Chiara Camoni, Barricata #1, 2016 Veduta dellâinstallazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2024 Courtesy lâartista; SpazioA, Pistoia, e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto Agostino Osio
Lo spazio dello Shed del Pirelli HangarBicocca muta ancora una volta il suo aspetto, ospitando la piĂš completa e grande personale in Italia di Chiara Camoni. Chiamare a raduno. Sorelle. Falene e fiammelle. Ossa di leonesse, pietre e serpentesse è il titolo dal ritmo poetico che come una formula magica, dona unâatmosfera incantata al luogo che si sviluppa secondo unâarchitettura radiale, improntato sui giardini italiani tardorinascimentali. Lâesposizione curata da Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli inquadra uno spazio perimetrale ben preciso, scandito a tratti da una pavimentazione appositamente realizzata che sembra rivelare le fondamenta di una civiltĂ scomparsa, una Pompei che riemerge dalle ceneri.
A guardia di questa acropoli sono poste le due Leonesse del titolo, che segnano la soglia di ingresso oltre la quale ha inizio la rappresentazione artistica. La linea tra oggetto di uso domestico e opera dâarte è infatti qui sottile, tavoli e tavolini, come Tavolo Insetto, vengono trasportati direttamente dalla cucina e dal giardino dellâartista in mostra, acquisendo sembianze zoomorfe e portando lâattenzione sui momenti conviviali e creativi che ruotano intorno al concetto di tavola. Su di essa vengono accomodati vasi e vasetti di varie dimensioni, Piatti e Brocche che ancora portano i segni delle dita che le hanno modellate, alcuni provenienti da workshop organizzati dallâartista stessa.
Non si deve però dimenticare quel pizzico di magia che aleggia come un tacito accordo, bisbigliato dalle dieci Sisters (2019-in corso), che sorridono serafiche al visitatore. Cumuli stratificati di argilla, rami e fiori, le sculture naturali si ergono dal suolo come idoli che rimandano al culto della Dea Madre associata alla Terra. Come scrive Clarissa Pinkola EstĂŠs nel suo libro Donne che corrono coi lupi â oltretutto una delle Sisters raffigura proprio un lupo â la madre della creazione è sempre anche la madre della morte, riunendo nellâancestrale figura femminile della Grande Madre la capacitĂ di donare la vita e il compito di toglierla, per una ciclicitĂ del tempo connaturato al passare delle stagioni e con esse, allâavvicendarsi delle etĂ degli esseri umani. Queste figure arboree ritornano impresse su drappi di seta appesi a strutture circolari in ottone, impegnate in un rito di cui non ci è concesso udire le parole.
Lo Shed diventa quindi un antro dove la strega Camoni raduna materiali, pietre, terra e elementi della vegetazione raccolti nei boschi e nei torrenti dellâAlta Versilia. La caverna, associata simbolicamente al grembo come matrice primordiale, si presenta come manifestazione del femminile, resa evidente nella Sister (Capanna) dal tronco cavo. Se negli ultimi anni si è registrata una tendenza nellâarte a utilizzare sempre piĂš le nuove tecnologie e a esplorare le possibilitĂ che queste consentono, Chiara Camoni risale invece la corrente in direzione opposta, cercando di arrivare alla fonte del fare artistico. Ă lĂŹ che risiede la magia, lâarte nasce infatti per volere dellâessere umano, in risposta alla necessitĂ di esprimersi e comunicare con le divinitĂ , inizialmente associate alle manifestazioni della natura.
Ă attraverso questo atto creativo che veniamo quindi trasportati agli albori della civiltĂ , dove uomo, donna, natura e magia convivevano, come spiega lâartista quando procedo con le strisce di argilla, dal basso verso lâalto, ripeto uno dei gesti piĂš antichi della storia dellâumanitĂ , probabilmente la prima forma scultorea: uno spazio cavo e uno convesso, un pieno e un vuoto. Ho la sensazione di costruire lâuniverso interoÂť. Camoni realizza appositamente per lo spazio-mostra quei manufatti religiosi e rituali che il colonialismo ha esposto nei musei occidentali decontestualizzandoli. Plasmati con le mani e fatti di argilla, erbe, bacche e pietre, della terra a cui tutti apparteniamo, questi cimeli ci ricordano che le fondamenta della nostra civiltĂ , affondano le proprie radici nellâambiente naturale.
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