioni culturali che informano la percezione dei conflitti.

La dimensione drammatica della pittura di Atkinson emerge fin da subito, nella prima delle due Sale Dom Pérignon in cui è allestita l’esposizione. In questo primo spazio, una grande opera su carta si impone immediatamente alla vista, catturando lo sguardo dello spettatore con una rappresentazione ispirata al conflitto del Vietnam e alla sua sanguinosità, evocata non tanto attraverso la mera cronaca, quanto attraverso un uso sapiente del colore, del segno e della tensione compositiva.

Exhibition view, TERRY ATKINSON. L’artista è un motore di significati, Venezia Ca’ Pesaro, 2025, ph Irene Fanizza

Interessanti, poi, gli esempi tratti dalla Goya Series e gli Enola Gay presentati in mostra. Seppur in maniera diametralmente opposta, entrambe le serie riflettono sulla rappresentazione dei conflitti e sull’importanza della memoria storica. Negli Enola Gay, in particolare, cieli coloratissimi celano la sagoma del bombardiere che sganciò la bomba atomica su Hiroshima, suggerendo il fragile equilibrio tra silenzio e tragedia, tra ciò che rimane visibile e ciò che la storia tende a occultare.

Il ciclo Russel (dedicato alle riflessioni logiche e linguistiche di Bertrand Russell) sposta invece l’attenzione sulla parola come nucleo concettuale dell’opera: termini come I (io) e This (questo) diventano strumenti per interrogare il rapporto tra soggetto, esperienza e storia, restituendo un’immagine dell’individuo che si muove tra la percezione del reale e la sua inevitabile mediazione linguistica. In questo modo Atkinson mette in dialogo la violenza dei conflitti con le strutture del pensiero, mostrando come anche la guerra sia, in fondo, un fatto di linguaggio, di narrazioni e di potere.

Exhibition view, TERRY ATKINSON. L’artista è un motore di significati, Venezia Ca’ Pesaro, 2025, ph Irene Fanizza

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