Categorie: Mostre

Riordinare il reale: Ester Grossi in mostra allo Spazio CRAC, Emilia-Romagna

di - 9 Gennaio 2024

S’intitola Personae la nuova mostra di Ester Grossi, allestita presso il Comune di Castelnuovo Rangone per la sesta stagione dello Spazio CRAC. Inaugurata il 10 dicembre 2023 e rimasta fruibile per tutta la durata delle festività, continuerà l’apertura fino al 28 gennaio 2024. La mostra è curata da Alessandro Mescoli, Giorgia Cantelli, Massimiliano Piccinini e Maria Chiara Wang, autrice anche del testo.

A chiudere il ciclo espositivo stagionale e iniziare felicemente il nuovo anno, lo Spazio CRAC accoglie tra le sue mura una serie di tre ritratti, esposti nella vetrina e fruibili dai visitatori per l’ampiezza delle 24 ore. Le opere, di medie dimensioni, si addicono particolarmente alla realtà dello spazio, trovandovi una visione che attira immediatamente lo sguardo in profondità anche durante la vista notturna, grazie a un consono e adeguato sistema di illuminazione diffusa.

Ester Grossi, Personae, Visione esterna dell’allestimento, Photo credit Alessandro Mescoli

Le opere di Ester Grossi, in bilico tra astrazione e figurazione, risentono della formazione multidisciplinare dell’artista, con esperienze e studi in grafica e design, cinema e disegno architettonico. Tendente al minimalismo delle forme tramite la luminosità dei colori acrilici e un ampio impiego di linee dritte e sottili, questa serie riflette sul rapporto tra essere e apparenza facendo della rappresentazione un linguaggio visuale unico dove ripensare il ritratto in veste di maschera e travestimento, una identità surrogata al fine di rivelarne l’essenza. “Personae” sono così solo icone che ritrovano i propri tratti salienti mediante un’estetica piatta e stilizzata.

Ester Grossi, Personae, Visione interna dell’allestimento, Photo credit Alessandro Mescoli

L’apparenza di un prodotto di origine digitale è subito smentita dalla visione diretta, che intuisce tutto il portato del fare manuale. In un mondo sovraffollato da cose, simboli e persone preme l’impulso a semplificare, traducendo la realtà nelle sue forme essenziali, quelle più caratteristiche. Un bisogno, quello di Grossi, di riordinare la complessità del reale, togliere e ridurre la marea di informazioni e il flusso ininterrotto delle immagini, come in quella che lei stessa definisce una sorta di meditazione.

Ester Grossi, Fall and two tips, acrilico su tela, 120X100 cm, 2022, Courtesy the artist

Con la sua narrazione lineare, i tre ritratti vengono così declinati nella migliore sintesi del concetto. Al centro Fall and two tips riprende il motivo ricorrente della caduta, in due lunghe punte che richiamano un lavoro sul pianto. Qui l’espressività di curve tese come se qualcuno le tirasse da fuori indica un dinamismo non pacificato, una resa geometrica grigia senza entrare troppo nei dettagli. A sinistra il San Sebastian appare come una figura chiusa all’interno di un triangolo e restituita in maniera più sensuale, dove le frecce esprimono invece la ripetizione di un loop realizzato a micro pennello. Infine Ouverture è propriamente una sagoma che spunta dal buio e tenta di guardare fuori, fatta ancora di pochi segnali riconoscibili.

Ester Grossi, Saint Sebastian, acrilico su tela 120X100 cm, 2022, Courtesy the artist

Se riferite ad altri ambiti del sapere, queste opere rientrerebbero a pieno titolo tra espressioni della minimal music, in autori come Philip Glass e Steve Reich. Grossi li apprezza tanto da rendere i suoi pattern una ripetizione nascosta come di un ascolto omogeneo solo in apparenza. Le note subiscono variazioni e micro variazioni sempre all’interno degli stessi elementi, secondo una ripetizione del tema che il teorico di estetica musicale Peter Kivy non avrebbe esitato a individuare nella definizione di «Gioco del nascondi e cerca». Tra i compiti del compositore è quello di variare le melodie, alterarle, nasconderle, smembrarle, generare dei rebus di cui solo un ascolto esperto potrà rendere l’aspetto di forme e modelli parimenti strutturati. La geometria e l’ascolto si fanno così qui veicolo di un aspetto spirituale, nella forma di una stessa realtà sublimata.

Come in conclusione del testo di Maria Chiara Wang: «Esiste sempre uno scarto temporale tra l’immagine e la sua ricezione, la fruizione avviene nel tempo e l’azione del vedere diventa un’esplorazione sulla superficie della tela». Ci converrà forse davvero, da questa sintesi, poi tornare alla realtà?

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